
La Comunità Europea, mezzo miliardo di persone e un arsenale nucleare ridotto alla sola Francia, continua a percepirsi sotto scacco della Russia, potenza atomica con migliaia di testate e sostenuta da una popolazione 150 milioni di abitanti. L’incubo di un possibile allargamento del conflitto ucraino alimenta un clima di allarme permanente tanto insistente da spingere Bruxelles a bussare ancora una volta alla porta di Washington. Gli Stati Uniti con i loro trecento milioni di cittadini e una capacità nucleare tra le più avanzate del pianeta restano così il garante indispensabile di un’Europa che non si fida della propria ombra. Il punto, però, è un altro: l’Unione Europea spende già tre volte quanto la Russia in ambito militare ma non è in grado di difendersi da sola. Il motivo è noto e imbarazzante: ventisette eserciti, ventisette strategie, ventisette sistemi di comando. Una dispersione di risorse che unita all’eterna incapacità politica di parlare con una sola voce trasforma ogni euro investito in un esercizio di inefficienza. Alcuni Stati membri presi singolarmente avrebbero difficoltà perfino a resistere a minacce regionali, figuriamoci a confrontarsi con una potenza nucleare. Eppure si continua a fingere che una somma di debolezze possa magicamente generare una forza credibile. In questo quadro l’annuncio del nuovo maxi-stanziamento europeo da mille miliardi di euro appare più come un regalo all’industria bellica – soprattutto quella statunitense – che come una scelta strategica sensata. Senza una vera integrazione militare, senza un comando comune e senza una visione condivisa quei mille MLD rischiano di avere l’effetto di gettare secchiate d’acqua in una barca che affonda. E mentre governi e commissari celebrano la “coraggiosa” decisione di aumentare la spesa per la difesa i costi reali ricadono sui cittadini europei. In un momento in cui la vita quotidiana si complica, i prezzi aumentano e i servizi pubblici si riducono, si chiede ancora una volta ai contribuenti di sacrificare il proprio benessere per finanziare un sistema che non garantisce né sicurezza né prospettive. Il paradosso è evidente: l’Europa spende, e spende molto. Ma continua a non contare. E finché la sua difesa resterà un puzzle di interessi nazionali l’unico fronte davvero inattaccabile sarà quello dei profitti dell’industria militare.
Intanto la Russia che spende tre volte meno di noi ci minaccia in modo sempre meno velato e chiede persino la restituzione – con gli interessi – dei 300 miliardi congelati in Europa. Mentre Mosca incalza e Sergey Karaganov non esclude l’uso dell’arma nucleare, Bruxelles tentenna e parla per monosillabi a ventisette voci.
Angelo Santoro

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