Bisognerà pur che si convincano che c’è qualcosa che non funziona nel circolo “virtuoso” che nella complessa operazione della pianificazione urbanistica, muovendo da’ cieli degli strumenti regionali dove si individuano qualità e valori territoriali da proteggere e valorizzare, procede giù giù attraverso i piani provinciali, e poi ai piani strutturali e di lì ai regolamenti urbanistici comunali (i cosidetti “piani dei sindaci”), ed è evidente che molto si perde delle buone intenzioni iniziali e parecchie porcherie si compiono e si spadellano agli occhi allibiti degli intellettuali e dei comuni mortali.
Ora sono interventi di edilizia economica e popolare, ora insediamenti per lo sviluppo turistico su cui si fonda la longevità di assessori e di sindaci, ora un po’ di fiato alle aziende del mattone che debbono pur campare, ora minutaglia di lottizzazioni per far murare in collina ville e villette agli ottimati.
I buoni e saldi principi per conservare alla Toscana felix quel paesaggio urbano e rurale che corrisponde alla sua storia e alla sua fama si deteriorano e si spampanano, e ne sorte miseria.
Poi ci si accorge anche che questi interventi mettono a rischio, oltre alla sensibilità degli esteti, anche altri valori: qualità dell’acqua e dell’aria, l’inquinamento da rumore, la fornitura al cittadino di servizi, la tutela delle risorse non rinnovabili, il risparmio energetico, etc.
La verifica d’impatto ambientale laddove viene applicata è procedura istituzionalmente complessa e si articola intorno a numerosi aspetti della tutela della qualità dell’ambiente; quello dell’integrità della fisionomia del paesaggio la cui alterazione risulta la più evidente agli occhi della gente è, purtroppo, marginale e spesso separata.
La soprintendenza, storico organo tutore di tali valori, arriva sempre dopo; non mi risulta che sia in grado di intervenire in via preventiva sulla pianificazione e mettere in guardia contro le minacce quando stanno ancora sulla carta e su queste operare, dare indirizzi, esprimere motivati veti, e non a cose già fatte, a promesse accese, a permessi in fase di rilascio.
Sarebbe opportuno che questo circolo virtuoso che parte dai pensatoi regionali con tante buone intenzioni, tante ricerche ed analisi, venisse seguito e via via controllato fino ai suoi esiti finali, che i valori sopra citati venissero valutati insieme e in forma integrata fin nelle commissioni urbanistiche ed edilizie e nelle giunte locali, fin nella congruità e correttezza dei progetti, evitando di perdere per strada quei principi o cederli in cambio di piccoli e grandi favori.
Per conciliare l’armonia del paesaggio con il rispetto della tutela ambientale : che insieme contribuiscano all’innalzamento della qualità della vita e al perpetuarsi dell’ immagine e dei contenuti della Toscana felix.
Mi risulta che qualcuno, per divertimento, ha provato a simulare attraverso modelli informatici cosa succederebbe se venissero attuate tutte le previsioni urbanistiche di un comune: e ne sono usciti panorami agghiaccianti.
Perché intanto non istituire un analogo programma di verifica in tutti i comuni valutando preventivamente i dimensionamenti dei piani urbanistici locali e i pericoli d’invasione paesaggistica degli interventi ?
Prima che – come diceva Edoardo Detti – siano scappati tutti i bovi dalle stalle.
Giorgio Marchetti

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