
Questi alcuni numeri dell’ Arte Fiera di Bologna 2010, aperta proprio in questi giorni. Gli esperti concordano nell’affermare che sia una delle migliori edizioni e, dopo la nera tempesta della crisi, pare affacciarsi una ripresa. Passeggiando per i corridoi è possibile scorgere alcuni lavori di artisti presenti all’ultima discussa biennale. Ma ciò che è più lampante è l’eredità di quello che Warhol aveva creato, definendo l’artista come un brand e artefice di prodotti destinati a una società del consumo, proponendo una sofisticata strategia di vendita. Queste mega star non possono scindere il mercato dall’opera stessa.
Ma che cos’è quello che si compra? Non certo solo l’opera d’arte in quanto tale, soprattutto si acquista la sua capacità di protrarsi all’infinito attraverso i complessi canali emozionali ed economici.
In passato il riconoscimento del valore culturale ed estetico attribuito all’opera, nell’ambito del contesto culturale e sociale nel quale essa veniva veicolata, determinava il prezzo. I musei avevano un ruolo fondamentale poiché si occupavano a tutto tondo di quella che veniva considerata “opera d’arte”. Di conseguenza il valore dell’opera coinvolgeva anche la collettivitá.
Oggi il mercato ha preso il posto del museo, sostituendo la sua autorevolezza con l’imposizione dei prezzi. Gli acquirenti sono pronti ad investire in questo “mercato culturalizzato” che vede l’arte contemporanea come generatrice di significato. L’opera non perde la sua aura, come pensava Benjamin, nella sua riproducibilità anzi la amplifica a vantaggio dei privilegiati possessori.
Parte degli artisti sono diventati imprenditori che creano prodotti diretti a un mercato d’elitè e di collezionisti. Questo non è certo condannabile, in fondo anche un Rubens è stato imprenditore di se stesso. I problemi iniziano quando certe gallerie creano un artista dal niente basandosi su principi inesistenti. Ormai il dettame della quantificazione economica è divenuto progressivamente il parametro con il quale si misura ogni aspetto della vita, fino a toccare i rapporti interpersonali.
Paul Adrenne, critico d’arte francese, scriveva: “ il principale interesse dell’epoca – l’economia – rappresenta per l’arte contemporanea ciò che il nudo, il paesaggio o il mito del nuovo hanno rappresentato rispettivamente per il neoclassicismo, l’impressionismo e l’avanguardia”.
Violante Binazzi

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