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Monaco: un mondo “under destruction”

Un anno fa a Monaco, il vicepresidente americano JD Vance pronunciava un discorso che avrebbe scosso l’Europa nel profondo, durante il quale dichiarava di fatto la fine di un’era. Oggi, a distanza di 12 mesi, non solo le sue parole appaiono premonitrici, ma le cose sono andate persino oltre le sue previsioni, toccando non solo gli equilibri transatlantici ma anche quelli globali. È in questo clima che si apre oggi, nella città bavarese, l’appuntamento annuale sulla sicurezza internazionale, al quale partecipano circa 50 tra leader e rappresentanti di primo piano della comunità globale. “Il mondo – osservano gli autori del rapporto redatto per la 62esima edizione della Conferenza – è entrato in un periodo di politica distruttiva”. In molte società occidentali, si legge ancora, “le forze politiche che favoriscono la distruzione rispetto alle riforme stanno guadagnando slancio. I loro programmi dirompenti si basano su una diffusa disillusione nei confronti delle prestazioni delle istituzioni democratiche e su una pervasiva perdita di fiducia nella possibilità di riforme significative e correzioni di rotta politiche”.

di Alessia De Luca | 14 Febbraio 2026
U.S. Secretary of State Marco Rubio and Germany’s Chancellor Friedrich Merz meet in Munich, Germany February 13, 2026 during the Munich Security Conference.

Un anno fa a Monaco, il vicepresidente americano JD Vance pronunciava un discorso che avrebbe scosso l’Europa nel profondo, durante il quale dichiarava di fatto la fine di un’era. Oggi, a distanza di 12 mesi, non solo le sue parole appaiono premonitrici, ma le cose sono andate persino oltre le sue previsioni, toccando non solo gli equilibri transatlantici ma anche quelli globali. È in questo clima che si apre oggi, nella città bavarese, l’appuntamento annuale sulla sicurezza internazionale, al quale partecipano circa 50 tra leader e rappresentanti di primo piano della comunità globale. “Il mondo – osservano gli autori del rapporto redatto per la 62esima edizione della Conferenza – è entrato in un periodo di politica distruttiva”. In molte società occidentali, si legge ancora, “le forze politiche che favoriscono la distruzione rispetto alle riforme stanno guadagnando slancio. I loro programmi dirompenti si basano su una diffusa disillusione nei confronti delle prestazioni delle istituzioni democratiche e su una pervasiva perdita di fiducia nella possibilità di riforme significative e correzioni di rotta politiche”. Al centro delle discussioni ci sono la difesa europea e il futuro delle relazioni transatlantiche, in un momento in cui gli impegni degli Stati Uniti nei confronti della Nato sono messi apertamente in discussione. Le tensioni si sono acuite negli ultimi mesi, dopo che Donald Trump ha più volte definito la Groenlandia “vitale per la sicurezza nazionale” americana, arrivando a evocare l’ipotesi di sottrarre il territorio semi-autonomo della Danimarca, “con le buone o con le cattive”. Dichiarazioni che – unitamente ai dazi introdotti dall’amministrazione repubblicana e a una strategia di sicurezza statunitense secondo cui alcuni Paesi europei potrebbero non restare “alleati affidabili” nel lungo periodo – delineano una nuova realtà con cui l’Europa è chiamata a fare i conti.

Una frattura che non si rimargina?

Quest’anno Vance non sarà a Monaco. Al suo posto il Segretario di Stato Marco Rubio, atteso per un intervento che dovrà chiarire la linea americana. In partenza per la città bavarese, il capo della diplomazia americana ha parlato di “scomparsa del vecchio mondo” e di “nuova era geopolitica”, assicurando però che “l’Europa è importante per gli Usa” e che il futuro delle due sponde dell’Atlantico resta intrecciato. Toni più misurati rispetto a quelli del vicepresidente nel 2025, ma che non cancellano l’impronta lasciata da quel discorso destinato a pesare sui rapporti Europa-Usa come una pietra miliare del deterioramento. Dodici mesi fa, il numero due di Washington accusò i leader europei di censurare la libertà di parola e di non controllare l’immigrazione, dicendosi allarmato dal “ritiro dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali: valori condivisi con gli Stati Uniti d’America”. Il discorso era parso un affondo netto contro il Vecchio continente che, “a guardarlo oggi – aveva detto Vance – non è chiaro cosa sia accaduto ad alcuni dei vincitori della Guerra fredda”. Parole a cui erano seguiti commenti sull’annullamento delle elezioni in Romania – a causa di pesanti ingerenze russe – che ripetevano di fatto la versione di Mosca. “Di fronte a tribunali che cancellano elezioni, dobbiamo chiederci se rispettiamo gli standard”, aveva detto Vance che, riferendosi alle ingerenze di Mosca, aveva aggiunto: “Se la vostra democrazia può essere distrutta con qualche centinaio di migliaia di dollari di pubblicità digitale, allora vuole dire che non è molto forte”.

Un mondo ‘under destruction’?

La Conferenza di quest’anno prende atto di quella rottura e prova a misurarne le conseguenze. Nel rapporto preparatorio dall’eloquente titolo ‘Under destruction’, il presidente Wolfgang Ischinger osserva che per generazioni gli alleati degli Stati Uniti hanno potuto contare non solo sulla potenza americana, ma su una base condivisa di principi. Oggi, avverte, questa certezza è molto meno solida e solleva interrogativi sulla forma futura della cooperazione transatlantica. L’ex diplomatico tedesco ha affermato che la politica estera della Casa Bianca “sta già cambiando il mondo e ha innescato dinamiche le cui piene conseguenze stanno appena iniziando a emergere”. Per i sostenitori di Washington, l’approccio muscolare promette di rompere inerzie e stalli. Tuttavia, non è chiaro se la distruzione stia davvero aprendo la strada a politiche che aumenteranno la sicurezza, la prosperità e la libertà dei popoli. “Potremmo invece assistere – avvertono gli esperti – a un mondo plasmato da accordi transazionali piuttosto che da una cooperazione basata sui principi, da interessi privati ​​piuttosto che pubblici e da regioni plasmate da egemoni regionali piuttosto che da norme universali”. Ironicamente, è l’amara considerazione degli autori, “questo sarebbe un mondo che privilegia i ricchi e i potenti, non coloro che hanno riposto le loro speranze in una politica distruttiva”.

La risposta è un’Europa sovrana?

È in questo quadro che si inserisce il discorso di Friedrich Merz, destinato a orientare il dibattito in corso a Monaco nei prossimi giorni. Il cancelliere tedesco ha riconosciuto che “il vicepresidente JD Vance aveva ragione. La lotta culturale del movimento Maga non è la nostra. La libertà di parola da noi finisce quando questa si rivolge contro la dignità umana e la Costituzione”. Per Merz la rottura dell’ordine mondiale si manifesta soprattutto nell’aggressione russa all’Ucraina, mentre Mosca non sarebbe ancora pronta a negoziati seri e la guerra potrà concludersi solo quando la Russia sarà almeno economicamente, se non militarmente, esausta. Allo stesso tempo ha puntato il dito contro la Cina, accusata di sfruttare sistematicamente le dipendenze economiche altrui e di reinterpretare l’ordine internazionale a proprio vantaggio. Il passaggio chiave è politico: “Se c’è stato un momento unipolare dopo la caduta del Muro di Berlino, è ormai lontano. La pretesa di leadership degli Stati Uniti è messa in discussione, forse addirittura persa” ha detto il cancelliere, secondo cui in questa fase, “un’Europa sovrana è la nostra migliore risposta alla nuova era. Unire e rafforzare l’Europa è il nostro compito più importante oggi”. Tuttavia, nell’era della rivalità tra grandi potenze “nemmeno gli Stati Uniti saranno abbastanza potenti da poter agire da soli. Le autocrazie possono avere seguaci; le democrazie hanno partner e alleati”, ha concluso. Domani toccherà a Rubio chiarire se Washington intenda ancora investire in quella rete di alleanze o se, al contrario, scelga di aderire alla logica della competizione tra potenze.

Il commento

Di Stefano Stefanini, ISPI Senior Advisor

“Dopo la dichiarazione di guerra culturale all’Europa del vicepresidente Usa, Rubio potrebbe dare un segnale di de-escalation delle tensioni transatlantiche. Almeno così ci si augura. Malgrado l’accumulo di rischi alla sicurezza europea – o forse proprio per quello – un discorso fatto di luoghi comuni transatlantici sarebbe il più rassicurante per gli europei”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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