
Ora si che nel dibattito il Molise non esiste, è tornato a non esistere, dopo le elezioni regionali. La ragazza può rimettersi la maglietta Molisn’t della regione non nota per l’inverno, né per l’estate, né per il mare né per la montagna il cui piatto tipico, maccheroni alla chitarra, è abruzzese. La ragazza che a sentirla sembrava davvero che il Molise esistesse veramente. Non aveva conosciuto Neo di Matrix, prigioniero del bianco assoluto, parodiato da Rat-Man che alla domanda sai dove ti trovi? rispondeva immancabilmente “in Molise”. Anche il Mario di Maccio Capatonda garantiva il Molise non esiste. Prova ne sia che non figura neanche nelle previsioni del meteo in TV, quell’area che va dal tirrenico Venafro alla Termoli adriatica.
Poi all’improvviso in piazza del Duomo si era detto, terra splendida di persone magnifiche, questo Molise, meravigliosi territori tra natura e paesini con molta storia dietro, fantastica da girare in moto con così poco traffico soprattutto verso l’interno, quasi disabitato. Qualcuno giurava di avere stretto amicizia con un molisano all’università. Alla domanda su che tipo fosse, rispondeva, sono come gli hobbit, felici di ignorare ed essere ignorati. Il che giustificava perché i 5 stelle sembrassero tanto forti tra i 305mila abitanti della regione, a suo tempo già infatuatasi per Di Pietro. Nel 2018 i postgrillini da soli ottennero il 38,5% contro il 43,46% di tutto il centrodestra unito; alle ultime politiche furono il primo partito del Molise con il 24,18%. Forti del dato di radicamento territoriale, si presentavano alla guida della coalizione del campo largo, per la prima volta con un candidato governatore pentastellato, il sindaco di Campobasso, una delle ultime ridotte 5 stelle.
Il M5S puntava a conquistare una regione, cosa mai successa ed a dominare la sinistra. Uniti nel 2018 Pd e 5S avrebbero vinto. La boccalona Schlein ci credeva e vedeva hobbit dappertutto, laboratori di Capracotta, le vie dei tratturi e le campane di Agnone. Si diceva che dai luoghi periferici sarebbe arrivata la rivincita, dai piccoli comuni, dalle aree interne, dagli scrigni di cultura dimenticati e abbandonati. Le promesse erano pronte. Solo un’ora per arrivare alle ferrovie ad alta velocità di Afragola invece di tre, uniformare in meglio la regione alle confinanti Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo. Solo un’ora per avere una risposta sanitaria pubblica. Le piccole regioni sono come precarie e non ha fatto il campo largo la grande manifestazione contro la precarietà?
Si poteva fare, tra la distanza contenuta in punti percentuali tra i due sindaci, contendenti di Campobasso e di Termoli, tra il contenuto numero dei 250mila elettori e più ridotto di votanti, tra il numero esiguo di consiglieri, tra, nel piccolo, anche i piccolissimi comuni e territori interni, tra il premio di maggioranza dei 12 seggi, tra lo storico mobilitante, attorno a poche migliaia di voti, che andava a vantaggio del centrosinistra. Si trattava insomma di un’elezione da quartiere, un’unica circoscrizione, senza voto disgiunto, per la regione meno popolosa tra quelle a statuto ordinario. Si poteva rovesciare un’annata di sconfitte grazie ad un pugno di voti conquistabili con il mantra dell’assistenza e della solidarietà. L’esito era incerto, quindi ottimisticamente non perso. Molise, boschi e pensioni.
E invece no, destino cinico e baro. Colpa dell’affluenza, 48% versus il 52% del 2018? Con il record astensione del 14,8% di san Biase. Il lento spoglio dei voti di una regione lenta mostra i tonfi dei Cinque Stelle che non possono dire di non avere avuto. Solo che non hanno più e tonfano, come già al Nord, anche nel profondo Sud ed ora anche in quello metafisico, oltre ogni peggiore sconfitta. All’ultimo test elettorale prima della pausa estiva, il centrodestra del candidato forzista, berlusconianamente ispirato , viaggia oltre il 60%, quasi oltre ogni limite. A suo modo resta il valore storico, il riverbero sullo scenario nazionale. Campobasso, campoalto, campolungo vanno tutti bene tranne campolargo che prende meno del fu M5S da solo di un tempo.
In Piazza del Duomo sono tornati a sostenere che il Molise é bellissimo e gli inglesi dovrebbero esserne orgogliosi e valorizzarlo di piu. Non a caso in Ungheria, Campobasso è ben conosciuta perché suona molto bene in ungherese. Con Ortolani, fumettista, fuggito in questo luogo fantascientifico per sfuggire a tante accuse penali, il Molise è tornato a non esistere. Con Il vostro caro Dexter che nel famoso gioco Akinator non trovava elementi identificativi per Campobasso e dintorni. Si, belle spiagge, costi bassi, bellissimo mare, vacanze tranquille, chicche stupende, formaggio e mirtilli, pampanella, buona cucina; ma se sei del molise, allora non esisti? Le stesse elezioni regionali del25 e 26 giugno ed i segnali politici complessivi spariscono del tutto dal chiacchiericcio.
Il Molise, questa insolita appendice di luogo geografico torna nowhere. Anche Azione e Italia viva non esistono, non avevano liste mentre i renzisti stavano nella lista Udc, ma davvero esiste ancora? a sostegno del centro-destra. Il Molise non esiste perché la politica non esiste più. Il suo trionfo sta proprio nell’affermazione dell’inesistenza. Piangono solo i sacerdoti della politica che fu.
Giuseppe Mele

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