
Davanti all’abisso di una guerra che potrebbe trascinare l’intero pianeta nel baratro è arrivato il momento di togliere la maschera dell’ipocrisia. Perfino Unni e Goti, nella brutalità delle loro invasioni, apparivano talvolta più franchi e meno arroganti dei leader che oggi pretendono di impartire lezioni di civiltà al resto del mondo. Il secondogenito di Khamenei, Mojtaba, è stato scelto come nuova Guida suprema dell’Iran. Ora è ufficiale. Ma ai due più rumorosi falchi dell’Occidente, Trump e Netanyahu, la decisione non va bene. Avrebbero preferito essere loro a scegliere il leader più conveniente ai propri interessi, dopo aver aggredito quel Paese con il pretesto della possibilità che porti a termine il proprio programma nucleare. Mi chiedo chi distribuisca le patenti di legittimità e di sovranità popolare. Forse il prode Netanyahu? L’uomo che trascina il Medio Oriente in una spirale permanente di guerra? Oppure Trump, l’istigatore dell’assalto al Campidoglio, che ora si erge a giudice supremo dell’ordine mondiale? Sono loro dunque i nuovi custodi del “bon ton” nucleare? I maestri che stabiliscono quali Paesi possano armarsi e quali debbano restare indifesi? Davvero le decisioni sulla sicurezza globale spettano a loro e non alle Nazioni Unite? E allora viene spontanea un’altra domanda: l’Iran non fa forse parte dei BRICS? Dove sono i suoi partner quando si tratta di difendere il principio elementare secondo cui ogni Stato è sovrano e non può essere rovesciato perché sgradito a qualche potenza? Stiamo forse tornando all’epoca più oscura della storia, quando la forza bruta decideva il destino dei popoli e cancellava civiltà millenarie? Oppure stiamo assistendo al tramonto del diritto internazionale? Le parole pronunciate da Trump e la brutalità dell’aggressione americana contro l’Iran sono talmente violente e presuntuose da produrre un effetto paradossale: quasi fanno apparire meno odiosi gli ayatollah integralisti che opprimono il proprio popolo, impongono regole illiberali e costringono le donne al velo. Naturalmente non è la stessa cosa. Ma l’ipocrisia occidentale resta evidente. Gli Stati Uniti continuano a impartire lezioni di libertà mentre la discriminazione razziale non è affatto un capitolo chiuso della loro storia. Le battaglie di Martin Luther King non appartengono a un’era preistorica e l’America reale non è tutta la California progressista o il raffinato New England raccontato nel film Indovina chi viene a cena. La verità è più scomoda: Trump e il ricercato internazionale Netanyahu stanno spingendo il mondo sempre più vicino al precipizio di una guerra globale. E noi? Noi restiamo alla finestra a guardare. Perché?
Angelo Santoro

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