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La controrivoluzione iraniana è finita

La rottura fra Amal e Hezbollah, dopo che il premier libanese Salam ha messo fuorilegge l’organizzazione militare filo iraniana, testimonia le riserve nel mondo sciita nei confronti degli ayatollah, i principali responsabili della lunga guerra civile. Dal momento che gli sciiti si sono emancipati, processo che si era visto anche in Iraq dove il governo iraniano non ha conquistato le posizioni che avrebbe potuto, il Libano non è più diviso etnicamente. La rivoluzione iraniana è stata come se in Francia nel 1793 avesse prevalso la Vandea con i suoi preti, invece che la Parigi borghese. L’Iran di Khomeini, quasi duecento anni dopo la Rivoluzione francese, fu un ritorno al medio evo per quasi novanta milioni di abitanti.

di Riccardo Bruno | 10 Marzo 2026

La rottura fra Amal e Hezbollah, dopo che il premier libanese Salam ha messo fuorilegge l’organizzazione militare filo iraniana, testimonia le riserve nel mondo sciita nei confronti degli ayatollah, i principali responsabili della lunga guerra civile. Dal momento che gli sciiti si sono emancipati, processo che si era visto anche in Iraq dove il governo iraniano non ha conquistato le posizioni che avrebbe potuto, il Libano non è più diviso etnicamente. La rivoluzione iraniana è stata come se in Francia nel 1793 avesse prevalso la Vandea con i suoi preti, invece che la Parigi borghese. L’Iran di Khomeini, quasi duecento anni dopo la Rivoluzione francese, fu un ritorno al medio evo per quasi novanta milioni di abitanti.

Nemmeno le famiglie degli ayatollah sono mai riuscite ad abituarsi al tipo di regime che propagandavano. Il figlio di Khamenei ha passato la sua esistenza in Inghilterra, vivendo nel lusso occidentale più sfrenato. La popolazione sciita conosce bene questa contraddizione che toglie credibilità al regime. Gli Houti yemeniti, che poveretti sono fanatici di loro, appaiono perplessi nel prendere parte alla guerra di difesa dell’Iran. Non hanno i sufficienti aiuti e si chiedono se valga la pena di immolarsi per quegli ipocriti.

Gli stessi guardiani della rivoluzione, i pasdaran, sono corrotti e hanno subito infiltrazioni dal momento che Israele li aiutò nei primi anni della guerra con l’Iraq. L’Iran rimase in piedi grazia all’appoggio israeliano e gli israeliani hanno saputo mantenere dei terminali nella Regione, tanto che quando il regime manda a morte dei suoi concittadini accusati di essere complici o spie di Israele, è la verità, lo sono. Altrimenti non sarebbe stato così facile sbarazzarsi di tutto il governo di Hamas riparato a Teheran, come pure è stato fatto.

Se una parte del mondo sciita si distacca dall’Iran, tutto il mondo arabo sostiene l’offensiva americana israeliana. Questo perché Israele e l’America avevano aperto un processo di relazioni commerciali molto apprezzato negli emirati, mentre i sauditi non hanno nulla formalmente contro Israele se lo Stato ebraico resta nei suoi confini del 1948. La corona saudita aveva apprezzato il piano di pace rifiutato da Hamas nel 2005. L’Iran si è messo di traverso al più grande processo di pacificazione avvenuto in medio oriente dopo Sadat. Anche la possibilità di attentati terroristici in occidente è limitata ai sostenitori del regime, quando gli iraniani presenti sono una grande maggioranza di esuli.

Macron, dopo aver fatto la cosa giusta, schierare la portaerei De Gaulle a Cipro, la porta dell’Europa, dove sono ospitate due basi inglesi use a rifornire militarmente Israele, ne ha detto una ancora più giusta. E cioè che non basta l’aviazione a far cadere i regimi. Quello iraniano ha il verme, tanto che è quasi incredibile riesca a resistere. Lo può fare solo fino a quando l’opposizione non trova una leadership riconosciuta al suo interno. Appena si risolve questo aspetto, finisce la controrivoluzione iraniana e si ricompone l’epoca moderna con i traffici e la prosperità che l’accompagnano. La cultura, purtroppo, è parecchio regredita lo stesso, soprattutto qui da noi.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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