
Come detto più volte, l’inchiesta milanese era fondata sulla sabbia. Ha poca importanza se la revoca delle misure cautelari a Scandurra e Bezziccheri si posi sulla più che evidente assenza di ragioni cautelari, quei reati sono impossibili da reiterare visto che in Comune i tecnici firmano solo le carte che il TAR ordina di firmare, o sull’altrettanto chiara evidenza che se definiamo “corruzione” ogni fattura che alla Procura non piace possiamo serenamente costituirci tutti. Il tema è che si è voluto rendere penale un tema che era, è e sempre sarà unicamente politico.
E quel tema è che, a Milano, non potendo evitare di costruire grattacieli e non avendo il coraggio di creare una cornice amministrativa in cui farli, si è appaltata la governance alle imprese per tramite dei loro architetti. Questo non è, forse, un reato, ma è, certamente, un abominio, perché la prima conseguenza è stata che nessuno, salvo gli amici degli amici, toccava più palla. La seconda è che le palle toccate dagli amici degli amici venivano scagliate a tutta forza in faccia agli spettatori.
Tutte cose che non hanno nulla a che fare con City Life o Porta Nuova, cioè operazioni razionali, gestite come Dio comanda e secondo una visione complessiva di Milano. Per cui smettiamola dire che si è sempre fatto così. Sempre così un paio di palle: c’è stata una frode elettorale lunga 15 anni, che in campagna elettorale parlava di una città che non esisteva e poi faceva fare il lavoro sporco ai dirigenti.
Adesso è finita. Finita sul serio, perché le contraddizioni sono allo scoperto e il centrosinistra deve decidere cosa fare da grande: i grattacieli, le case popolari (con che soldi?), gli ecologisti o che altro? L’unica cosa che Milano non si può permettere sono diciotto mesi di autoanalisi rosé mentre il PD scopre che Beppe Sala è, in effetti, proprio Beppe Sala, gli ecologisti fanno pace con la loro irrilevanza e Azione scopre di essere finita in una succursale del Leonka.
Queste differenze si risolvono nelle urne. E allora andiamoci a votare: il 2026 è, dopotutto, il quinto anno di amministrazione. Possiamo decidere serenamente di chiuderla qua e aprire una nuova stagione. Decisa, magari stavolta senza giochi di ombre, dai cittadini.
Luca Rampazzo

Lascia un commento