
I miei romanzi noir hanno quasi sempre Milano come protagonista. Forse è anche per questo che guardo con particolare interesse ciò che sta accadendo in queste settimane. La città sembra vivere un vero e proprio giallo politico, nel quale ogni giorno compare un nuovo personaggio, una nuova indiscrezione, una nuova candidatura, mentre il finale appare ancora lontanissimo.
La vicenda dell’inchiesta sull’urbanistica continua a occupare le prime pagine dei giornali. Le polemiche sembrano destinate ad attenuarsi, ma intanto l’attenzione si è già spostata sulla corsa a Palazzo Marino. E qui il copione diventa ancora più complicato.
Nel centrosinistra torna a circolare con forza il nome di Mario Calabresi. In un’intervista ha confermato di riflettere sulla possibilità di candidarsi, anche se il suo nome è in campo ormai da molti mesi insieme a quelli di Pierfrancesco Majorino ed Elena Grandi, mentre altri possibili protagonisti restano sullo sfondo. La scelta, però, è stata rinviata a settembre e, almeno per ora, tutto sembra congelato.
Anche nel centrodestra il quadro è tutt’altro che definito. Ignazio La Russa continua a confrontarsi con i possibili candidati, Maurizio Lupi resta tra i nomi più accreditati, ma non mancano altre autocandidature e nuovi movimenti. Forza Italia, dopo aver guardato con interesse a Carlo Cottarelli, sembra ora orientarsi verso l’imprenditore Antonio Civita. Nel frattempo Gabriele Bernardo, già candidato sindaco e capogruppo azzurro, ha scelto di aderire al progetto politico di Roberto Vannacci. Insomma, ogni giorno si aggiunge un tassello a un mosaico sempre più complicato.
Il problema è che, mentre i nomi si moltiplicano, le idee continuano a scarseggiare. A meno di un anno dal voto si discute quasi esclusivamente di candidature, mentre si sente parlare pochissimo del futuro della città, dei grandi progetti, della mobilità, della cultura, della sicurezza, dell’abitare e del ruolo che Milano dovrà avere nell’Italia e nell’Europa dei prossimi decenni.
Da autore di romanzi gialli questa situazione, lo ammetto, ha persino un certo fascino. Ma Milano non può permettersi di restare prigioniera di un interminabile thriller politico. Una città di questa importanza merita una campagna elettorale costruita su visioni, programmi e sogni, non soltanto su indiscrezioni e candidature. Per arrivare a una scelta davvero autorevole la strada è ancora lunga. E Milano merita molto, molto di più.
Roberto Caputo

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