Ho ritrovato un Moretti, finalmente lontano dai girotondi, rinato alla politica, quella vera, all’introspezione.

“Mia madre” mi ha conquistata, e quindi Moretti è il primo, Garrone mi incuriosisce e da lui mi aspetto un buon lavoro. Quanto a Sorrentino, di lui ho amato This Must Be the Place, ma dopo aver detestato “La grande bellezza” sono portata a credere che molto del bello di quel film sia da assegnare a Sean Penn.
Ricordo che da bambina un’amica di mia madre quando vedeva un bel film affermava “…mi sono proprio divertita, ho pianto per tutto il tempo” allora non capivo bene, quando poi ho cominciato ad amare il cinema ho cominciato a capre, vedendo l’ultimo film di Moretti ho capito. Anch’io ho riso e pianto, il film mi ha preso ma soprattutto mi ha fatto ritrovare il Moretti che amavo, quello di Ecce Bombo, quello di Bianca, Caro Diario, quello che ne La stanza del figlio cercava di rielaborare il lutto per la perdita di una persona cara.
Ho ritrovato un Moretti, finalmente lontano dai girotondi, rinato alla politica, quella vera, all’introspezione. E’ tornato a leggere i suoi diari del periodo in cui girava Habemus Papam e sua madre si spegneva e il suo è un film sulla difficoltà di essere figli, ma anche su quella di essere genitori, un film di sentimenti veri , un film sulla vita reale fatta di momenti difficili ma anche di affetto, di carezze, di problemi sentimentali, di rapporti che finiscono, di insegnamenti.
“Non fermarti al primo significato di un verbo sul vocabolario” raccomanda la madre insegnante di latino, un’insegnante di quelle di una volta, di quelle che per loro insegnare, lungi dall’essere un mestiere era una missione.
Non è un analista stavolta Moretti, non è un regista, ha scelto Margherita Buy come suo alter ego, l’ha resa una regista piena di problemi: la madre sta morendo, dirigere un attore che non ricorda mai le battute è difficile come l’argomento del film sulle proteste degli operai di una fabbrica che rischiano di perdere il posto. Margherita separata, madre di una figlia tredicenne cui la nonna Ada , una splendida Giulia Lazzarini, dà ancora ripetizioni di latino, trascorre molte ore nella stanza d’ospedale della madre ed ha come sostegno e punto di riferimento il fratello Giovanni.
Un cast superbo di attori: Giulia Lazzarini , grande interprete di teatro, ha dovuto aspettare di arrivare ad 80 anni per essere scoperta dal cinema. Margherita Buy ha dato una delle sue migliori interpretazioni, Moretti è perfetto nella parte del fratello buono e depresso, Turturro a tratti sembra credere alla frase che Margherita ripete, quasi un mantra, continuamente sul set “voglio vedere l’attore accanto al personaggio”.
Un film sul dolore della perdita, un film sulla solitudine, ma anche un film di speranza; l’ultima parola di Ada è domani.

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