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Mi piace e mi garba

Espressioni dialettali nelle varie aree linguistiche della Toscana. I vari vernacoli toscani sono tutte derivazioni dell’antica parlata fiorentina tanto che le origini di molte voci oggi vernacolari si trovano in Dante, Petrarca, Boccaccio e cita parole.

di Gabriele Parenti | 15 Settembre 2020

La ricchezza delle espressioni dialettali non si ritrova solo nell’uso di determinate parole ma anche nei modi di dire e nella  stessa pronuncia, che sono contrassegni di un’identità.

Ha scritto Umberto Eco che  “Se occorreva liberarsi del dialetto come condanna  …  si rischia ora di perderlo come scelta e arricchimento culturale. Il dialetto deve rimanere come elemento di identità, con tutte le sfumature e le capacità espressive di cui la tradizione lo ha arricchito nei secoli.”

Proprio partendo da questi concetti sto cercando di mettere a fuoco in quali modi le espressioni vernacolari delle varie aree della Toscana denotino specifici saperi, stili di vita.   

E’ detto meglio mi  piace o  mi garba?  ha chiesto una volta  un mio nipote. Ho risposto che  oggi si dice soprattutto mi piace . Mi garba è arcaico e si usa  in Toscana  nella lingua parlata  La forma sostantivata garbo  era  già usata  dal Boccaccio nel Decamerone  e ancora oggi si dice garbatamente per indicare  gentilezza, cortesia e si dice trattare con garbo   ma il verbo garbare è sempre più in  disuso   anche  in  Toscana.   

Nel dialetto butese (al confine nord dell’area pisana) c’è una  significativa specificità  ovvero si dice  mi piace solo per  un alimento  (ad esempio : questo formaggio mi piace oppure   non mi piace)  mentre si dice mi garba per un vestito o  per altri generi non alimentari.

Tra l’altro era parecchio usato il detto andare a Lucca a prende’ il garbo.  Se uno diceva :  “domani vado a Lucca”,c’era sempre qualcuno che replicava  con  un pizzico d’ironia ,ma bonaria, quasi come un intercalare  allora vai a prende’ il garbo… sottintendendo che i lucchesi erano noti per  i loro modi gentili, garbati nel parlare  specie se paragonati  alle espressioni più  taglienti , talvolta  pesanti  dei livornesi e anche dei pisani. E il sottinteso ironico era che l’interlocutore di ….garbo ne aveva bisogno.

Tuttavia, su La Voce del Serchio  del  9/7/2011 ho trovato anche un’altra interpretazione ovvero che venivano chiamati “garbo” la pelle conciata e il panno lavorato  “… panno vergato e vergolato o tessuto a verghe e a vergole, …..siccome drappi listati, fregiati, fioriti, o veramente a liste, a fregi, a fiori, o tessuti , o ricamati o compartiti, che si vogliono chiamare…”

Perciò andare a prendere il garbo poteva significare:andare in un posto dove c’è abbondanza di quello che cerchi, come appunto i panni a Lucca, dove era famosa la produzione di tessuti.

 Comunque, mi sento più legato all’interpretazione tradizionale che coniando uno stereotipo dei lucchesi  e   giustifica  quella  intonazione un po’ beffarda  da parte dei pisani .

Passo  a  un altro argomento : un amico mi ha ricordato, che un tempo, a Buti, nel corso di un colloquio tra due persone in cui è soprattutto una ad informare l’altra, accadeva che quest’ultima, a ogni notizia svelata, mormorasse, la parola “Se” (o seh ). E  “ il suo significato era quello di una esclamazione del tipo: davvero? , ma via, non ci posso credere” .In ogni caso era anche segno di ascolto, manifestazione di sorpresa  e di interesse. Il suggerimento che mi dava  è che potrebbe essere un francesismo derivante da c’est  per dire    è  così  con un senso di stupore. 

Il che è probabile  ma forse era un’abbreviazione di  senti  ovvero   se’ o  seh per dire… ma senti un po’, ma senti te che roba ecc. oppure  ma che mi dici  ? 

A questo proposito cito un’altra interiezione che magari non è esclusiva butese ma che  da noi è  usata anche oggi  ovvero  Sie   (o meglio siee)  che  significa  ma figurati…  oppure  macché  .

 Ad  esempio,  se mi chiedono :  “sei riuscito a parcheggiare  in piazza?”   rispondo  Siee        

Espressione analoga  è  anche  ei  o  forse  hei  (con l’accento tonico sulla e  ma anche con una leggera aspirazione iniziale) che vuol dire, appunto,  macché.   Se chiedo :  “allora sono riusciti a rimontare nel secondo tempo?  mi posso sentir rispondere  hei …. si stava  per pareggiare poi hanno segnato  di nuovo loro . A  Firenze  si sente  invece  la variante   hie che è ancora più scettica.  Tipicamente e unicamente fiorentino il vaia, vaia, un intercalare ancora più  “rafforzato”  in modo  sarcastico.  e che, talora chiude in modo pessimista  ogni discussione

Poi a  Buti  c’è   (oppure c’era  perché anche questa mi pare in disuso)   l’espressione  “ ò “ (con la o chiusa) che serve per attirare l’attenzione di qualcuno come dire ehi !   o ehilà 

A proposito di interiezioni locali, usate a Buti,  cito anche  mi’ !  che si usa  o si usava dicendo.  Mi’ !   guarda chi c’è ! Equivale  a toh !  che ha una diffusione più ampia  anche fuori dalla Toscana. Tuttavia, Mi’ ! ha una sfumatura leggermente diversa  perché potrebbe derivare dall’antica dizione  mira. . ovvero guarda  e  denota interesse oltre che sorpresa. Inoltre rispetto a  toh !  che esprime soprattutto sorpresa,  mi’ !  denota anche interesse per la persona a cui è rivolto.

Mi’ si usa anche con un differente significato  quando vuol dire  “ figurati”  nel senso di  “no davvero”.  Esempio   “mi’  te l’ho bell’e ridata la bicicletta… “  se uno gliela riporta con il parafango ammaccato.

A proposito di colorite espressioni dialettali  delle varie aree della Toscan cito

Buio strinto:  considerato sinonimo di  notte fonda  ma  questa espressione è  più incisiva e  rende meglio l’idea di un buio del tutto privo di fonti di  luce.

Andare a veglia:  il vocabolario dice  riunione  fra amici per passare la serata e questo vale per tutta l’area della Toscana occidentale ma a Buti si usa anche ironicamente.Così, se uno indugia troppo nel fare un lavoro o nel compilare un modulo ecc   si dice :  “ma ci stai a veglia ?”

Chiama e rispondi:  viene tradotto come non c’entra niente.  Ma, in realtà  denota una certa ironia. Per esempio: “Questo articolo non lo teniamo dovresti andare al nostro negozio di Prato”.  A questo punto io replico:   “Sì, chiama e rispondi !”

Si può citare anche “intuccare”  termine più preciso  rispetto al semplice  bruciacchiare  dicui è considerato sinonimo ma che è più generico.

Alessandro Bencistà  nel  suo  Vocabolario del vernacolo fiorentino e toscano  rileva che

i vari vernacoli toscani  sono  tutte derivazioni dell’antica parlata fiorentina  tanto che  le  origini di  molte  voci oggi vernacolari si trovano in Dante, Petrarca, Boccaccio e cita parole come ènno, fenno, burella, dugento, costì, fummo (fumo), loto, dindi. che si trovano appunto in Dante 

E’ interessante,la derivazione di molti vocaboli tipici delle espressioni dialettali dai primi grandi autori della lingua italiana . Tuttavia nel corso dei secoli le espressioni vernacolari delle varie aree  della Toscana si sono diversificate  notevolmente  e si tratta di aree provinciali ma anche locali come attesta appunto il butese che ha una sua orIginalità  anche rispetto ai paesi più vicini

In particolare, però, ritengo che si sia creata una netta distinzione fra la Toscana  occidentale  e quella  centrale.  Infatti, a  Pisa, Livorno, Lucca  ci sono vernacoli differenti  ma in ognuna di queste aree comprende e talvolta usa  sporadicamente  espressioni degli altri . Vedremo in una prossima occasione le differenze di lessico, di modi di dire, di pronuncia fra queste due macroaree.

Gabriele Parenti

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: 2011, autori, dante, espressione, fiorentina, firenze, lavoro, livorno, lucca, manifestazione, notizia, persone, pisa, toscana, usa

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

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