Tranquilli, non è che ho combinato anche io qualche pasticcio: è solo che mi sono arrabbiato.
Prima di tutto con la Bindi, che come presidente dovrebbe avere un ruolo di garanzia per tutte le storie presenti nel PD, e invece se ne esce con accuse di tipo razzista ai socialisti (partito di fatto scomparso da 20 anni), che avrebbero insegnato a rubare agli innocenti piddini. Lo dice proprio lei, che viene dalla DC, e poi dalla Margherita, di cui si leggono imbarazzanti frequentazioni al sud. Mah…però è facile prendersela coi socialisti, perché nel PD sono figli di nessuno, non fanno parte dei cofondatori il cui ruolo al vertice deve essere garantito per sempre. Anche quello della Bindi, anche quando straparla. Peccato, perché mi era simpatica, l’ho persino votata contro Veltroni: sapete, venendo dal PSI, parto dalla convinzione che è meglio che il segretario non prenda troppi voti, poi si monta la testa.
Poi mi sono chiesto: ma la Bindi, chi l’ha eletta presidente? E mi sono arrabbiato di nuovo, perché non la ha eletta nessuno, è uscita da un “caminetto” di cofondatori, così come sono usciti i delegati ai congressi di ogni livello e i membri degli organismi di partito di tutti i livelli, a partire dalle sezioni. A ciascuno il suo caminetto, ma come si entra nei caminetti però non è scritto nello statuto.
Forse non ho capito bene, la D non significa democratico. Di qui la seconda arrabbiatura e l’autosospensione in attesa di chiarimenti.
Perché nei partiti europei, soprattutto in quelli socialisti (brutta parola, lo so, cari Bindi e Funiciello) i nomi, a tutti i livelli, usa votarli a scheda segreta. Persino Craxi, quando introdusse la novità del segretario eletto dal congresso, fu votato in quel modo.
Nel PD non usa: vige la regola non scritta che bisogna garantire tutti i cofondatori, i loro amici, e gli amici degli amici. Se qualcuno protesta si allargano gli organi che così non hanno mai il numero legale, e quindi si continua a decidere intorno al caminetto, costituito da quelli che ne fanno parte per diritto di nascita, come usava prima della rivoluzione francese, e come usa tuttora, per esempio, nei regimi dei paesi arabi. In fondo sono dall’altra parte del Mediterraneo, noi stiamo in mezzo, è possibile che ci sentiamo più vicini a loro che all’Europa, e soprattutto al PSE, che al solo nominarlo la Bindi si arrabbia. Figuriamoci a far votare tutti gli iscritti al PD se aderirvi o no: piuttosto raggiunge Rutelli (non ci credo, non le conviene…)
Eppure al PD non è sfuggito che esiste Internet, e infatti viene lodevolmente usato dai gruppi parlamentari e da sempre più numerosi gruppi consiliari per informare gli iscritti e i contigui di cosa stanno facendo. Meno male, gli elenchi esistono e vengono usati: non vengono trafugati per prudenza come è successo dopo le primarie di Prodi.
Però potrebbero anche essere usati, oltre che per queste ottime cose e per informarci quando ci sono dei dibattiti tra i soliti noti, anche per consultare gli iscritti sulle scelte politiche, sui programmi, e persino (orrore) sull’elezione dei candidati alle primarie di coalizione, dei dirigenti e dei delegati congressuali: chi non ha il PC, va a votare in sezione, aiutato da qualche giovane smanettatore. Suvvia, cari Bindi e Bersani, non fate come Maria Antonietta, fidatevi del popolo e coinvolgetelo, prima di trovarvelo davanti, perché il grande guaio di internet è che lo possono usare tutti, a partire da quelli che lavorano per tenerlo sotto controllo (come spero succederà prima o poi in Cina…)
Claudio Bellavita

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