
Alla fine è stato partorito un topolino, una elemosina e oltretutto a scadenza.
Il governo ha approvato una riduzione temporanea del prezzo del gasolio pari a 17 centesimi al litro, applicata esclusivamente a questo carburante.
La misura avrà un costo stimato di circa 125 milioni di euro e resterà in vigore per una settimana, fino al 6 agosto. Successivamente, l’esecutivo valuterà eventuali ulteriori interventi in base alle risorse disponibili e all’andamento del prezzo del petrolio.
La stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha riconosciuto che il provvedimento non è risolutivo rispetto al problema del caro carburanti, definendolo un intervento temporaneo.
C’è poi una contraddizione difficile da nascondere: pochi mesi fa il governo aveva aumentato stabilmente l’accisa sul gasolio di oltre 4 centesimi al litro. Adesso, di fronte al caro carburanti, la riduce di 17 centesimi, ma soltanto per una settimana. L’aumento resta, lo sconto scade il 6 agosto.
Siamo di fronte ad una politica fatta di improvvisazioni.
Più seria sarebbe stata la proposta avanzata da Elly Schlein: utilizzare l’extragettito Iva prodotto dall’aumento dei carburanti per ridurre automaticamente le accise su benzina e gasolio. In altre parole, impedire che lo Stato guadagni sui rincari e restituire agli automobilisti le maggiori somme incassate. Non avrebbe cancellato il caro carburanti, ma sarebbe stato un meccanismo più equo e durevole.
Le guerre e le tensioni internazionali pesano certamente. Ma non possono diventare l’alibi con cui cancellare ogni responsabilità politica.
Un governo dignitoso dovrebbe intervenire con misure meno episodiche, sostenendo davvero i redditi più bassi e le attività maggiormente colpite, controllando la formazione dei prezzi e costruendo una strategia per ridurre la dipendenza del Paese dal petrolio e dal trasporto su gomma. Governare significa prevedere, programmare e scegliere le priorità.
Invece, dentro la maggioranza è andata in scena la solita commedia con le promesse di meno Irpef, tredicesime detassate e abolizione del bollo auto. Promesse elettorali che si scontrano con la realtà descritta da Giorgetti: le risorse non ci sono e la coperta è cortissima. Del resto, nel 2025 la pressione fiscale ha raggiunto il 43,1 per cento del PIL, il livello più alto degli ultimi undici anni.
Siamo un Paese allo sbando dove a pagare sono soprattutto i ceti popolari e medi, che ogni giorno si impoveriscono sempre più.
Enrico Rossi

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