La sinistra non sa cogliere le proprie opportunità. Vedendo nella nascita del PDL l’apoteosi e quindi l’inizio del declino del Cavaliere fa un’analisi semplicistica, quasi organica e biologica di un processo politico. Il vero giro di boa di Berlusconi invece è un altro e sta nell’appello a una modernità vetusta, la stessa modernità divaricata dal progresso che ha comportato e comporta il dilemma irrisolvibile della sinistra nelle sue varie sfumature, compresa la sinistra laica e più incline al libero mercato, dove progresso è un credo illimitato e modernità un’aspirazione sospetta. Perché non è difficile dimostrare che inchinata alla religione del progresso e delle magnifiche sorti future la sinistra ha sempre guardato di sbircio la modernità, sia perché modernità interpretata dalle infinite varianti del capitalismo, sia perché il termine stesso di modernità come obiettivo storico implica un inquadramento limitativo dell’idea di progresso, il progresso per essere inattaccabile deve poter essere anche a-moderno. Non è un caso che di fronte a questo dilemma la cultura di sinistra si sia sprecata e spesa in derive nichiliste e postmoderne, per superare il capitalismo aggirandone il contenitore, la modernità, derive che comunque implicassero un rifiuto della modernità quale noi concepiamo nel suo profilo capitalista. Ora l’opportunità persa dalla sinistra è colpire il progressismo del cavaliere tutto inchinato a una modernità vetusta, pensata e amata negli anni sessanta, gli anni del suo successo imprenditoriale. Un esempio è dato dalla legge sul piano casa. L’idea mitica “se il mattone tira l’economia tira” è un’ idea collocata nell’urbanizzazione forzata del novecento, ma è un’idea che oggi possiede risvolti unicamente speculativi e culturalmente degradanti. I primi sono stati ridimensionati dalle limitazioni imposte all’applicazione della legge nei grandi centri abitati, i secondi attengono appunto al mito della cultura del mattone. Berlusconi dovrebbe accettare l’idea che sbagliare strategia è sempre un errore culturale. Qualcuno dica al Cavaliere che Metello è morto, che le sue pulsioni sopravvivono nelle bande di muratori italici, rumeni e kossovari, e non sono le pulsioni dell’onesto socialismo libertario di Metello, ma dell’arrangiare la giornata nel saccheggio murario improvvisato, complici ingegneri, notai e assessori benevoli e ora la legge senza controlli adeguati. Un meccanismo che non riporterà al mito della cultura del mattone, poiché in Italia non esiste alcuna politica della casa e dell’urbanizzazione, che in primis dovrebbe prevedere la distruzione di interi quartieri. Questa distruzione è impedita dalla proprietà atomizzata e parcellizzata che negli anni sessanta fu aizzata da cattolici e comunisti, e a cui i Berlusconi d’Italia s’accodarono felici. Qua sorge un “qui pro quo” che il Cavaliere non può sciogliere, ed è un “qui pro quo” duplice, sul contenitore e sul contenuto. Sul contenuto ho detto, ma occorrono due parole sul contenitore, e riguardano la modernità vetusta e le occasioni perse dalla sinistra. Nel suo sospetto contro la modernità capitalistica, la sinistra non sa coglierne i passaggi e le metamorfosi di sopravvivenza, e quindi non sa vedere quando il nemico le mostra davvero il fianco. Berlusconi ha mostrato il fianco e è il suo giro di boa. Criticare la legge in nome del suo impatto negativo su paesaggio e ambiente è stato molto limitativo. La legge doveva essere criticata andando a colpire la convinzione che “ se il mattone tira l’economia tira “ sia ancora spendibile in un’economia moderna. La sinistra non può arrivare a tanto perché è cresciuta nello stesso vento storico che fece crescere Berlusconi. Ma chi ha orecchi per intendere, e senza scordarne i meriti, potrebbe già cominciare a scrivere la storia del Cavaliere, anche se di certo il moralismo e la miopia della sinistra gli regaleranno altre belle occasioni.
Marzio Siracusa
METELLO È MORTO E BERLUSCONI FA IL GIRO DI BOA
L’idea mitica “se il mattone tira l’economia tira” è un’ idea collocata nell’urbanizzazione forzata del novecento, ma è un’idea che oggi possiede risvolti unicamente speculativi e culturalmente degradanti. di Marzio Siracusa

È quasi un mese che Metello è morto. Non sarebbe il caso di passare a altro? M.S.