Dai su , diciamoci la verità. Alzi la mano chi non ha mai scritto o letto un messaggino mentre si guida. Non vedo (tante) mani alzate. Pratica pericolosa ma molto praticata. Da generazioni trasversali: giovani e ragazze, mamme e signori in giacca e cravatta, camionisti e autisti di bus.
Non immagini neppure quanti metri fai mentre dedichi due o tre secondi a leggere o inviare un whatsap! Dipende dalla velocità ovviamente, e comunque tanti, più di quelli che pensiamo.
Abbiamo la sensazione di essere fermi mentre messaggiamo e invece siamo una scheggia impazzita e cieca a danno nostro e degli altri. E in quelle decine di metri non sai cosa ti può succedere: una frenata improvvisa di quello davanti, uno che ti attraversa la strada, una bicicletta che sbanda. E boom.
In autostrada tutto questo diventa potenzialmente catastrofico per le velocità e i rischi maggiori. Ormai gli incidenti da smartphone sono quasi quotidiani, tra gravi e meno pesanti. L’altra notte una ragazza di 25 anni che correva da Piacenza a Bologna per una festa ha filmato col proprio telefonino il conta chilometri per documentare agli amici che ce la stava mettendo tutta per arrivare presto all’incontro.
Ha sbandato urtando il guard rail l’auto si è capovolta ripetutamente la ragazza è morta. I vigili del fuoco hanno trovato il telefonino e capito la vera causa dell’incidente. Distrazione da schermo. Disperazione della mamma e di noi tutti. Una vita spezzata per un filmatino. Pensiamoci.
Non guardare la strada per 5 secondi a 170 all’ora significa fare quasi 250 metri, centimetro più centimetro meno, alla cieca, cioè senza guardare la strada. Perché non ci chiediamo come mai c’è un parabrezza davanti a noi nelle automobili e non un tapparella? Ci sarà un motivo.
Il motivo è che per guidare bisogna guardare avanti. Non in basso, non alto, non altro. Quando ci mettiamo a scorrere per curiosità o per noia messaggi e files mentre siamo al volante e non ci succede nulla non è la norma. Dobbiamo calcolare che è un miracolo, un colpo di fortuna.
La probabilità è che in queste condizioni di mancata attenzione pende dalla parte del potenziale incidente non da quella della sicurezza. Eppure sulle provinciali come in riva al lago, sull’autostrada a quattro corsie come su quella a due si incontrano guidatori e guidatrici che stanno bellamente a guardare lo smartphone.
Lo vedi già da dietro: se l’auto che hai davanti va un po’ più piano degli altri veicoli, se sbanda leggermente a destra o a sinistra, se – in autostrada- sta a cavallo della striscia, beh 9 volte su dieci è beccato o beccata: sta massaggiando o sta leggendo messaggi.
Il capo della Polizia Gabrielli prima dell’ultimo esodo estivo nella parte raccomandazioni agli utenti, quasi come un padre o un fratello maggiore, ha inviato tutti a non cadere nel tranello tentazione dei telefonini al volante.
Qualcuno ha suggerito che le case produttrici di sistemi operativi prevedano un sensore che blocchi queste applicazioni mentre si è al volante. Con la tecnologia si può fare tutto.
Sommessamente mi verrebbe da dire che al posto di un nuovo sensore nel telefonino bisognerebbe attivare un sensore nel nostro cervello. Non di bit ma di buon senso. Il problema, come spesso, è nella nostra testa non nel sistema operativo.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

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