Leggo delle cose incredibili. Se passano messaggi sbagliati la gente si conforma idee sbagliate; ci sono persone che si accapigliano su chi ha votato in italia il MES, manco fosse il diavolo che si mangerà tutta l’ Italia. Vi tolgo dall’ imbarazzo: Il MES non è un disegno di legge italiano, ma un meccanismo economico pensato in ambito UE per creare un fondo di accantonamento salvastati. Salvare uno stato significa accorrere al capezzale di un membro UE ultraindebitato e con i conti allo sbando, finanziare il debito funzionale ed applicare leggi rigorose di risanamento, visionate dalla BCE, UE e FMI (la tanto vituperata Troika), quando per questioni contingentali lo stato membro UE non ce la fa con i propri mezzi.
Il MES è un fondo CONDIZIONATO al quale non è obbligatorio accedere; ci accede chi ne fa espressa richiesta. E’ un’ arma economica della quale si è dotata l’ UE in presenza di situazioni al limite, non è una pistola piantata alla tempia degli stati membri. Sin’ ora, per dovere di cronaca, ne hanno fatto uso Spagna, Portogallo, Malta, Grecia ed Irlanda. Tutte nazioni con i conti in disordine che grazie al MES ed al senso di sacrificio ora hanno i fondamentali migliori dell’Italia, rimasta l’ unica a voler cocciutamente affogare nella melma nella quale sguazza, per non voler attuare politiche di risanamento dei fondamentali economici del paese. Ora, in un momento emergenziale, l’ UE ha preso 5 iniziative economiche per sostenere gli stati membri 1) quantitative easing illimitato 2) rimozione del patto di stabilità 3) attivazione del BEI 4) attivazione del fondo SURE, rimodulazione del MES. In particolare, essendo dei fondi già a disposizione con una potenza di sostegno di circa 500 miliardi, l’ UE ha deciso di togliere le condizioni all’ erogazione del MES (A CHI NE FA RICHIESTA E L’ ITALIA NON L’HA FATTO) per chi necessita di soldi freschi per il sostegno alla sanità pubblica; per altri usi, torna in vigore la condizionalità già menzionata. FINE, NON C’E’ ALTRO. Ora qualcuno ha la bontà di spiegarmi a cosa servirebbe trovare il “colpevole” che ha ottemperato a votare, quale stato membro della UE, una ratifica decisa e disposta in ambito Europeo ? (per onor di cronaca la ratifica fu fatta dal governo Monti). Basta non richiederne l’ utilizzo, non è obbligatorio. Il problema del MES non esiste, non inventiamoci baggianate per creare fratture politiche in un momento emergenziale come questo. E diciamocela tutta. L’ Italia, con Conte in testa, sta cercando di spalmare i debiti italiani sui bilanci delle altre nazioni, per questo continua ad insistere con i Coronabonds; ed i paesi virtuosi a non accettarli. Rimaniamo comunque sempre i soliti furboni che credono gli altri i cugini scemi e con la sveglia al collo. Purtroppo siamo stati tanati. AtSalud.
Piero Terracina (da facebook)

Ringrazio Alberto Lopez per aver illustrato con chiarezza le condizioni del MES, dimostrando di conoscerne i meccanismi.
Il MES, qualora lo si attivi, eroga fondi a prestito, che vanno poi sostituiti con interessi. Se un paese che ha accettato i prestiti del MES non è in grado di risanare la propria economia e restituire i prestiti perde la sua residua sovranità e verrà governato dalla troika. Può anche darsi che il MES sia uno strumento adatto a risollevare l’economia in un paese in crisi momentanea, ma un paese con economia fortemente dissestato dal coronavirus ha bisogno di liquidità a fondo perduto dalla propria banca centrale per riprendersi, come hanno fatto gli USA la cui banca centrale ha stampato trilioni di $ e li ha messi a disposizione del proprio governo. L’economia non è una scienza esatta, ma non si può trasformarla in una barzelletta nell’illustrarla.
Il tono dell’articolo che tende pesantemente a sottostimare le conseguenze di un ricorso da parte italiana al MES obbliga ad alcune informazioni aggiuntive.
Ma andando per ordine, innanzitutto, occorre precisare che diversamente da quanto riportato nel suddetto articolo: “l’ UE ha preso 5 iniziative economiche per sostenere gli stati membri 1) quantitative easing illimitato…”, Lagarde, invece, si sta muovendo diversamente da quanto fece Draghi a suo tempo e si limita ad aggiornare di volta in volta l’entità degli interventi della BCE, non aiutando in questo modo a stemperare le tensioni sul mercato dei titoli di Stato. Ancora: “l’ UE ha deciso di togliere le condizioni all’erogazione del MES (A CHI NE FA RICHIESTA E L’ ITALIA NON L’HA FATTO) per chi necessita di soldi freschi per il sostegno alla sanità pubblica; per altri usi, torna in vigore la condizionalità già menzionata. FINE, NON C’E’ ALTRO.” Ma c’è già troppo! Troppo di che preoccuparsi: in primo luogo per l’esiguità dei soldi messi a disposizione con queste modalità, perché si omette di indicare il limite massimo accessibile, cioè il 2% del PIL dello Stato richiedente, ovvero circa 35 miliardi per l’Italia a fronte di un bisogno che è almeno dieci volte tanto, stando alle cifre stanziate in questi ultimi decreti. Le condizioni, inoltre, non sono state tolte, ma solo sospese. In secondo luogo, per accedere a cifre ulteriori, appunto, occorre farne richiesta con le regole rimaste in vigore. Ed è qui che si corrono rischi non da poco: “il Mes stesso affianca formalmente la Commissione Ue nel valutare se un governo che chiede un salvataggio sia in grado di rimborsarlo. Se si concludesse che non lo è, il Mes può rifiutare l’aiuto. Ciò obbligherebbe il governo in crisi a imporre perdite ai suoi creditori di mercato (famiglie, banche, fondi esteri) in modo da ridurre i debiti preesistenti e accedere così al salvataggio del Mes. L’analisi di sostenibilità del debito finora era della sola Commissione Ue, più attenta all’interesse generale. Ora invece collabora anche il Mes, si specifica, «dal punto di vista del creditore» e dunque probabilmente più severo. Se Commissione e Mes non concordano, quest’ultimo di fatto prevale. Il punto è controverso perché se gli investitori iniziassero a temere che il Mes voglia imporre un default, potrebbero chiedere interessi sempre più alti per prestare a uno Stato fragile. La crisi dunque rischierebbe di auto-avverarsi. Questo però non dipende dalla riforma del Mes, ma dall’orientamento politico del maggiore creditore: la Germania. Già con le vecchie regole oggi in vigore, il Mes prevede in pieno la possibilità di default pilotati dei creditori privati” (Fubini, Corriere della Sera, 29 novembre 2019). Cioè si parla di fallimento che coinvolgerebbe debito pubblico e risparmio privato e l’ipotesi non sarebbe poi così peregrina, senza considerare che si metterebbero in moto sui mercati finanziari tutti quelli che, e non sono pochi, hanno investito in titoli assicurativi sul rischio di default dei titoli italiani che avrebbero tutto da guadagnare da un suo fallimento, seppur pilotato. Per coloro che ancora dubitassero dei pericoli cito: “Con l’attivazione del «backstop» (paracadute) verrà eliminata la possibilità per il Mes di procedere a ricapitalizzazioni dirette di istituti in difficoltà e verranno modificate le condizioni di accesso alle linee di credito precauzionali previste. Finora questi strumenti, per accedere ai quali era necessario firmare un memorandum d’intesa (con conseguente limitazione della sovranità), non sono mai stati usati. La riforma introduce linee di credito precauzionali, utilizzabili nel caso in cui un Paese venga colpito da uno choc economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati, senza bisogno di firmare un memorandum (come accaduto alla Grecia, al Portogallo, alla Spagna e all’Irlanda): si firmerà una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. Potrebbe essere un problema per i Paesi ad alto debito, costretti a ridurlo forzosamente per accedere ai fondi. In ogni caso per l’Italia la questione non si pone, perché una delle clausole per accedervi è non avere squilibri eccessivi, e l’Italia è sotto monitoraggio Ue da anni per il debito. Dunque per accedervi dovrebbe prima tagliare il debito” (Basso, Corriere della Sera, 11 marzo 2020). Anche se il Patto di stabilità è stato sospeso, la clausola per accedervi resta non avere squilibri eccessivi, cioè tagliare forzosamente il debito. Allora, di grazia, come si fa a tagliare il debito pubblico del 135%, che è stimato in crescita al 150%, per poter accedere in tempi rapidi alle linee di credito del MES?