Alla politica, alla socialità, servono morti. Per vincere o per perdere, non importa. Uno, mille, centomila morti. Nelle trincee, nelle esondazioni, nelle frane, nelle acque inquinate.
La verifica delle pulsioni sentimentali assurge a morale. La verifica dei comportamenti, ad etica. La verifica delle relazioni, a politica.
La morale inorridisce, sgomenta, di fronte a devastazioni e stragi. L’etica sanziona la necessità delle rimozioni radicali delle cause. La politica applica la sua funzione mitigatrice della inflessibilità sorda.
Ma la politica, assurta a socialità confusa e confusionaria, immobilizza il divenire delle probabilità esistenziali. Dell’antefatto ignoto della coscienza.
Di certo, uno o mille o centomila morti non intaccano la proliferazione della specie umana, eppure uno solo degli strazi subiti da un solo essere umano condiziona tutte le possibili interrelazioni tra essi.
Alla politica, alla socialità, servono morti. Per vincere o per perdere, non importa. Uno, mille, centomila morti. Nelle trincee, nelle esondazioni, nelle frane, nelle acque inquinate. O consumati sino alle ossa dalla chimica delle fabbriche, da cibi tossici, dai virus dei laboratori, dal furto del lavoro, dalla spoliazione della terra, dalla solitudine. Per vincere o perdere, non importa. I morti hanno un prezzo: si vendono con il cartellino della pietà. O, di quelli più colorati di solidarietà, comprensione, tolleranza. Con sfilate nei cortei, presentati con saggi di retorica consumistica, nelle commemorazioni tra svolazzi di bandiere. Tra commozioni improvvisate e imbellettate. Con toni imperiosi e imbonitori del venditore di stracci al mercatino rionale.
Ma, si vende carne umana.
Per smerciare occorrono inquisitori e carnefici. Giochi da circo e roghi pubblici. Incantesimi di stregoneria, per distogliere dagli strazi e occultare i macelli. Di ogni giorno. Vicini o pure lontani. Dove il lucro e l’accaparramento mutilano civiltà e corpi. Devastano esistenze o esasperano dissensi privi di volontà. Alimentano, senza tregua, la cause che si disperdono, ignorate, nelle volute di incenso degli esorcisti.
Si commemora. Ma, non si osa. Le regole soccombono. E il mercato è ogni giorno più ricco.

“Ci fu una carestia eccezionale in Samaria, mentre l’assedio si faceva più duro … Il re aggiunse: Che hai?. Quella rispose: Questa donna mi ha detto: Dammi tuo figlio; mangiamocelo oggi. Mio figlio ce lo mangeremo domani. Abbiamo cotto mio figlio e ce lo siamo mangiato. Il giorno dopo io le ho detto: Dammi tuo figlio; mangiamocelo, ma essa ha nascosto suo figlio.”
Dove il “buono” ? Nell’istinto della sopravvivenza o nella cultura (laica e religiosa e altro) della vita?
Lei si definisce buona. Rispetto a cosa e perchè?
Forse ha ragione sono rancoroso (e razzista) verso l’inganno e il raggiro. E la “umanità” è anche questo.
La morte alla socialità serve per intimorire o esaltare. Per deteminare. In verità non so: il potere, l’asservimento, il controllo demografico, lo spazio vitale? La sua è una domanda semplice che richiede risposte complesse con ipotesi integrate. Bisogna uscire dal mondo per addentrarsene. Poi il linguaggio si esaurisce. Mi perdoni : io sono uscito dal mondo.
la storia che racconta è reale. ognuno pensa al suo e non sa quanto vivo io questa cosa. e su molte cose lei ha ssolutamente ragione.
il problema è proprio che si è andatii verso l’assoluto individualismo. non che questa non sia accaduta già nella storia dell’umanità.
ma compito della politica dovrebbe essere anche dare cultura infondere valori e spingere all’aggregazione. io ccredo che in Italia abbiamo avuto momenti migliori di questo anche rispetto a quest’argomento:
i nostri padri costituenti hanno pensato e definito una delle costituzioni più belle del mondo e per questo ce l’hanno voluta distruggere. e la nostra costituzione parlava proprio della necessità dell’associazionismo e lo favoriva.
noi lavoratori viviamo sulla pelle la costante perdita dei diritti ed il passaggio dalla contrattazione collettiva ad una contrattazione privata.
però io non ci sto a rimanere in questo stato di cose, finchè c’ho fiato la voglio combattere sta cosa.
Gentilissima, Ella ben dice sulla Costituzione. Opera di forze intellettuali diverse che seppero pervenire ad una sintesi di intensità superiore al compromesso.
Vero che l’art. 9 – che antecede a mio avviso la forza del rapporto sociale di cui agli art 2,3,4 – decade , è stato fatto decadere, da politiche di interessi lobbistici che hanno pervaso l’epoca post-industriale italiana; già, padronale.
Pure essendo divisi da analisi e conclusioni, non posso esimermi dal riconosce che Lei è quella che, nell’uso del parlato, si definisce una “bell’anima”. Le nostre strategie sono diverse, ma Le sono grato per le lotte che Lei e i suoi Compagni affrontate per i diritti delle dignità.
Ci si prova, con gran fatica perché sembra che siamo anche nemici di noi stessi, ma ci si prova
Voglio capire se secondo lei la politica è roba da singolo? e voglio capire se la socialità tutta compreso il mio condominio necessità di morti? Oddio forse il mio condominio si.
Ma insomma qui mi sembra ci sia un pò di rancore verso l’umanità.
Non so come dire …. Io sono buona, per esempio.