
Wall Street ha chiuso la sessione di ieri in leggero territorio negativo, appesantita dalle tensioni geopolitiche e dalle conseguenze che un ulteriore impennata del prezzo del greggio potrebbe avere sui prezzi e sull’approvvigionamento energetico. Il Dow Jones ha chiuso a -1.13% trascinato dalle lue chip mentre S&P e Nasdaq hanno chiuso rispettivamente a -0.41% e -0.19%, perdite tutto sommato assai limitate. Pesa la questione mediorientale dopo che Usa e Iran si sono scambiati attacchi reciproci tra lo stretto di Hormuz e il Golfo di Oman con gli americani impegnati ad aprire un varco alle navi mercantili attraverso lo stretto. Per ora non sembrano esserci miglioramenti nei colloqui reciproci per arrivare ad una soluzione pacifica, ma i mercati, pur restando cauti, dimostrano di volere la pace, non alimentando più di tanto le oscillazioni in favore del risk off. Lo stesso indice vix rimane sotto quota 20, soglia psicologica di demarcazione tra avversione e appetito al rischio.
VALUTE.
Il dollaro resta la valuta preferita, in queste condizioni di incertezza, anche se non appena si intravedono spiragli di pace, scende velocemente. EurUsd resta tra 1.1650 e 1.1750 cosi’ come il Cable rimane tra 1.3480 e 1.3580. UsdJpy stabile a 157.30 con la Boj sempre pronta d intervenire verbalmente almeno per difendere lo Jpy dagli attacchi speculativi. Oceaniche che resistono, specie dopo il rialzo del costo del denaro della Rba. Poco da segnalare sugli altri cambi, tutti in attesa di qualcosa che possa spostare gli equilibri attuali.
PETROLIO STABILE.
Martedì il prezzo del petrolio WTI si è mantenuto in equilibrio, sopra i 100 dollari al barile, dopo un’impennata di oltre il 4% nella sessione precedente, a causa dell’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente. Stati Uniti e Iran si sono scambiati colpi di arma da fuoco nello Stretto di Hormuz, aumentando l’incertezza sulla durata del cessate il fuoco, in vigore da quattro settimane. Le forze statunitensi hanno respinto gli attacchi iraniani mentre scortavano due navi battenti bandiera americana attraverso la strategica via navigabile, affermando di aver “difeso tutte le navi commerciali” dai droni e dalle piccole imbarcazioni impiegate da Teheran. Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver intercettato missili iraniani e confermato un incendio presso il loro terminal petrolifero di Fujairah. Questi sviluppi sono giunti dopo che il presidente Trump aveva delineato i piani per ripristinare la navigazione attraverso Hormuz e fornire supporto alle navi bloccate, sebbene gli armatori rimangano cauti a causa degli elevati rischi per la sicurezza. L’ultima escalation nello stretto indica che la rotta probabilmente rimarrà chiusa fino al raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran, lasciando i mercati cauti riguardo al potenziale di ulteriori aumenti dei prezzi dell’energia.
RBA TASSI IN RIALZO.
La Reserve Bank of Australia ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al 4,35%, nella riunione di questa notte, dopo l’aumento di marzo, in linea con le aspettative del mercato, e con una maggioranza netta di 8 voti contro 1. La decisione è giunta in seguito d un aumento dell’inflazione, trainata dall’aumento dei prezzi di carburanti e materie prime, legati al conflitto in Medio Oriente. Le imprese stanno iniziando a trasferire i costi più elevati sui consumatori, mentre le aspettative di inflazione sono aumentate. Le previsioni aggiornate indicano un picco di inflazione superiore alle attese, seguito da un rallentamento della domanda. Le prospettive rimangono incerte, con rischi al rialzo qualora le tensioni geopolitiche persistano. Il Consiglio ritiene probabile che l’inflazione rimanga al di sopra dell’obiettivo, giustificando l’aumento, e ha ribadito un approccio basato sui dati, da qui in avanti. AudUsd in correzione dopo i rialzi a 0.72.25 visti nella sessione di ieri.
ORO ANCORA IN FLESSIONE.
Martedì l’oro si è mantenuto vicino ai 4.530 dollari l’oncia, dopo un calo di quasi il 2% nella sessione precedente, sotto pressione a causa dell’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente, che hanno spinto al rialzo i prezzi dell’energia e amplificato i timori di inflazione. La conseguenza potrebbe essere un aumento generale dei tassi che peserebbe oltremodo sui prezzi del gold, in quanto non offrono quella remunerazione che i bond invece offrono agli investitori. Sul fronte geopolitico, le forze statunitensi hanno respinto attacchi iraniani mentre scortavano due navi battenti bandiera americana attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver intercettato missili da crociera lanciati dall’Iran e hanno attribuito un grave incendio nel porto di Fujairah a un attacco di droni iraniani. L’ultima escalation getta dubbi sulla fattibilità del cessate il fuoco di quattro settimane, con i prezzi del petrolio e i rendimenti obbligazionari globali in forte aumento a causa delle aspettative che le banche centrali potrebbero dover aumentare i tassi di interesse per contenere l’inflazione. L’oro ha attualmente perso quasi il 15% dall’inizio della guerra alla fine di febbraio.
Saverio Berlinzani

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