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Meloni: sceglierà Guicciardini o Machiavelli?

A differenza di Draghi, a Palazzo Chigi nelle vesti di “Amministratore Delegato” con compagine aziendale variegata e vasta, Giorgia Meloni è in grado di dare le carte come azionista di maggioranza in un contesto di maggioranza più compatto. Di Marco Mayer

di Marco Mayer | 27 Settembre 2022
Vox España, CC0, via Wikimedia Commons

Giorgia Meloni, pur avendo meno esperienza – parte con un grande vantaggio  rispetto a Mario Draghi.  

A Palazzo Chigi Draghi era nella posizione di un eccellente amministratore delegato che deve rispondere ai suoi “azionisti”, ovvero ai partiti di una coalizione parlamentare molto vasta quanto disomogenea e divisa.  

Una miccia accesa da Giuseppe Conte (allo scopo di non dare più aiuti militari all’ Ucraina) é stata sufficiente per innescare una reazione a catena:  in pochi giorni Berlusconi, Salvini e i 5 stelle hanno mandato a casa il governo Draghi.

Dopo la sua vittoria elettorale Giorgia Meloni  viceversa – é  in grado di dare lei  le carte come  azionista di maggioranza  di una coalizione di centro destra più compatta. 

A livello europeo  FI é nel PPE,   FdI nei Conservatori e Riformisti, la Lega di Salvini con Identità e Democrazia in compagnia di Marie Le Pen, ma dalla sua posizione centrale e piu’ forte Giorgia Meloni non dovrebbe avere difficoltà nel tenere a bada  alla sua  “sinistra”  Berlusconi e a alla sua “destra” Salvini. 

La sfida più difficile per la Meloni .è governare l’Italia senza perdere la fiducia degli italiani. 

In 5 anni  ininterrotti di governo  il M5stelle ha bruciato più della metà dei voti ricevuti nel 2013 e che nel 2018 avevano sfiorato quota 11 milioni.

Dal suo primo giorno a Palazzo Chigi Giorgia Meloni dovrà scegliere se ispirare le sue decisioni al realismo proattivo e lungimirante di Niccolò Machiavelli oppure proseguire con lo scetticismo disincantato di Francesco Guicciardini che ha guidato la maggioranza dei suoi predecessori.

Uno dei motivi che per cui gli italiani hanno votato FdI (e anche di quelli  che sono rimasti a casa)  é la stanchezza per la distanza siderale tra la retorica dei discorsi e la mediocrità di comportamenti  improntati alla cura del particulare.

A Firenze si dice chiaccherare  bene e razzolare male. Pur con alcuni errori di ingenuità (sui quali per ragioni di spazio non mi posso soffermare) Mario Draghi ha tentato di ostacolare l’Italia del Gattopardo, ma quando ha iniziato ad usare il bisturi alcuni partiti (ed alcune lobby ad essi collegate) lo hanno fermato.  

Per sua fortuna –  come ho spiegato all’inizio –  Giorgia Meloni  – espressione della volontà popolare – non ha questo problema anche se le differenze tra i tre partiti non sono trascurabili.

Guida una maggioranza solida e se decide di farlo potrebbe in teoria  recidere i legami della macchina dello Stato con molteplici cerchi magici, con relazioni industriali e bancarie poco trasparenti nonché  con legami internazionali (talora trasversali)  che condizionano negativamente il futuro della Nazione e dei nostri giovani. 

L’aumento delle importazioni di gas dalla Russia in Italia nonché la capillare penetrazione delle tecnologie digitali cinesi sono gli aspetti più eclantanti di complicità trasversali. 

Non sto parlando di comportamenti illegali e tantomeno di ipotetiche notizie di reato, ma di una “corruzione dei costumi”  diffusa e capillare in cui i partiti non rappresentano la società italiana, ma grandi (e piccole)  rendite economiche  e di potere che ben simboleggiano il particulare di cui parla Guicciardini. 

Giuseppe Prezzolini ha accostato l’ antropologia laica di Machiavelli con quella cristiana  di Sant’ Agostino  in una lettura  del vivere umano intrisa di pessimismo totale difficilmente attribuibile all’autore de Il Principe che  attribuisce al destino (“la fortuna”) solo il 50% delle vicende umane. 

Ma sempre Giuseppe Prezzolini scrive  che per Machiavelli la politica  é morale quando é diretta al bene comune, immorale quando é diretta al “vantaggio personale”.  

Oggi governare per il bene comune significa innanzitutto combattere in tutte le sue forme il clientelismo e il familismo.

Solo così si può premiare non solo il merito e il talento, ma più semplicemente  l’impegno,  la serietà e la coerenza.

Per far questo la Meloni – a partire dalle nomine e dalla trasparenza delle forniture pubbliche  (si pensi all’ insabbiamento dell’ inchiesta mafia appalti in Sicilia) dovrebbe avviare una rivoluzione copernicana. 

Altrimenti come é accaduto in altre esperienze del centro destra e del centro sinistra la logica sarà sempre  la stessa: tutto cambi perché niente cambi. 

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, amministratore delegato, anni, berlusconi, centro destra, centro sinistra, democrazia, draghi, espressione, firenze, futuro, giovani, governo, italia, lega, mario draghi, meloni, merito, nazione, palazzo chigi, sicilia, società italiana

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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