
Il discorso dell’altra mattina di Giorgia Meloni all’assemblea di Confindustria ha avuto un merito preciso: riportare il dibattito politico dentro la realtà dei numeri e fuori dalla propaganda permanente che domina buona parte dell’opposizione italiana.
In un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni energetiche, riallineamenti industriali, crisi del commercio globale e instabilità europea, l’Italia non si presenta più come il malato cronico d’Europa che molti raccontavano fino a pochi anni fa. Lo spread si è ridotto, la credibilità finanziaria del Paese è cresciuta, il giudizio internazionale sull’Italia è migliorato e il sistema produttivo, pur sotto pressione, continua a reggere meglio di molte previsioni catastrofiche diffuse negli ultimi anni.
Le stesse agenzie di rating internazionali hanno progressivamente migliorato il giudizio sull’Italia. Standard & Poor’s ha confermato il rating BBB+ con outlook positivo, Fitch ha promosso il Paese a BBB+ e Moody’s, dopo oltre vent’anni, ha rialzato il giudizio a Baa2 riconoscendo una maggiore stabilità politica e finanziaria. Anche DBRS ha riportato l’Italia nella fascia “A”. Tutti segnali che raccontano una realtà molto diversa dalla narrazione tossica di un Paese costantemente descritto sull’orlo del collasso. E solo questo, tradotto in soldoni, significano circa 70 mliardi di € risparmiati sulla voce interessi passivi sul debito primario, non propriamente bruscolini.
Meloni ha insistito soprattutto su un concetto: credibilità. Ed è proprio questo il vero cambio di fase. L’Italia oggi non viene più percepita come una variabile impazzita dentro l’Unione Europea. Per anni l’ Italia è stata vista come una nazione fragile, instabile, incapace di mantenere una linea economica e diplomatica coerente. Oggi invece il governo italiano si muove dentro gli equilibri europei e internazionali con un peso politico molto più rilevante rispetto al passato, mantenendo rapporti solidi con Bruxelles, Washington e con tutto il quadrante mediterraneo in una fase geopolitica estremamente delicata.
Questo naturalmente non significa che il Paese viva una stagione semplice. La crescita resta moderata, il costo dell’energia continua a comprimere famiglie e imprese e il potere d’acquisto reale degli italiani resta sotto pressione. Nessuno può negare che esistano problemi strutturali enormi, accumulati in decenni di immobilismo politico e finanziario.
Ma è qui che emerge il vero vuoto della politica italiana contemporanea.
L’opposizione continua a muoversi quasi esclusivamente dentro una narrazione ideologica e demagogica, spesso completamente scollegata dal quadro internazionale reale. Si attacca il governo su qualsiasi tema, anche quando i dati economici raccontano un Paese che, dentro uno scenario globale esplosivo, sta comunque recuperando credibilità e stabilità. Sembra prevalere il riflesso propagandistico più che la costruzione di una proposta alternativa concreta.
Ed è qui che nasce la domanda che ormai molti iniziano a porsi seriamente.
Chi sarebbe oggi la reale alternativa di governo?
Quale leadership? Quale linea economica? Quale politica industriale? Quale strategia energetica? Quale posizione internazionale?
Perché manca meno di un anno e mezzo alle elezioni politiche e il paradosso è evidente: il governo viene contestato quotidianamente, ma dall’altra parte non emerge ancora una figura o una coalizione percepita come realmente pronta a guidare il Paese in una delle fasi più instabili degli ultimi decenni.
L’Italia si trova dentro una trasformazione globale enorme. L’Europa sta ridefinendo i propri assetti industriali, gli Stati Uniti stanno tornando a logiche protezionistiche, la Germania attraversa una crisi produttiva pesantissima e il Mediterraneo è tornato a essere uno dei principali epicentri strategici mondiali.
Dentro questo scenario, la politica italiana non può più sopravvivere soltanto di slogan, demonizzazioni o campagne costruite mediaticamente.
Servirebbe una classe dirigente capace di parlare seriamente di industria, debito pubblico, energia, salari, produttività, sicurezza economica e collocazione internazionale dell’Italia.
Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui, nonostante il logoramento mediatico continuo e le polemiche quotidiane, il governo Meloni continua ancora oggi a non avere davanti un’alternativa percepita come realmente credibile da una parte crescente del Paese.
E forse il vero pericolo per gli equilibri italiani oggi non è nemmeno questo governo, ma l’assenza di un’opposizione capace di andare oltre slogan spesso patetici, polemiche sterili e narrazioni ideologiche, costruendo finalmente una proposta seria, strutturata e realmente alternativa a questo esecutivo.
Piero Terracina

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