
Il partito del riarmo si è dato appuntamento al congresso -se così si può dire consentendoci una certa enfasi- del partito di Carlo Calenda.
La presenza di Meloni ha dato valore all’iniziativa e ha messo in risalto anche una profonda corrispondenza di amorosi intenti con Calenda nel lanciare invettive contro i “pacifinti” e in genere coloro che si oppongono al riarmo.
La presidente Meloni ha sbeffeggiato Elly Schlein accusandola di voler trasformare “l’Europa in una comunità di hippie demilitarizzata”, mentre Calenda ha attaccato Conte e il M5stelle affermando che dovrebbero essere “cancellati” dal campo largo se vogliamo che lui vi partecipi.
Insomma, i due politici si sono divisi il lavoro per attaccare il centrosinistra, forti anche di una intervista di Von der Leyen sul Corriere dove si magnificavano gli sviluppi straordinari che, grazie al riarmo, potranno avere in Italia le industrie militari, Leonardo e Finmeccanica, e le possibili joint venture con il costruendo complesso militare tedesco.
In platea molti “volenterosi” del riarmo ad oltranza.
C’erano Pina Picierno, Paolo Gentiloni e Lorenzo Guerini del PD, ma anche Mario Monti e ovviamente il ministro della difesa Crosetto, fratello d’Italia.
Per tutti questi e per Calenda, il problema sono soprattutto le posizioni pacifiste e ambientaliste di Alleanza Verdi e Sinistra e del M5stelle e pure quelle problematiche del PD di Elly Schlein, a cui non va bene il riarmo così com’è e fa tante storie ad accettare i piani di Von der Leyen.
Calenda, a mio avviso, dovrebbe avere la risposta che merita: essere tenuto fuori dall’alleanza di centro sinistra, con una certa naturalezza poiché, -come ha rilevato pure Renzi- più volte è già venuto in soccorso, con i suoi voti, della maggioranza di destra, e perché di lui non ci si può fidare, come ha dimostrato ampiamente alle elezioni del 2022, quando ha fatto il voltafaccia stracciando un’alleanza già sottoscritta con il PD.
Quanto a Picierno e a Gentiloni e a chi, come loro, hanno una posizione favorevole al riarmo penso che sarebbe sufficiente aprire una consultazione tra gli iscritti e gli elettori del Partito Democratico.
Sarebbe un modo per discutere seriamente della pace e della guerra, nel rispetto di tutte le posizioni misurandone anche l’effettivo peso nella base partito.
Enrico Rossi

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