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Meloni accelera sulla legge elettorale e sfida le opposizioni

Giorgia Meloni tira dritto. Superato il trauma politico del referendum sulla separazione delle carriere e rafforzata dal risultato delle elezioni amministrative, la presidente del Consiglio ha deciso di accelerare sulla nuova legge elettorale trasformandola nel vero asse strategico della seconda parte della legislatura. La discussione alla Camera si sta rapidamente trasformando in uno scontro politico frontale tra maggioranza e opposizioni.

di Cesare Mannucci | 28 Maggio 2026

Giorgia Meloni tira dritto. Superato il trauma politico del referendum sulla separazione delle carriere e rafforzata dal risultato delle elezioni amministrative, la presidente del Consiglio ha deciso di accelerare sulla nuova legge elettorale trasformandola nel vero asse strategico della seconda parte della legislatura. La discussione alla Camera si sta rapidamente trasformando in uno scontro politico frontale tra maggioranza e opposizioni. Il centrodestra vuole chiudere rapidamente il dossier, puntando a una approvazione entro l’estate per poi passare il testo al Senato in autunno. Le opposizioni invece insorgono, accusando il governo di voler piegare le regole democratiche a un interesse di parte e contestando soprattutto il premio di maggioranza, l’eliminazione dei collegi uninominali e il ritorno di fatto delle liste bloccate. Ma la sensazione che si respira nei palazzi romani è che Meloni abbia ormai scelto la linea della velocità e della forza politica, convinta che questo sia il momento migliore per intervenire sulle regole del gioco approfittando della debolezza strategica del campo largo.

Il nuovo sistema, ribattezzato ironicamente da alcuni osservatori “Melonellum” o “Stabilicum”, nasce con un obiettivo dichiarato: garantire governabilità e stabilità. Ma dietro la giustificazione istituzionale si muove evidentemente anche un calcolo politico molto preciso. Il centrodestra sa che con l’attuale Rosatellum il peso dei collegi uninominali potrebbe diventare più insidioso in presenza di coalizioni territorialmente competitive. Non a caso il Pd accusa apertamente la maggioranza di voler eliminare i collegi proprio perché teme che il centrosinistra possa conquistarli nelle prossime politiche. Le opposizioni denunciano inoltre il rischio di un premio di maggioranza eccessivo, capace di assegnare oltre il 60% dei seggi anche a coalizioni con un consenso reale molto inferiore. Alcuni costituzionalisti parlano già di possibili profili di incostituzionalità, mentre oltre cento giuristi hanno firmato appelli critici contro il testo. Ma Meloni sembra poco impressionata dalle proteste. La premier ragiona politicamente, non accademicamente. E oggi vede davanti a sé un’opposizione ancora frammentata, senza leadership condivisa e soprattutto senza una proposta organica alternativa di governo.

In realtà la nuova legge elettorale rappresenta molto più di una semplice riforma tecnica. È il tentativo di ridefinire l’intero equilibrio politico italiano dei prossimi anni. Eliminare i collegi uninominali significa ridurre il peso delle dinamiche territoriali e rafforzare la centralità delle leadership nazionali e delle coalizioni strutturate. È un modello che guarda chiaramente alla personalizzazione della politica e alla costruzione di maggioranze più stabili attorno alla figura del premier. Non a caso il progetto prevede anche una indicazione esplicita del candidato alla Presidenza del Consiglio nel simbolo o nel programma di coalizione. Una impostazione che ricorda, per certi versi, alcune vecchie tentazioni maggioritarie della Seconda Repubblica, ma che oggi viene riproposta dentro uno scenario completamente diverso: crisi della rappresentanza, frammentazione delle opposizioni, astensionismo crescente e forte personalizzazione del consenso. Meloni sa bene che il suo principale vantaggio politico oggi non è soltanto il consenso personale. È l’assenza di una alternativa credibile e unitaria dall’altra parte del campo.

Per questo la premier accelera. La sensazione sempre più diffusa è che Palazzo Chigi stia lavorando non soltanto per arrivare a fine legislatura, ma per prepararsi eventualmente anche a una finestra elettorale anticipata qualora il quadro politico restasse favorevole. Il “cantiere” aperto con Confindustria, il tentativo di consolidare il rapporto con il mondo produttivo e la volontà di blindare rapidamente la legge elettorale sembrano tasselli di una stessa strategia politica. Meloni punta a presentarsi agli italiani come garante della stabilità mentre il campo largo continua a discutere di leadership, programmi e alleanze. Le opposizioni protestano, denunciano forzature e parlano di “regole scritte da soli”. Ma la verità è che oggi il centrodestra percepisce di avere il vento politico ancora a favore. E quando una maggioranza sente di avere consenso e avversari disorientati, raramente sceglie di rallentare. Anzi. Generalmente accelera. Ed è esattamente ciò che Giorgia Meloni sta facendo in queste settimane.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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