
Piccola e breve ricerca per rispondere a chi parla impropriamente di una presunta radicalizzazione esponenziale del popolo semita in Italia.
La presenza ebraica a Roma è documentata almeno dal 139 a.C., quindi oltre duemila anni fa. Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., altri ebrei, costretti alla diaspora, arrivarono nella capitale come prigionieri e schiavi deportati dall’Impero Romano. Non è quindi privo di fondamento il detto secondo cui gli ebrei romani rappresenterebbero una delle discendenze più antiche dell’antica Roma ancora presenti stabilmente nella città.
Questo porta a una considerazione molto semplice: la comunità ebraica romana non è un elemento estraneo apparso improvvisamente nella storia italiana, ma una presenza storica radicata da secoli nel tessuto della capitale e dell’Occidente europeo.
Oggi gli ebrei iscritti alle comunità italiane sono meno di 30.000 unità. La popolazione musulmana in Italia, invece, viene stimata tra circa 1,7 e 3 milioni di persone, a seconda dei criteri statistici utilizzati.
La domanda quindi resta inevitabile: dove sarebbe questa fantomatica “ebraizzazione” dell’Italia? Non emerge nei numeri, non emerge nella realtà demografica e non emerge nemmeno nella storia del Paese. Esiste piuttosto una narrativa ideologica che continua a utilizzare gli ebrei come bersaglio simbolico, ignorando completamente la proporzione reale dei dati.
Davanti alla storia e ai numeri, limitarsi a urlare slogan non basta.
Piero Terracina

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