
Preferisco i morti che ispirano struggenti rimembranze, riempiono il cuore di tristezza
e di notte affastellano lacrime e pudore, ai falsi fantasmi che negano la morte e rimuovono il dolore barattato con un po’ di folklore che cancella anche il candore.
Preferisco il due novembre ad Halloween, l’intimità dei cimiteri al finto horror, il raccoglimento personale in una comunità solidale all’allegria forzata delle piazze, la tavola imbandita in casa per i defunti ai tavoli dei locali zeppi di ciarlatana confusione.
Preferisco la scarna memoria alle vuote scenografie, l’intima evocazione alla plateale mistificazione. La simbiosi tra vivi e morti alla negazione della vita ed alla cancellazione della morte.
Preferisco la rarefazione primordiale intessuta di tensioni ancestrali alla violenza del caravanserraglio globalizzato.
La mistica dell’Universo alla religione degli dei trasformati in idoli e negli eserciti arruolati. La calda caducità dell’esistenza quotidiana della gente per bene all’immortalità dei dittatori immorali e prepotenti.
La compassione dei popoli in cammino alla violenza di una società narcisista.
La commovente misericordia dell’anima solitaria all’algida efficienza del mondo troppo indaffarato.
La partecipazione comunitaria che accoglie la morte all’indifferenza che la confina nella solitudine.
La relega in un palazzo qualunque.
La costringe nel letto di un ospedale vietato.
La derubrica in una camera mortuaria anonima.
La disperde in una cella frigorifero sconosciuta.
La disconosce su un marciapiede sfregiato o su un ciglio stradale insanguinato.
La seppellisce sotto le macerie di mille città bombardate e la smarrisce nelle guerre dal cerbero ovunque esportate.
Preferisco ritrovarmi nella comunione dei morti piuttosto che in un futuro senza passato.
A volte nel buio incombente
con la tristezza affiorante
e la nostalgia straripante
abbiamo bisogno di lasciarci guidare
o lasciarci andare
magari fermarsi
mettersi in ascolto
attendere che i nostri morti ritornino
e siedano in silenzio accanto a noi
Orsù preparate la tavola
per i defunti di casa
cercate la tovaglia più bella
in fondo alla cassa panca
che custodisce ancora il corredo di mamma
Aprite porte e finestre
che entri la luce più calda
e pane fragrante con mandorle e noci
impastate
e biscotti di pan di Spagna con burro e uova
infornate
e focacce ben farcite
piene di tutte le cornucopie estive
Essi pranzeranno
e ceneranno con noi
per un giorno ancora
e poi ancora
sino a svelarci l’arcano mistero dell’eterno ritorno
e l’arcano desiderio del lento tempo circolare
a interrompere la frenetica corsa del tempo lineare
E preparate pietanze per i morti dimenticati
ed un elenco di nomi
che sia senza fine
Essi pure busseranno alle nostre case
le corti riempiranno
Di respiri e fruscii le strade animeranno
e per risvegliarvi
chiederanno di esser nominati
Sferzate l’anima stanca
e la memoria smarrita chiamate
Il paese è in festa
anche in città
i vivi con i morti
si sono mischiati
Il fornaio ubriaco
le pagnotte nel forno ha dimenticato
le donne son giunte a gridare
e quello innocente a pregare
È qui
nella sua giacca troppo grande
i larghi calzoni macchiati
le scarpe sfondate
la testa nell’acqua ghiacciata a ritrovare
E gira nel paese quel bambino
lo vedi
è divenuto ragazzo
e poi adulto
e infine anziano
incapace di parlare
al braccio avvinghiato della sorella loquace
entrambi puri
indifesi
innocenti
il sorriso sul viso stampato
gli occhi buoni
il cuore di tutti a confortare
E quella donna scapigliata
arrabbiata
in cerca di qualcosa
e pronta sempre a dare
Streghe
Janare
magare
e stulare
in piazza si sono radunate
E tua madre ti spinge ad andare
tuo padre a pazientare
il prete a confessare
il dottore a vegliare
la maestra a raccontare
le suore ad educare
la baronessa nel castello
tra i bimbi a passeggiare
E quei ragazzi
senza scuola
troppo presto cresciuti
dalle impalcature caduti
in fondo ad un pozzo rimasti
E gli altri dovunque scappati
e nel mondo senza patrie riparati
Tutti oggi sono arrivati
Non vedi
il paese già nella notte
ha preso ad animarsi
le campagne a popolarsi
i contadini l’aratro a preparare
il grano a seminare
ed i pescatori i remi agli scalmi assicurare
sta sera di nuovo pronti a salpare
Non senti Il cuore gonfiarsi
É la festa dei morti
Orsù preparate la tavola
per loro che son tornati
e per noi che con loro viviamo
Antonio Corvino

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