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MEGLIO IL 2 NOVEMBRE CHE LA FESTA DI HALLOWEN…

Preferisco  i morti che ispirano struggenti rimembranze, riempiono il cuore di tristezza e di notte affastellano lacrime e pudore, ai falsi fantasmi che negano la morte e rimuovono il dolore barattato con un po’ di folklore che cancella anche il candore. Preferisco il due novembre ad Halloween, l’intimità dei cimiteri al finto horror, il raccoglimento personale in una  comunità solidale all’allegria forzata delle piazze, la tavola imbandita in casa per i defunti ai tavoli dei locali zeppi di ciarlatana confusione. Preferisco la scarna memoria alle vuote scenografie, l’intima evocazione alla plateale mistificazione. La simbiosi tra vivi e morti alla negazione della vita ed alla cancellazione della morte. Preferisco la rarefazione primordiale intessuta di tensioni ancestrali alla violenza del caravanserraglio globalizzato.

di Antonio Corvino | 31 Ottobre 2025

Preferisco  i morti che ispirano struggenti rimembranze, riempiono il cuore di tristezza

e di notte affastellano lacrime e pudore, ai falsi fantasmi che negano la morte e rimuovono il dolore barattato con un po’ di folklore che cancella anche il candore. 

Preferisco il due novembre ad Halloween, l’intimità dei cimiteri al finto horror, il raccoglimento personale in una  comunità solidale all’allegria forzata delle piazze, la tavola imbandita in casa per i defunti ai tavoli dei locali zeppi di ciarlatana confusione.

Preferisco la scarna memoria alle vuote scenografie, l’intima evocazione alla plateale mistificazione. La simbiosi tra vivi e morti alla negazione della vita ed alla cancellazione della morte.

Preferisco la rarefazione primordiale intessuta di tensioni ancestrali alla violenza del caravanserraglio globalizzato.

La mistica dell’Universo alla religione degli dei trasformati in idoli e negli eserciti arruolati. La calda caducità dell’esistenza quotidiana della gente per bene all’immortalità dei dittatori immorali e prepotenti.

La compassione  dei popoli in cammino alla violenza  di una società narcisista.

La  commovente  misericordia dell’anima solitaria  all’algida efficienza del mondo troppo indaffarato.

La partecipazione comunitaria che accoglie la morte all’indifferenza che la confina nella solitudine.

La relega in un palazzo  qualunque.

La costringe nel letto di un ospedale vietato.

La derubrica  in una camera mortuaria anonima.

La disperde in  una cella frigorifero sconosciuta.

La disconosce su  un marciapiede sfregiato o  su un ciglio stradale insanguinato.

La seppellisce  sotto le macerie di mille  città  bombardate e la smarrisce nelle guerre dal cerbero ovunque esportate.

Preferisco ritrovarmi nella comunione dei morti  piuttosto che in un futuro senza passato.

A volte nel buio incombente

con la tristezza affiorante

e la nostalgia straripante

abbiamo bisogno di lasciarci guidare

o lasciarci andare

magari fermarsi

mettersi  in ascolto

attendere che i nostri morti ritornino

e siedano in silenzio accanto a noi

Orsù preparate la tavola

per i defunti di casa

cercate la  tovaglia più bella

in fondo alla cassa panca

che custodisce ancora il corredo di mamma

Aprite porte e finestre

che entri la luce più calda

e pane fragrante con mandorle e noci

impastate

e biscotti di pan di Spagna con burro e uova

infornate

e focacce ben farcite

piene di tutte le cornucopie estive

Essi pranzeranno

e ceneranno con noi

per un giorno ancora

e poi ancora

sino a svelarci l’arcano mistero dell’eterno ritorno

e l’arcano desiderio del lento tempo circolare

a interrompere la frenetica corsa del tempo  lineare

E preparate pietanze per i morti dimenticati

ed un elenco di nomi

che sia senza fine

Essi pure busseranno alle nostre case

le  corti riempiranno

Di respiri e fruscii le strade animeranno

e per risvegliarvi

chiederanno di esser nominati

Sferzate l’anima stanca

e la memoria smarrita  chiamate

Il paese è in festa

anche in città

i vivi con i morti

si sono mischiati

Il fornaio ubriaco

le pagnotte nel forno ha dimenticato

le donne son giunte a  gridare

e quello innocente a pregare

È qui

nella sua giacca troppo grande

i larghi  calzoni macchiati

le scarpe  sfondate

la testa nell’acqua ghiacciata a ritrovare

E gira nel paese quel bambino

lo vedi

è divenuto ragazzo

e poi adulto

e infine anziano

incapace di parlare

al braccio avvinghiato della sorella loquace

entrambi puri

indifesi

innocenti

il sorriso sul viso stampato

gli occhi buoni

il cuore di tutti a confortare

E quella donna scapigliata

arrabbiata

in cerca di qualcosa

e pronta sempre a dare

Streghe

Janare

magare

e stulare

in piazza si sono radunate

E tua madre ti spinge ad andare

tuo padre a pazientare

il prete a confessare

il dottore a  vegliare

la maestra a raccontare

le suore ad educare

la baronessa nel castello

tra i bimbi a passeggiare

E quei ragazzi

senza scuola

troppo presto cresciuti

dalle impalcature caduti

in  fondo ad un pozzo rimasti

E gli altri dovunque scappati

e nel mondo senza patrie riparati

Tutti oggi sono arrivati

Non vedi

il paese già nella notte

ha preso  ad animarsi

le campagne a popolarsi

i contadini l’aratro a preparare

il grano a seminare

ed i pescatori i remi agli scalmi assicurare

sta sera di nuovo pronti a salpare

Non senti Il cuore gonfiarsi

É la festa dei morti

Orsù preparate la tavola

per loro che son tornati

e per noi che con loro viviamo

Antonio Corvino

Pubblicato in : EditorialeTag: 2 novembre, festa dei morti, hallowen

Info Antonio Corvino

Di origini pugliesi, napoletano di formazione è un scrittore, poeta, saggista ed economista di cultura classica. Già Direttore Generale dell’Osservatorio di Economia e Finanza, ha organizzato, in tale veste, dal 2011 al 2015 il “Sorrento Meeting” che ha affrontato, con il concorso di intellettuali, studiosi, rappresentanti economici e politici, controcorrente, dell’intero Mediterraneo e di altri Paesi asiatici ed americani, con largo anticipo e visioni non scontate, le questioni esplose in maniera virulenta, negli anni più recenti.

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