
Sfrecciano slalomisti e sciatori iperveloci, avvolti nelle fiamme sullo scintillante ghiaccio. Nemmeno fossero la Torcia Umana. Ugualmente incendiati fulminano lo schermo brucianti bobisti, canoisti, pattinatori on ice. E’ la pubblicità delle Olimpiadi di Milano Cortina ma sembra un trailer del Crans Montana, il piccolo comune svizzero da 10mila abitanti dove a Capodanno sono caduti, tra morti, feriti ed ustionati, tra le fiamme più di 150 giovani. Ci vogliono una cinquantina di missili russi per raggiungere o stesso esito in Ucraina in un periodo di mesi, visto che ad ogni bombardamento viene sventrato un palazzo con uno due morti. Le primissime notizie, ancora a valle dei festeggiamenti stancamente consumati, sussurravano di un atto terroristico. E fosse stata quella la pista la narrazione sarebbe stata tutta un’altra.
In realtà la cosa era ed è più banale. Un bar diventato ristorante, poi discoteca, nella trasformazione magica che affrontano tutti i nostri locali cui non basta un solo volto per far quadrare i conti o esplodere in profitti pazzeschi, divenuto via via un tre piani, si è trasformato in una trappola mortale, un inferno di cristallo. Il design abbellisce ma di solito è poco confortevole, unfit, pretende magrezza e agilità. La socialità, ricca e povera, nella fame di spazio si fa catacombale. Locali e associazioni scavano nella terra e si finisce tutti in scomodi seminterrati. Così basta un niente, candele votive cimiteriali tra fuochi d’artificio impilati sulle bottiglie di Dom Perignon ed una folla che non si muove mentre balla nello spazio di un ballatoio, per finire bruciati vivi, al prezzo modico di cento euro per entrare, duecento per una bottiglia in quattro, mezzo milione a tavolo per la cena serviti. Erano tutti minorenni ma i soldi delle paghette non mancavano.
Passati dieci giorni dall’evento, non si ferma la macchina delle esequie. I funerali saranno privati ma sono passati alla ribalta tutti i possibili protagonisti, il passante, l’uomo con il cane, la signora del sono tutti nostri figli, mentre abbraccia il cagnolino infante, il barista discotecaro ristoratore contiguo scandalizzato, l’anziano dei giardinetti del erano tutti angeli ed ovviamente gli istituzionali, dai premier ai presidenti a scendere, ogni occasione, anche la riunione di condominio, è buona per commemorare. L’evento è avvenuto nella Svizzera, che è il paese che meglio rappresenta l’Europa vip, che studia qui, lavora qua, investe su e giù. E infatti le vittime sono europee, italiane, francesi, inglesi. Tutti a raccontare che erano vicini, nella festa dei vicini, nella villa degli amici, tra una sciata ed una partita da golf. Tra le vittime si lamenta un giovanissimo campione di golf e meraviglia che l’adolescenza si possa innamorare di uno sport da vecchi miliardari. Sarà una tradizione di famiglia.
I presidenti ed i telegiornali hanno inserito nei loro carnet noiosi e ripetitivi anche questo evento che significativamente sostituisce Gaza. Manca alle dichiarazioni la voce della Serbia che piange un suo cittadino, un suo cameriere, chissà se in regola, morto mentre salvava i giovani clienti. E’ serbo e non può essere un angelo, non aveva neanche il Moncler. Dopo un 2025 di pianti per i poverissimi Pal con tutte le manifestazioni, le occupazioni, le guerriglie urbane, le disoccupazioni del fronte della povertà e dei suoi fautori, l’anno nuovo parte con una strage sul fronte della ricchezza. Con abbondanza come pretende la plutocrazia. La ricca Svizzera è in stato di shock. Teme la caduta della sua mitica attrattività. La sua leggenda è in pezzi. Nessuna regolamentazione, nessun controllo, disordine totale, appello ai paesi vicini, in primis l’Italia, per l’immediato salvataggio, le prime cure, gli interventi specialistici, Alla prova del nove, il paese dei cantoni e della democrazia diretta ha dimostrato una capacità sul campo all’altezza della Bosnia. Il fatto è che non si trattava di fare conti. Non è ancora ben noto quanto sia stato l’importo della serata, portato in salvo dai proprietari tra le fiamme. Sicuramente è mancata l’offerta spontanea di regalarlo alle vittime. Poi è caduta anche l’ipotesi del sequestro.
Il paesino svizzero si chiude a riccio. Non vuole l’immancabile scandalo e pur ammettendo omissioni vertiginose, pensa solo a difendere i suoi capi e chi ha saputo scalare le vette della ricchezza. La Svizzera in toto è solidale. Anche l’Europa centrale guarda con bonomia a quest’area neutrale permanentemente bonaria, tanto comoda in tutti i frangenti a partire dalla guerra. Manca solo che gli americani approfittino dell’occasione per lasciare anche questo angolo di multilateralismo. L’Italia è frastornata. Potenti e vip piangono la mattanza dei figli dei ricchi ma il paese resta freddo, soprattutto nella gelata inaugurale del 2026. Si pretende giustizia dura, arresti, sequestri. Lo spirito storiografico della nostra giustizia si lancia intemerata nell’interrogativo dell’origine della ricchezza accumulata in dieci anni dai proprietari, due corsi. Forse troverà una trattativa Stato mafia o Stato discoteca. Il potere italiano cerca disperatamente di essere europeo, cioè svizzero. Ed in Svizzera si rispettano soprattutto i soldi. Presenti e futuri. Il cuore italiano resta argentino e vorrebbe la mattanza. In Svizzera, Europa, non l’avrà. Le vipperie ne traggono un’amara opportunità.
Giuseppe Mele

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