
Lunedì pomeriggio scorso, alla biblioteca delle Oblate in Firenze, si è parlato di Ucraina in un convegno dedicato a “ Mazzini in Ucraina “, sviluppato da un articolo del 2017 su Pensalibero.it dedicato all’apostolo d’Italia e alla “ Giovine Europa”. Vi hanno partecipato quattro relatori, moderati da Armando Niccolai. Il professor Giovanni Cipriani ha presentato quello che era il pensiero di Mazzini nell’Europa dei regni e degli imperi di quel secolo gravido di fermenti libertari, di indipendenza, di molti popoli oppressi.
Nel contesto, è seguito da parte di Luigi Contegiacomo, già direttore dell’Archivio Nazionale di Rovigo, l’esposizione di ciò che avveniva nell’Ucraina meridionale nel medesimo XIX secolo dove Garibaldi vi approdò per la prima volta nel 1824 e dove apprese i primi contati con le idee di Mazzini, che già Cuneo, diffondeva tra gli italiani e gli ucraini di Odessa, Sebastopoli, kerch e Tangarog.
La relazione centrale, che si collegava alle altre, poneva al centro del “Risveglio” ucraino, cioè l’equivalente del nostro Risorgimento, il pensiero di “Mazzini in Ucraina “. Fisicamente, il genovese non fu mai in quelle terre, ma attraverso la “ Giovane Europa” e la “Giovane Polonia”, le idee penetrarono affondo nella coscienza dei più importanti uomini e intellettuali ucraini, da Kostomarov e Dragomanov, fino ad Lesia Ukrainka e Franko. Un arco temporale, un periodo intenso, che va dal 1831 al 1921, dove il pensiero di Mazzini sarà un punto di riferimento per i patrioti ucraini.
La diplomatica del governo Zelensky, Olena Snigyr, ha chiuso il Convegno con la relazione storica del suo paese dalle origini millenarie degli Sciiti e ancor prima, parlando in ucraino tradotto da Oxana Polataichouck, fino alla nascita della seconda libera e indipendente Repubblica del 1991. Attraverso la sintesi di millenni di Storia, la signora Snigyr, ha raccontato l’evoluzione degli slavi di Ucraina e del suo intenso rapporto con l’Europa occidentale, descrivendo i più significativi momenti storici, dalla Rus, ai Cosacchi, al rapporto conflittuale con la confederazione lituano polacca e soprattutto con quella moscovita che per più di tre secoli e mezzo ha vessato gli ucraini con stragi, deportazioni e genocidi.
Il pomeriggio alle Oblate è il risultato di un intenso lavoro che ha suscitato interesse e curiosità nel pubblico che ha colmato la sala.

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