Attenti ai poliziotti siciliani e calabresi: non vi rivolgete a loro se avete qualche denuncia da fare che riguardi la mafia. Potreste andare incontro a brutte sorprese perché non è sicuro che stiano dalla vostra parte.
E’ incredibile, ma un avvertimento del genere non è la pensata di un qualche provocatore dell’ultra sinistra, sempre sospettosa nei confronti dell’apparato dello stato. E’ quanto pensa un grande artista italiano, Maurizio Pollini, uno dei pianisti piu’ famosi al mondo che ha fatto di questa sua “brillante” pensata il punto di forza dalla campagna per il no al referendum costituzionale del 25 giugno al cui comitato ha dato la propria adesione. Altre strabilianti affermazioni – riportate dall’Adn-Kronos del 13 giugno- sono le seguenti:
”Con tutti questi poteri al presidente del consiglio si rischia una dittatura”.
”Sono preoccupato anche dal fatto che la scuola possa essere
guidata dal presidente di una Regione, e’ una cosa insensata, per non
parlare della sanita’ che vedrebbe una vera diseguaglianza tra ricchi
e poveri”.
Infine la perla, quella che abbiamo citato all’inizio: “Pensate poi alla polizia locale, non siamo sicuri -ha detto Pollini- che la polizia siciliana o calabrese combatta davvero la mafia”.
Ora, Pollini è certamente un grandissimo musicista, e questo nessuno potrà mai metterlo in discussione. Nemmeno dopo aver letto le strabilianti sciocchezze che accompagnano il suo improvvisato impegno politico. Assolto al quale il Maestro farà bene a non sottrarre altro tempo alla sua preziosa attività concertistica.
Maurizio Pollini: anche i grandi talvolta stonano
Per motivare il no al referendum costituzionale il Maestro afferma di non essere sicuro che la polizia siciliana o calabrese combatta veramente la mafia”

Ecco la prova provata del modo scorretto di impostare il suo articolo.
Lei ha scritto: “Attenti ai poliziotti siciliani e calabresi: non vi rivolgete a loro se avete qualche denuncia da fare che riguardi la mafia. Potreste andare incontro a brutte sorprese perché non è sicuro che stiano dalla vostra parte”. Con ciò avrebbe rappresentato il pensiero del Maestro Pollini che invece è stato espresso con queste parole: “Se noi creiamo una polizia siciliana e calabrese — si domanda il grande artista — come possiamo avere la garanzia della sua efficacia contro la criminalità organizzata? Non si può lottare senza la forza dello Stato centrale”.
E’ evidente prima facie l’attribuzione al Maestro Pollini di un intento para-razzistico che le sue parole non avevano. E’ evidente dunque la sua mala fede o il suo essersi riportato a notizie d’agenzia senza verificare se il messaggio corrispondesse al vero.
E con questo concludo lasciando a tutti la libertà di giudicare e criticare.
Buon proseguimento
Criticare e dissentire non significa certo zittire. Ma c’è modo e modo di criticare e dissentire.
Lei ha riportato frasi riportate dall’Adns Kronos senza nemmeno peritarsi di verificare se corrispondessero al contenuto delle affermazione del Maestro.
Credo che lei sappia bene che un titolo di un articolo di giornale spesso e volentieri travisa oppure utilizza strumentalmente pezzi di frasi estrapolandole dal contesto.
Maurizio Pollini, quando parla, ha semmai il difetto di essere proustiano, per cui, andando a sentirsi il testo della conferenza stampa, si sarebbe tranquillamente potuto vedere che non è stata certo un accozzaglia di frasi sintetiche e banali, ma un intervento ragionato, con argomenti non campati per aria.
Noto con piacere che, dopo un articolo e un messaggio, lei ha finalmente tirato fuori un argomento, fondato, che si basa sul fatto che la riforma non devolveva certo la giustizia penale alle Regioni.
La riforma nel complesso era schifosa (e non posso argomentare perché ci vorrebbero 80 pagine per sottolineare tutti i guasti che si sarebbero introdotti) ed è stata fortunatamente respinta, trasversalmente, da una robusta maggioranza di voti.
A Siena ci andrò, ma l’unica cosa che dirò al Maestro sarà, semmai, “grazie! per l’ennesima meravigliosa esperienza musicale che ci ha regalato”.
Di quel che dice un artista, francamente, mi interessa fino a un certo punto quando parla al di fuori del suo ambito di competenza e se si dovesse andar dietro alle eventuali sciocchezze dette su questa riforma, ben altri sarebbero quelli da censurare, a cominciare da quel farabutto che finalmente non fa più il Presidente del Consiglio, per fortuna mia e sua.
Gent.le prof Marcuse,
Il Maestro ha detto, almeno secondo l’ADN-Kronos, esattamente che “non siamo sicuri che la polizia siciliana o calabrese combatta veramente la mafia”. E non devo soffermarmi a spiegare perchè, al di la delle intenzioni, queste siano parole offensive. Del resto lei, prof Marcuse, le ribadisce.
Al di la del fatto che i reati di mafia non sarebbero stati di pertinenza regionale nemmeno se il referendum avesse validato le riforme costituzionali, la cultura del sospetto non può essere applicata a piacimento. Anche il ministro degli interni potrebbe essere sospettato seguendo la stessa logica.
Essere un grande artista non da licenza di offendere. Ed apprezzare ad es. il grandissimo Celine non significa approvarne le posizioni politiche allo stesso modo in cui apprezzare tanti intellettuali di sinistra non impedisce di denunciarne le “smarronate” filostaliniste o filomaoiste.
Ci vada a Siena caro Marcuse, magari ci incontreremo. E dopo il concerto diremo al Maestro che lui, essendo un grande artista, certe banalità non può permettersele. E se vuole permettersele deve sottostare, come chiunque, alla critica di chi non le condivide.
A meno che lei non pensi che criticare e dissentire significhi voler zittire.
n.c.
risposta a n.c.
“strabilianti sciocchezze che accompagnano il suo improvvisato impegno politico. Assolto al quale il Maestro farà bene a non sottrarre altro tempo alla sua preziosa attività concertistica”.
Caro n.c.,
questo è il contenuto della sua affermazione: ossia, invece che criticare le opinioni del Maestro argomentando, lo ha apostrofato come uno che dice “strabilianti sciocchezze”. Si dà il caso invece che siano opinioni di una persona intelligente che pensa sempre prima di parlare e, solo per ciò, merita rispetto e critiche argomentate quando si dissente.
Poi: l’impegno politico dello zio Maurizio (come mi piace chiamarlo) non è affatto improvvisato come lei scrive, ma dura da almeno 34 anni (cioè dalla dichiarazione anti guerra del Vietnam al concerto del 1972 alla Società del Quartetto a Milano).
Infine l’invito al Maestro a tacere è chiarissimo visto che lei dice: “farà bene a non sottrarre altro tempo alla sua preziosa attività concertistica”. Invece il Maestro farà bene ha continuare a parlare e a suonare come fa. Chiunque poi sarà libero di giudicarlo come pianista quando suona e come cittadino quando parla, sulla base però di argomenti, non dì frasi fatte come le sue.
Per concludere: il Maestro non ha certo voluto dire che i siciliani, i calabresi, ecc. siano tutti appartenenti alla criminalità organizzata. Voleva semplicemente sottolineare che la gestione locale della polizia rischia di portare a maggiore debolezza nel contrasto a questi fenomeni e ciò è non una sciocchezza, ma un’opinione, peraltro fondata, sulla quale si può essere o meno d’accordo, spiegando per che non lo si è.
Se la polizia fosse gestita dalla Regione si avrebbe, ad esempio, in Sicilia in questo momento storico il Presidente della Regione che gestisce la Polizia che ha indagato su di lui portandolo a giudizio per associazione mafiosa: ragionate un minimo su questi dati elementari e vedrete che le sciocchezze non provengono certo dal simpatico e austero zio Maurizio.
Invito tutti a presenziare a Siena giacché ogni anno, da 6 anni, il concerto al Teatro dei Rozzi è sempre un avvenimento eccezionale.
Gli arresti li ha effettuati, per l’appunto, la polizia che dipende dal Ministero dell’Interno, non certo da Totò Cuffaro e dalla Regione Sicilia.
Per cui, anche per quella parte, il’immenso pianista ha pienamente ragione: più si va sul locale e pià c’è il rischio che i controlli non funzionino, più si decentra e più si spende. Altro che le fesserie che si raccontano sul risparmio con il decentramento. Si dà il caso che il declino italiano sia iniziato proprio negli anni 70, guarda caso coincidente con l’instaurazione delle Regioni e con l’inizio dell’esplosione del debito pubblico. Chiedete a un qualsiasi serio imprenditore se preferisce avere a che fare con un funzionario ministeriale o con uno regionale o locale.
Facciamola finita coi luoghi comuni spacciati come verità dalla televisione e studiamo i fenomeni prima di dare giudizi.
Ribadisco: onore a Maurizio Pollini il grande che andrò ad applaudire per l’ennesima volta a Siena il 10 agosto per un concerto interamente mozartiano.
Ma per favore! ancora con questa storia dell’ “arte pura” !!!!
e voi pensate davvero che Mozart quando ha scritto la Trilogia con Da Ponte voleva raccontare la storiella di Figaro, la volubilità di Fiordiligi e Dorabella e le avventure galanti di Don Giovanni?
e Beethoven quando ha scritto il Fidelio pensate che voleva raccontare la storiella di Leonore che salva il marito?
per fortuna ci sono interpreti come Maurizio Pollini che vanno al di là delle apparenze e fanno DAVVERO il loro mestiere, facendosi tramite per far arrivare il messaggio dei grandi compositori fino a noi, ops scusate, volevo dire fino a coloro che sono in grado di recepirlo.
Ma l’arresto Provenzano e l’ultima retata a Palermo che ha smantellato in modo severo una buona porzione di cupola mafiosa li hanno fatti la Cooperativa degli Idraulici Riuniti? E i pizzini di zu’ Binnu sono stati decrittati da Bartezzaghi ?
Ma perché questi personaggi non continuano a fare il loro mestiere, in cui eccellono ? Non lo sanno che la migliore parola è quella che non si dice ? Un’ottima opportunità per non sparare sciocchezze ad alzo zero. Non ne abbiamo bisogno, bastano i politici.
Opunzia
Ovvia, prof. Marcuse, un po’ più di scioltezza. Le pare che qualcuno abbia voluto impedire al Maestro di dire ciò che vuole? O, piuttosto, si è lei impermalito perchè abbiamo detto noi ciò che pensiamo?
Non sul referendum, badi bene; ma sul fatto che la polizia calabrese e quella siciliana sarebbero colluse con la mafia. E l’invito al Maestro a dedicarsi tutto alla sua preziosa attività musicale è, con tutta evidenza, un modo per ribadire la nostra ammirazione per l’artista. Non a tacere. Anche se ribadiamo di preferire di gran lunga il maestro quando si esprime attraverso le note musicali. (n. c.)
Maurizio Pollini è un grande pianista e un cittadino integerrimo che in virtù dell’art. 21 della nostra meravigliosa Costituzione può pensare e dire ciò che vuole. Se non si è d’accordo si può dire che non lo si è, non invitarlo a stare zitto.
Peraltro i rilievi mossi alla riforma sono tutt’altro che peregrini: magari un po’ enfatizzati, ma dovendo combattere con l’enfasi di messaggi per il sì menzogneri e senza il minimo approfondimento, non possono che essere tali vista la situazione di disinformazione galoppante.
Basterebbe la lettura del nuovo art. 70 per far capire a chiunque che si tratta di una vera e propria schifezza a tutti i livelli: lessicale, tecnico e di merito costituzionalistico.
A una lettura abbastanza disattenta ho segnato almeno 20 punti critici.
Ma la cosa più scandalosa è che si voglia contrabbandare alla gente cose che non ci sono minimamente nel testo confidando nel fatto che nessuno leggerà il testo della riforma.
Comunque sia, viva la libertà di manifestazione del pensiero e soprattutto viva Maurizio Pollini.
Un costituzionalista
Forse questa uscita del celebre pianista è una provocazione eccessiva, bisognerebbe capire il contesto nel quale Maurizio ha preso tali posizioni.
Ora, forse tutti non sanno che M.Pollini ( dopo aver vinto il celebre concorso di Varsavia in tenera età, presidente della commissione era Rubinstein), incominciò da una parte a studiare musica ( invece della classica attività concertistica), dall’altra, spesso lo si vedeva impegnato nelle fabbriche a suonare. Quindi fin dall’inizio Pollini è stato impegnato del sociale e nelle problematiche dei lavoratori, oppure impegnato contro la guerra in Vietnam. Insomma non è una novità che M.Pollini e Claudio Abbado ( celebre direttore) siano simpatizzanti di sinistra, non comunisti, precisiamo, ma dalla parte dei lavoratori.
Per capire le affermazioni di M.Pollini forse bisogna comprendere il contesto, nel quale ha asserito tali affermazioni. Essendo un uomo che gira il mondo, e lo gira veramente tutto, sicuramente vede nell’Italia un “pericolo”, un probabile squilibrio di poteri. Chissà!
Comunque al di là di questo rimane sempre uno dei più grandi pianisti al mondo.