Renzi, restando a Firenze a fare il sindaco, umilmente mettendosi a disposizione del Dio partito, è pronto a raccogliere i frutti della sua diversità senza per questo essere più avvertito come corpo estraneo.
Non concordo per niente con coloro che pensano e scrivono che Matteo Renzi si è appannato dopo la sconfitta alle primarie. E ancora meno quando si scandalizzano per il suo (assai moderato) appoggio a Bersani nella campagna elettorale in corso.
Per quel poco che conosco il sindaco di Firenze ed il suo giro (stretto), sono portato a pensare che Matteo stia mettendo in pratica due insegnamenti. Il primo frutto di una legge fisica e conseguenti insegnamenti tratti dalla saggezza popolare; il secondo, derivante dalla filosofia di un gigante della politica e della teoria e pratica del potere: il generale Charles de Gaulle.
Dunque, primo insegnamento. E’ tratto dalle diverse caratteristiche dell’acqua e dell’olio. Renzi, quando ha deciso di spendersi (assai moderatamente) per Bersani, ne ha tenuto conto. Non nel senso che lui, ovviamente l’olio che ha maggior pregio, galleggia comunque sopra l’acqua. Il suo orgoglio (che non è moderato) lo porta piuttosto a tenere presente un’altra a lui più congeniale considerazione: olio e acqua non si possono amalgamare. Quindi, farsi vedere assieme al candidato (questa volta) premier alla partita Fiorentina – Juventus, o al tavolo di un ristorante o, addirittura, sul palco di una manifestazione elettorale, non compromette l’immagine di “alterità” o invincibile diversità che Matteo non dimentica mai di proiettare.
Secondo insegnamento, frutto della saggezza del grandissimo generale (uno dei pochi personaggi con i quali il nostro sindaco ritiene non disdicevole rapportarsi): il potere non si conquista, si raccatta.
E allora, tenendo conto dell’uno e dell’altro, è facile concludere che, ancora una volta, Renzi sta comportandosi in maniera politicamente ineccepibile.
Nessuno potrà accusarlo di alto tradimento: persino Scalfari e D’Alema hanno dovuto pronunciare elogi avvelenati. Nelle loro intenzioni altrettanti baci della morte. E, invece, poiché in politica le parole sono pietre, veri e propri viatici per i futuri trionfi da conseguire a cavallo del destriero PD invece che dovendolo tenere a bada.
Matteo, restando a Firenze a fare il sindaco, fuggendo dalle tentazioni e dalla omologazione romane, umilmente mettendosi a disposizione del Dio partito, è pronto a raccogliere i frutti della sua diversità senza per questo essere più avvertito come corpo estraneo.
L’unico modo per rispondere ad una battuta fulminante che un comune amico gli aveva rivolto dopo che il sindaco rottamatore gli aveva chiesto come gli sembrasse la sua campagna per le primarie. “Ottima – fu la risposta di questo nostro e suo amico – ora, però, bisogna iscriversi a un partito dove vincerle queste primarie!”.


Come molte affermato anche sugli organi di informazione, Renzi è stata una bolla mediatica oggi sgonfia. Un megafono del PD a prezzi scontati o un reggi microfono o peggio un porta borse di Bersani. Rimarrà a fare il sindaco e si ricandiderà per altri cinque anni che sommano circa venti anni di politica. Quindi rottamabile come quelli che il Renzi voleva rottamare .
Quando i cattolici avranno lasciato la presa, qualcuno in Italia potrà raccattare il potere, ossia mai, perché lo scontro politico è tutto e solo tra cattolici invasati, di destra, di centro e di sinistra. Ma a parte questa inezia, Renzi nello zainetto cosa porta oltre al suo specchio bello lucido?