Renzi ha compiuto, per unanime ammissione, un capolavoro politico. Ma non sarebbe la prima volta che una vittoria si tramuta in una vittoria di Pirro.

Renzi ha compiuto, per unanime ammissione, un capolavoro politico. Ma non sarebbe la prima volta che una vittoria si tramuta in una vittoria di Pirro. Infatti, se il nostro beneamato presidente del Consiglio confida di avere sul Colle una personalità facile da condizionare si sbaglia di grosso. Lo dico con cognizione di causa, dal momento che ho avuto occasione di conoscerlo bene. Prima di tutto Mattarella non è vecchio, è antico. O meglio, all’antica. E con il postmoderno Renzi rischia di non intendersi. Poi, pignolo com’è, non ama il rovescio del diritto. Non è cioè disposto a essere un arbitro di manica larga. Infine è uscito dalla Corte costituzionale e, fatti pochi passi, è arrivato al Quirinale. Sa perfettamente, Mattarella, che all’inizio degli anni Trenta due giganti del diritto come Hans Kelsen e Carl Schmitt si interrogarono su chi fosse il custode della Costituzione. Per l’uno era per l’appunto la Corte costituzionale, per l’altro il presidente della Repubblica. Perciò si può dire che, scambiato di posto, Mattarella continuerà a essere arbitro imparziale. Renzi ricorderà che Ciriaco De Mita, dopo averlo imposto al Quirinale, s’illudeva di condizionare Francesco Cossiga. Pure lui un uomo all’antica. E a bella posta imbracciò il piccone. Uomo avvisato, mezzo salvato.

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