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Mattarella, due o tre cose che so di lui

di Paolo Armaroli | 8 Febbraio 2015

Renzi ha compiuto, per unanime ammissione, un capolavoro politico. Ma non sarebbe la prima volta che una vittoria si tramuta in una vittoria di Pirro.

PaoloArmaroliCarneade, chi era costui? L’interrogativo manzoniano non tange il neo presidente della Repubblica ma va a disdoro dei suoi grandi elettori. Mattarella ha ottenuto sì un grande successo. Infatti i 665 voti riportati sono quasi due terzi dei componenti, quorum prescritto per i primi tre scrutini. Fatto sta che all’incirca 500 grandi elettori in pratica non sapevano per chi hanno votato. Un altro centinaio al massimo lo hanno visto solo da lontano. E solo un’infima minoranza ha avuto con lui una qualche dimestichezza. Perfino Matteo Renzi ha dichiarato di conoscerlo in maniera molto superficiale. E ancora oggi non si sa se il coniglio uscito dal cilindro del presidente del Consiglio sia una sua scelta maturata in assoluta solitudine.

Renzi ha compiuto, per unanime ammissione, un capolavoro politico. Ma non sarebbe la prima volta che una vittoria si tramuta in una vittoria di Pirro. Infatti, se il nostro beneamato presidente del Consiglio confida di avere sul Colle una personalità facile da condizionare si sbaglia di grosso. Lo dico con cognizione di causa, dal momento che ho avuto occasione di conoscerlo bene. Prima di tutto Mattarella non è vecchio, è antico. O meglio, all’antica. E con il postmoderno Renzi rischia di non intendersi. Poi, pignolo com’è, non ama il rovescio del diritto. Non è cioè disposto a essere un arbitro di manica larga. Infine è uscito dalla Corte costituzionale e, fatti pochi passi, è arrivato al Quirinale. Sa perfettamente, Mattarella, che all’inizio degli anni Trenta due giganti del diritto come Hans Kelsen e Carl Schmitt si interrogarono su chi fosse il custode della Costituzione. Per l’uno era per l’appunto la Corte costituzionale, per l’altro il presidente della Repubblica. Perciò si può dire che, scambiato di posto, Mattarella continuerà a essere arbitro imparziale. Renzi ricorderà che Ciriaco De Mita, dopo averlo imposto al Quirinale, s’illudeva di condizionare Francesco Cossiga. Pure lui un uomo all’antica. E a bella posta imbracciò il piccone. Uomo avvisato, mezzo salvato.

Pubblicato in : Editoriale, Tre palle un soldo (dell’immaginifico prof. Paolo Armaroli)

Info Paolo Armaroli

Già professore ordinario di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare nell’Università di Genova, è stato deputato al Parlamento dal 1996 al 2001 e ha pronunciato più di mille discorsi. Ha pubblicato tra l’altro libri sul presidente della Repubblica, sulla governabilità, sulla grazia a Sofri, un vero intrigo costituzionale, e sullo strano caso di Fini e il suo doppio. Negli ultimi quarant’anni ha scritto quattromila articoli sui più importanti giornali nazionali: Il Tempo, il Giornale, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Nazione, Libero, La Voce, Il Secolo XIX. Collabora al “Corriere fiorentino”, supplemento quotidiano del Corriere della Sera.

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