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Matrimonio poligamico: questione privata o interesse pubblico?

Fabio Cintolesi ci ha inviato questo suo scritto già apparso su Notizie Radicali sollecitando l’opinione dei lettori di PensaLibero.

di Fabio Cintolesi | 3 Dicembre 2005

Secondo la sezione italiana della Lega Musulmana Mondiale, i musulmani presenti in Italia sono circa un milione e 200mila, pari al 2,1 per cento della popolazione italiana. Questa comunità religiosa, in rapida crescita ed oramai la seconda per consistenza dopo i cattolici, ha posto fin dall’inizio una serie di problemi di integrazione e di armonizzazione delle proprie credenze ed usanze alle leggi italiane e al sentire comune della stragrande maggioranza della popolazione italiana.

Simboli religiosi, abbigliamento, refezione scolastica, coppie miste, sono solo alcuni dei problemi che ci siamo trovati ad affrontare e che sempre più, purtroppo, animeranno il dibattito politico e la vita pubblica negli anni a venire. Tra questi problemi, uno dei meno noti, ma che senz’altro è destinato a diventare uno tra i più spinosi, è quello della poligamia.

Volendo essere più precisi, visto che ci si riferisce alla possibilità per un uomo di sposare più donne, si dovrebbe parlare di poliginia. Questa usanza, contrariamente a quanto si può pensare, non è, o almeno non è stata nel corso della Storia, esclusiva del mondo islamico. Detta pratica è stata diffusa per secoli nell’Estremo Oriente, oltre che nell’Occidente precristiano e anche l’Antico Testamento, ad esempio, permetteva e regolava questa pratica.

Quale che sia comunque il percorso storico di detto istituto, è chiaro che il matrimonio poligamico sia in palese contrasto con la nostra sensibilità, sia laica che religiosa. Che si consideri o meno il matrimonio come un sacramento, non sfugge però che la possibilità per un uomo di sposare più donne fa a pugni con i principi di eguaglianza e parità di diritti tra i sessi, così faticosamente affermati, e ancora forse da realizzare pienamente, nelle società occidentali.

Eppure, proprio in Italia, un numero crescente di immigrati musulmani ha più di una moglie. Spesso in virtù di matrimoni celebrati all’estero, ma talvolta anche in Italia. Taluni persino con cittadine italiane che hanno accettato di essere le seconde mogli “locali”, in concomitanza con mogli e figli rimaste in Marocco o in altri Paesi per lo più arabi. Secondo una ricerca svolta da Magdi Allam nel 2001, infatti, circa l’1,5 per cento dei musulmani in Italia sono poligami. Confrontando questo dato, frutto di una ricerca limitata ed effettuata in maniera empirica, ma proveniente da fonte senz’altro autorevole, con il totale dei musulmani in Italia, possiamo dedurre che ben 18mila musulmani presenti sul nostro territorio siano poligami.

Non che ci si trovi di fronte ad un fenomeno di massa, ma senz’altro possiamo affermare che tollerare queste vere e proprie aree di illegalità diffusa, non può certamente giovare all’affermazione dell’autorità e del primato dello Stato sulle credenze religiose, islamiche e non. Ho parlato di illegalità, poiché, è bene chiarirlo, la poligamia, a norma dell’articolo 556 del codice penale, è reato punibile con la reclusione da uno a cinque anni.

Così, mentre in molti paesi arabi la poligamia è in calo, in Italia, complice anche la nostra “disattenzione”, questo fenomeno è in costante crescita, nella misura in cui cresce la comunità islamica nel nostro Paese. Non è il caso qui di descrivere nel dettaglio, le storie di violenza e sopraffazione che spesso si celano dietro molti matrimoni poligamici. La risposta delle autorità italiane, chiusa tra un certo lassismo e interpretazioni giurisprudenziali spesso influenzate da un poco accorto “relativismo culturale”, è stata fino ad ora debole e poco appropriata. Percosse, sfruttamento, figli sottratti, inganni; sono solo alcuni degli elementi di una realtà che solo da pochissimo tempo ha iniziato a venire in superficie.

Di fronte a sentenze come quella del marzo 2003, emessa dal Tribunale di Bologna, in cui si dice, in buona sostanza, che il reato di poligamia non può essere contestato ad un cittadino di un Paese in cui la poligamia è legale, si rimane quantomeno perplessi. Ciò però non deve stupire più di tanto. Tale sentenza è fondata su un consolidato principio di diritto privato internazionale in base al quale le questioni relative strettamente alla persona, ad esempio le successioni ereditarie, il matrimonio e i rapporti familiari, sono regolate secondo le leggi del Paese di cui il soggetto interessato è cittadino. Per esempio, il divorzio di due cittadini brasiliani residenti in Italia, viene regolato, di norma, in base al diritto brasiliano. Così per le successioni e via dicendo.

Urge una revisione oculata dell’articolo 556 del codice penale, estendendo l’ipotesi di reato, non già solo alla mera celebrazione di più di un matrimonio, ma anche all’opposizione nei confronti di terzi o dello stesso coniuge, di un atto poligamico compiuto anche all’estero. Per esempio la richiesta di assegni familiari per più di una moglie o la richiesta di affidamento dei figli. Una enunciazione di questo articolo più cogente, toglierebbe l’erba sotto i piedi a certi magistrati desiderosi di diventare gli alfieri della nuova società multietnica e inter-culturale, come va di moda dire adesso. Il tutto, ovviamente, in dispregio del nostro dettato costituzionale che sancisce l’uguaglianza di fronte alla legge e il divieto di discriminazioni in base, tra le altre cose, al sesso.

Inoltre, sancire, per legge, e nelle sedi internazionali competenti, che il diritto italiano in materia di ordine pubblico e di tutela della persona, ha sempre la priorità, sul suolo italiano, rispetto alle norme del diritto di famiglia di Paesi terzi.

A prima vista queste misure possono sembrare eccessive, ma non deve sfuggire a nessuno la posta in palio. Il matrimonio poligamico non è l’unico aspetto discutibile del diritto di famiglia islamico. Altri elementi problematici a dir poco sono ad esempio il ripudio e il conseguente affidamento dei figli, l’età minima della sposa, il matrimonio a scadenza. Tutti aspetti che non possono essere regolati, nel territorio della Repubblica, da altro che il diritto italiano. Altrimenti rischieremo, a breve, di dover fare i conti con situazioni ancora più scabrose: spose bambine, figli sottratti alle madri ripudiate. E tutto questo senza poter disporre di alcun valido strumento legale per influire in situazioni che mal si conciliano col nostro concetto di dignità umana.

Ennesimo rischio, poi, è quello di creare una comunità separata e parallela alla nostra, ma che non condivide le nostre regole e i nostri valori. Una prospettiva densa di incognite a dir poco inquietanti.

Fabio Cintolesi

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, bologna, conti, integrazione, italia, lega, madri, massa, misure, mondo, ordine pubblico, repubblica, sposa

Info Fabio Cintolesi

Interazioni del lettore

Commenti

  1. giorgiosecreto

    11 Dicembre 2005 alle 18:38

    una società deve avere dei propri valori di riferimento, ai quali si devono attenere i cittadini.
    Questi valori di riferimento al momento non sembrano più molto chiari, anche nella società italiana.
    Per quanto riguarda la poligamia non può essere accettata di certo per chi voglia diventare cittadino italiano.
    Per chi risuede in Italia solo per lavoro? credo debba essere lo stesso. In caso contrario dovremmo accettare l’ipotesi di un diritto,nel caso specifico islamico, a fianco del diritto italiano. Al di la delle importanti questioni etiche avremmo paradossali questioni pratiche.
    Ad esempio un furto che preveda il taglio della mano. Tra due islamici residenti quale il diritto? tra un islamico residente ed un islamico cittadino italiano? e tra un islamico e un cittadino italiano? e viceversa tra un cittadino italiano a danno di un islamico?
    Le leggi devono essere semplici, poche e chiare, e vanno applicate.
    Per questo Locke sosteneva che è sempre necessario avere un potere esecutivo che applichi le leggi che ci sono, mentre non è detto che sia sempre indispensabile un potere legislativo: specie se di leggi ne emana troppe e confuse

    Rispondi
  2. ferdinando

    6 Dicembre 2005 alle 20:45

    Un ottimo modo per legalizzare l’amante. l’ipotesi e alquanto interessante.
    il Problema è, ma quando l’amante diventa moglie ce la faremo a reggerne due; o ci tocca rifarci l’amante per uscire dalla quotidianità che ci reprime.

    Rispondi
  3. Ferdi

    6 Dicembre 2005 alle 20:44

    Un ottimo modo per legalizzare l’amante. l’ipotesi e alquanto interessante.
    il Problema è, ma quando l’amante diventa moglie ce la faremo a reggerne due; o ci tocca rifarci l’amante per uscire dalla quotidianità che ci reprime.

    Rispondi
  4. Ferdi

    6 Dicembre 2005 alle 20:44

    Un ottimo modo per legalizzare l’amante. l’ipotesi e alquanto interessante.
    il Problema è, ma quando l’amante diventa moglie ce la faremo a reggerne due; o ci tocca rifarci l’amante per uscire dalla quotidianità che ci reprime.

    Rispondi

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