Tuttocchiali, cari lettori, è ad un punto della vita nel quale legittimamente può affermare di aver visto e mostrato, detto e ascoltato, immaginato e realizzato, fatto e subito di tutto un po’.
Insomma, non essendo un pivellino, difficilmente sarà sorpreso con gli occhi sbarrati e la bocca aperta in esclamazione di un ohhh di meraviglia.
Eppure, giusto l’altro giorno,mentre ascoltava Radio radicale, un po’ di queste certezze gli sono venute meno.
E’ stato quando, in filo diretto con Gavino Angius, vicepresidente DS del Senato, un ascoltatore ha alluso alla “simpatia” di Condoleezza Rice per il nostro Massimo D’Alema.
Tuttocchiali è caduto in uno stato di torpore, assolutamente non reattivo: come quando ci accorgiamo che qualcuno sta per precipitare in una buca profonda e seguiamo i suoi passi increduli che non si accorga del baratro e tuttavia incapaci di intervenire.
Anche con Angius lo svolgimento è stato ineluttabile, fino al fondo. Lo sciagurato ha risposto, ha auspicato che la supposta vulnerabilità di Condoleezza di fronte al fascino di Massimo fosse “anche” politica. Il giorno dopo i giornali hanno pubblicato, alludendo, condiscendenti, all’intero inventario dei nostri stereotipi deteriori: la straniera strafica, il maschio e perfino il baffo che conquista, i contorcimenti alla Alberto Sordi per guadagnarsi la benevolenza della potente signora.
Tutto questo nell’anno primo dell’era prodiana, nella quale sono stati ripristinati rigore, serietà e prestigio compromessi da cinque anni di berlusconismo.
MASSIMO CONDOLEEZZA E LA MASCHERA DI SORDI
Tuttocchiali, cari lettori, è ad un punto della vita nel quale legittimamente può affermare di aver visto e mostrato, detto e ascoltato, immaginato e realizzato, fatto e subito di tutto un po’.
Insomma, non essendo un pivellino, difficilmente sarà sorpreso con gli occhi sbarrati e la bocca aperta in esclamazione di un ohhh di meraviglia.
Eppure, giusto l’altro giorno,mentre ascoltava Radio radicale, un po’ di queste certezze gli sono venute meno.
E’ stato quando, in filo diretto con Gavino Angius, vicepresidente DS del Senato, un ascoltatore ha alluso alla “simpatia” di Condoleezza Rice per il nostro Massimo D’Alema.
Tuttocchiali è caduto in uno stato di torpore, assolutamente non reattivo: come quando ci accorgiamo che qualcuno sta per precipitare in una buca profonda e seguiamo i suoi passi increduli che non si accorga del baratro e tuttavia incapaci di intervenire.
Anche con Angius lo svolgimento è stato ineluttabile, fino al fondo. Lo sciagurato ha risposto, ha auspicato che la supposta vulnerabilità di Condoleezza di fronte al fascino di Massimo fosse “anche” politica. Il giorno dopo i giornali hanno pubblicato, alludendo, condiscendenti, all’intero inventario dei nostri stereotipi deteriori: la straniera strafica, il maschio e perfino il baffo che conquista, i contorcimenti alla Alberto Sordi per guadagnarsi la benevolenza della potente signora.
Tutto questo nell’anno primo dell’era prodiana, nella quale sono stati ripristinati rigore, serietà e prestigio compromessi da cinque anni di berlusconismo.

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