Non ci sono solo i detenuti in stato di sovraffollamento, la condizione inumana e illegale di certe carceri. Nella vicenda del provvedimento di indulto che è tornata ad agitare la vita politica italiana, con una improvvisa fiammata, dopo che la proposta sembrava essere giunta in dirittura di arrivo, c’è molto di più, ormai.
Di Pietro, il ministro che si autosospende e scende in piazza, è poco più che folclore. Può fare arrabbiare, perché si arroga il ruolo di grande moralizzatore che non merita perché semmai gli sta bene quello di grande impunito. Ma il suo attivismo, per guadagnare visibilità, non lo solleva dalla funzione marginale nella quale è sprofondato.
La partita vera che si disputa col pretesto dell’indulto è un’altra, decisiva per le sorti del governo Prodi e forse della legislatura.
Tutti sanno e hanno sempre saputo che per approvare un provvedimento di amnistia o di indulto è necessaria la maggioranza dei due terzi in ognuna delle due Camere.
Vedi caso, però, a pochi giorni dal voto viene sollevato il caso dell’apporto determinante dei parlamentari di Forza Italia.
Di fatto (da un lato si teme, dall’altro si spera) la votazione sull’indulto è diventata la prova generale di “grande coalizione”.
A darle questo significato contribuiscono anche alcuni fatti concomitanti, come le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Napolitano, generalmente interpretate come favorevoli all’allargamento della maggioranza, e quelle analoghe del presidente del Senato, Marini.
E che la situazione sia in grande fermento lo si capisce, per altro verso, guardando alla collocazione diversa dei due più importanti giornali, che sono anche i riferimenti di due distinti potentati che hanno entrambi appoggiato il centro-sinistra, ma che rappresentano interessi distinti e talvolta in conflitto.
Il Corriere della Sera, che da tempo manifesta insofferenza per la precarietà della maggioranza che sostiene Prodi e non disdegnerebbe un allargamento, sostiene il provvedimento di indulto, spiega che senza un ampia maggioranza è impossibile approvarlo, e bacchetta Di Pietro, neoministro di lotta e di governo.
Repubblica attacca il provvedimento di clemenza, riprende ad agitare Di Pietro come una clava rivolta questa volta contro gli ex amici dell’ex magistrato, scatena il solito impeto giustizialista di Travaglio, mentre, addirittura, il suo editore Carlo De Benedetti definisce “una porcata” l’indulto, facendo invidia all’ “esprit de finesse” di un Calderoni qualsiasi. Insomma, le batterie sono pronte a sparare contro chiunque osi prefigurare un cambio o anche solo un allargamento della maggioranza.
Infine, che quella sull’indulto sia una partita doppia, lo si capisce anche dal comportamento di alcuni partiti: la tiepidezza di AN da un lato e quella di Violante dall’altro, non sorprendono: la maggioranza allargata provocherebbe un loro spostamento ai margini degli equilibri politici.
INDULTO:PARTITA DOPPIA
Di fatto la votazione sull’indulto è diventata la prova generale di “grande coalizione”. E che la situazione sia in grande fermento lo si capisce dalle dichiarazioni di Napolitano e Marini e dalla collocazione diversa dei due più importanti giornali, che sono anche i riferimenti di due distinti potentati.

Che la situazione sia in grande fermento non mi pare…magari è vero solo sul versante delle organizzazioni partitocratriche . Perché sul versante dell’elettorato mi sembra di vedere calma piatta . E non solo perché questo è il momento delle ferie estive ,del grande caldo . Ma soprattutto perché –come si è visto e rivisto – i messaggi che passano e talvolta vincono ( con più o meno evidenza ,certo) sono solo quelli del passa parola – acritico e da tifoseria – che niente aggiunge alla situazione esistente,per lo più immemore circa le problematiche in ballo . Basta guardare la tranquillità con la quale è passato , dopo la messinscena gloriosa delle “primarie” all’italiana , il voto senza preferenze , emblema principe della vacuità ed inutilità della chiamata elettorale. Dove sta il fermento ? Nelle prove di grande coalizione ? La funzione marginale del “moralizzatore” Di Pietro non è certo una sorpresa ,od un problema ,come non lo è quella della Donna nel giochetto delle tre carte! Come tutti gli specchietti per le allodole ,si tratta di attirare l’attenzione ,distraendola da altre cose , fino alla fucilata risolutiva, alla cattura dell’ingenuo. E poi fateci caso : tra tanti Re Travicello ,non ne affonda mai uno !Mentre a bordo vengono fatti salire solo quelli atti a garantire spettacolo,ma non interferenze sulla rotta . Grande fermento….