Mariquita Zamperla, autrice e… Ci racconta qualcosa di lei?

Anche se risiedo da molti anni a Pisa, dove lavoro, sono nata a Firenze da una famiglia circense così come lo erano i miei nonni e bisnonni; allevatori di cavalli, acrobati, clown. La mia mamma cavallerizza e mio padre acrobata mi hanno trasmesso una grande passione per lo sport e i viaggi. Ho avuto un infanzia movimentata da continui spostamenti ma al contempo felice ed emozionante oltre che ricca di nuove conoscenze: credo che questo abbia influito positivamente sulla mia personalità, sviluppando ulteriormente la mia fantasia.
Oltre alla lettura, già da bambina amavo inventarmi storie su personaggi veri o immaginari. I loro racconti mi hanno stimolato a scrivere un romanzo che sto ultimando e che spero di poter pubblicare molto presto, sulla vita di una piccola famiglia circense, ambientato nel periodo della seconda guerra mondiale nel sud della Francia.
Con questo romanzo, vorrei mostrare come aspetti di una vita errante possano essere pieni di difficoltà ma allo stesso tempo ricchi di valori essenziali. Se non credessi in questi valori, non avrei potuto sottolineare la bellezza nella diversità e l’ho dedicato alla mia mamma e al suo bellissimo cavallo andaluso.
Quali sono state le sue letture e, se ci sono, quali autori o quali libri le sono stati compagni della vita?

Dopo aver amato l’impianto letterario di Calvino, la descrizione della realtà di Pasolini, Fenoglio e molti altri e quella straniera nella dolcezza di Sepulveda e nei viaggi onirici di Marquez, senza dimenticare l’assoluta verità di Hesse che hanno accompagnato la mia adolescenza, ho iniziato a leggere autori di noir, da Agatha Christie e Maigret, per passare a Camilleri, Vichi e Vitali e i casi del commissario Jan Baptiste Adamsberg della scrittrice Fred Vargas, tanto da maturare nel tempo, il bisogno di inventarmi un nuovo commissario.
Due casi difficili per il commissario Carrani è il suo romanzo pubblicato con dreamBook edizioni. Perché questo bisogno di scrivere?
La necessità di scrivere nasce con il bisogno di approfondire i valori in cui credo ed usare la scrittura mi è sempre sembrato il modo migliore e più semplice.
In fondo scrivere è un po’ come pensare a voce alta e condividere questi pensieri con persone che non conosci ma che possono trovare, in quei pensieri, un’affinità o una discrepanza utili ad una riflessione. Il pensiero critico che vedo pericolosamente latitare in questi ultimi temi nella nostra società, deve tornare ad essere motore delle scelte personali evitando quella deriva di condizionamenti che generano rassegnazione e indifferenze pericolose.
4. Cosa ha voluto raccontare con questo giallo?
Devo confessare che sono un’appassionata di montagna e di arrampicata, amo contemplare la natura nelle camminate nei boschi che mi portano a lunghe riflessioni così, durante una delle mie abituali vacanze a Barga, ho colto l’occasione di dare vita al commissario Paolo Carrani. L’ambiente del piccolo borgo mi è sembrato subito adatto per ambientarvi un indagine; in un tessuto connettivo tipico della piccola comunità che privilegia le relazioni personali e il quotidiano, senza dimenticarne pregi e difetti, arriva il commissario Carrani. E’ un uomo comune, con le proprie fragilità che non nasconde a se stesso ma le utilizza per capire anche gli altri. Il suo cavallo di battaglia è la citazione di Cervantes sulla prima pagina del racconto Un attimo prima del buio: “Cambiare il mondo amico Sancho, non è follia, né utopia, ma solo giustizia” ed è attraverso la giustizia che cerca di dare voce a chi non ha potuto farlo, non dimenticando mai di cercare per prima cosa i motivi della colpevolezza prima ancora della stessa colpa.
In questo racconto, oltre a valorizzare tradizioni storiche e culturali del luogo, ho cercato di portare il lettore all’interno dell’indagine, al fianco del commissario Carrani e degli altri personaggi, camminando nei vicoli assolati di Barga con i vasi di gerani affacciati sui balconi.
I giorni che stiamo affrontando, sono o ci sembrano eccezionale, non solo per la gravità oggettiva della pandemia in atto, ma forse ancor di più per la repentina interdizione di tutto ciò che normalmente o quasi inconsciamente, facevamo tutti i giorni come uscire, andare a prendere un caffè, trovare gli amici… Come sta vivendo questa situazione e cosa ne pensa?
In questo momento di forzata reclusione lo sgomento per quello che sta accadendo è enorme e la nostalgia per le persone care e gli amici che non posso frequentare, altrettanto. Sono un ottimista di natura e spero che quello che stiamo vivendo risvegli la coscienza di ogni individuo sul proprio modo di vivere. Il tempo che abbiamo a disposizione si è amplificato in una dimensione che se riusciamo ad utilizzare, può solo aiutarci a recuperare un maggior equilibrio con noi stessi e con gli altri.
Naturalmente ne sto approfittando per scrivere la seconda indagine del commissario Carrani che si svolge sempre in Garfagnana e tra le bellissime mura di Lucca, dove in una fredda mattina di dicembre , su una panchina viene trovato senza vita un clochard. Le indagini conducono il commissario Carrani ad entrare nel mondo degli invisibili, fino ad arrivare in una piccola frazione della Garfagnana, teatro nella seconda guerra mondiale di una terribile strage nazista…
A conclusione, ci vorrebbe regalare 15 righe del suo libro, quelle che ritiene, a suo avviso, le più significative?
Volentieri. Ve ne propongo due che raccontano, in modo diverso, il mio commissario e che ne offrono alcune delle molteplici sfaccettature che lo costituiscono. Spero che possano incuriosire e che questo inviti i potenziali lettori a leggere l’intero libro in attesa del secondo…
Era stato l’intenso odore di legna bruciata nei camini, il primo di quell’inverno arrivato improvvisamente il giorno precedente, a distrarre il commissario Paolo Carrani dai propri pensieri. Inspirò profondamente l’aria fredda di tramontana che soffiava nel vicolo e che lo costrinse a calarsi il cappello di lana sulle orecchie, prima di chiudere il portone alle sue spalle. In giro non c’era nessuno e , se non fosse stato per le luci dalle finestre delle case, il borgo sarebbe sembrato abbandonato… e, se non fosse stato per i piccoli presepi sparsi qua e là, non si sarebbe accorto che stava arrivando il Natale… (…) Non sopportava la televisione Carrani e la sera preferiva cenare con le finestre aperte e lasciare che fossero le voci e i rumori del borgo a tenergli compagnia. Quando con la notte calava anche il silenzio, si sintonizzava su Nik Night Fly che trasmetteva della buona musica e quasi sempre su richiesta di chi stava in ascolto. Sarebbe piaciuto anche a lui chiedere un brano da dedicare ma non voleva dare il suo nome: lo avrebbe fatto sentire infantile e se qualcuno lo avesse riconosciuto, non avrebbe retto all’iumbarazzo…
Stefano Mecenate

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