Quarant’anni fa, nell’introduzione al volume 44 Novelle per l’estate (Mondadori) di Mario Soldati, lo scrittore Giorgio Bassani concludeva la sua riflessione con queste parole: “Non resta a questo punto che domandarsi se la critica e il pubblico dei lettori sapranno accorgersi dell’importanza dell’opera di Soldati (…) Io non ho dubbi. Presto o tardi si dovrà pur capire con che cosa e con chi si sia stati messi a confronto. Per forza”.

Il volume Mario Soldati. La gioia di vivere (Golem edizioni), a cura di Pier Franco Quaglieni, autore anche dello stimolante saggio di introduzione, riprende la riflessione di Bassani. Non per aggiungere nuove pagine ai consueti ritratti dello scrittore, ma per lasciare ai lettori il piacere della scoperta. In che modo? Fornendo loro il materiale e gli strumenti (attraverso una minuziosa e selettiva scelta di testimonianze, aneddoti, ricordi, pensieri dello stesso Soldati), per entrare in contatto con la vitalità e la profondità di “un uomo poliedrico, raffinato e semplice – ricorda Quaglieni – sferzante e umanissimo nel suo rapporto con la vita”.
Soldati ha fatto della curiosità un’estetica e della scrittura un’arte. Il volume è una miniera. Basta passare al setaccio le pagine che subito ci si imbatte nel baluginare dei gioielli. Lo scrittore, il regista, il protagonista delle avventure gastronomiche, il critico d’arte, l’inviato speciale che, seguendo nel 1982 il campionato mondiale di calcio in Spagna assisteva agli allenamenti e, ogni volta che gli azzurri entravano in campo, come racconta il giornalista Gianni Romeo, li salutava “alzando il fedele bastone da passeggio”. L’Italia vinse i Mondiali e Soldati incoronò l’allenatore: “Bearzot è un austroungarico, il successo è merito suo”.
Quaglieni, che fu fra i fondatori del Centro Mario Pannunzio di Torino con Arrigo Olivetti e Soldati, ebbe quest’ultimo al suo fianco a partire dal 1980 quando lo scrittore fu eletto presidente. Un uomo libero e troppo consapevole del suo talento per lasciarsi irreggimentare nei conformismi predominanti. Ebbe un’educazione cattolica: “Nella lunga vita Soldati è stato quasi sospeso fra i Gesuiti e Piero Gobetti: un laico continuamente sedotto dal dubbio ma anche dal fascino della religiosità. Un po’ Pascal – scrive Quaglieni – e un po’ Montaigne”.
La scelta antifascista, il rapporto con il settimanale Il Mondo di Mario Pannunzio, la simpatia per un socialismo di impronta liberale e riformista. “L’aver conosciuto di persona Togliatti – diceva Soldati – mi ha impedito, per sempre, di diventare comunista”.
Lo scrittore visto in controluce. Occupava accanitamente il tempo libero con lo scopone, la buona tavola, il vino, il gioco delle bocce e anche quel vissuto apparentemente minimalista diventava, come tutto il resto, materia di ispirazione per una scrittura agile e vitale. “Soldati si è sempre divertito a scrivere: un romanzo o un racconto – osservava il poeta Giovanni Raboni – deve essere stato ogni volta, per lui, un’avventura”. Ogni incontro poteva essere un racconto.
Lieve e amabile il ricordo della scrittrice Lalla Romano: “Vidi per l’ultima volta Soldati a Tellaro. Mi piacque la casa, mi fece vedere tutte le stanze, le librerie, le fotografie. Fui contenta di quella giornata. Di ritorno in macchina ridevo tra me ripensando a quando, soli in ascensore, mi disse: baciamoci!”.
Fra le testimonianze che meglio rappresentano Soldati c’è quella di Mara Pegnaieff. In un giorno dell’estate 1978 si celebrava a La Spezia la conclusione di una crociera ecologica nel Mediterraneo. Era presente il ministro Vittorino Colombo. “Arrivando in elicottero sul vostro bel golfo – disse rivolto al pubblico – ho visto l’arcobaleno non in cielo, ma in mare”.
Il ministro si riferiva ai colori che gli idrocarburi inquinanti lasciano sulla superficie dell’acqua. Poiché era noto che il ministro stava per firmare un decreto che prevedeva di dragare il golfo in profondità e di costruire enormi serbatoi nell’entroterra, Soldati, che era fra il pubblico, intervenne ad alta voce: “Altro che idrocarburi! Se verrà costruito il parco-boe nel golfo arriveranno superpetroliere da 250 mila tonnellate: ministro non firmi il decreto!” Colombo non gradì l’intervento e rispose a Soldati in modo poco cortese: “Lei firmi i libri, io firmo i decreti”. Lo scrittore, comunque, era riuscito a dare voce alla protesta degli spezzini.
Come finì? “Finì che Colombo non firmò il decreto per parco-boe nel golfo della Spezia – ricorda Pegnaieff – e forse, un po’di merito lo ebbe anche Mario Soldati”.
Redazione

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