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Mario Monti uno e due

Assai diverso (legittimamente) il pensiero da studioso e oggettivo osservatore della realtà economica, espresso sul Corriere della sera, rispetto al pensiero che diventa azione manifestato nel voto come parlamentare.

di Beppe Facchetti | 24 Gennaio 2021

Avevamo letto un forte articolo di Mario Monti sul Corriere della Sera di domenica scorsa e per questo abbiamo ascoltato due giorni dopo con molta attenzione il discorso dello stesso senatore Monti sulla fiducia al governo Conte. Il senso dell’articolo era molto chiaro, indicando non suggerimenti ma “condizioni” per il consenso. La stima che abbiamo per il presidente Mario Monti, rafforzata dalla riconoscenza per quanto ha fatto quando è stato chiamato a guidare il Paese in un momento difficilissimo, non possono attenuare una critica, anche se temperata da una valutazione più generale. La valutazione, intendiamo dire, di quanto sia anche legittimamente diverso il pensiero dello studioso, dell’oggettivo osservatore della realtà economica, rispetto al pensiero che diventa azione nel voto in un Parlamento. Qui evidentemente prevalgono considerazioni di opportunità, nel senso più nobile della parola, anche se possono sembrare contraddittorie. Però basterebbe distinguere. Un senatore a vita non risponde agli elettori, ma un editorialista si, ai suoi lettori.

Sta di fatto che la distanza tra l’articolo e il discorso è stato davvero impressionante, anche nello stile molto più faticoso, nella rinuncia quasi totale al filo di ironia che rende normalmente molto leggibile il pensiero economico del senatore a vita.

Assolutamente condivisibile l’articolo di Monti, che chiedeva di profittare della crisi per “esaminare senza pregiudizi temi scomodi, impopolari e spesso elusi” e indicava gli argomenti-chiave di questa operazione: ridurre le diseguaglianze in nome dell’einaudiana uguaglianza dei punti di partenza, più una riforma fiscale toccando “temi tabù” come patrimoniale, imposta di successione e sugli immobili, infine accrescere la concorrenza e frenare le rendite di posizione.

La risposta di Conte alle Camere ha totalmente disatteso almeno queste aspettative e Monti ha  infatti spiegato il suo favore al Governo per l’europeismo dichiarato dal Premier, pur essendo troppo strumentale l’appello più alle forze europeiste (dotate di voti parlamentari) che all’europeismo in sè. Il tono avrebbe dovuto essere, secondo l’articolo, ispirato al “linguaggio della verità”, ma era impensabile sganciare la politica del terzo Conte dalle caratteristiche  salienti dei due precedenti, quelli di una politica economica fortemente corporativa, diventata bonus e favori in tempi di pandemia. Impossibile da adattare sia all’uguaglianza dei punti di partenza, sia soprattutto alla concorrenza e alla battaglia alle rendite. Men che meno  favorevole a imposte che neppure il governo Monti è riuscito a reintrodurre.

Troppo alte le condizioni, troppo ambiziosa la giusta richiesta di un metodo nuovo, discontinuo, in nome di una visione severa e e rigorosa di un’Italia diversa. L’accenno amaro del senatore a certi provvedimenti come Quota 100 e reddito di cittadinanza, confermava la sconfitta di qualsiasi visione alternativa,

Che non c’è stata e non poteva esserci, ma il voto di fiducia è arrivato ugualmente.  Un senatore a vita forse non può fare diversamente, perché ha obblighi morali di stabilità e continuità. Speriamo solo che, a crisi finita, Conte trovi il tempo di leggere il Corriere della Sera. C’erano indicazioni giuste.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: battaglia, consenso, considerazioni, corriere della sera, crisi, dichiarato, discorso, governo, governo monti, il corriere della sera, italia, mario monti, monti, parlamento, patrimoniale, provvedimenti, senatore, uguaglianza, valutazione, voto di fiducia

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

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