
Non fu un’impresa facile per l’Imperatore Carlo VI d’Asburgo garantire la successione dei possedimenti della Casa d’Austria alla figlia Maria Teresa. Con la Prammatica Sanzione, per consentire a una donna di salire al trono, aveva abolito la legge salica (che stabiliva la successione solo in linea maschile). La figlia poté così ereditare i numerosi possedimenti austriaci, ma i problemi non tardarono ad arrivare.
Il recente saggio Maria Teresa d’Austria (Salerno Editrice 2024) di Marcello Verga, docente di Storia moderna all’Università di Firenze, esamina, nell’ambito di un’ampia biografia della celebre sovrana, le difficoltà che ella dovette affrontare e la determinazione con cui le superò.
Maria Teresa, alla morte del padre nel 1740, aveva solo 23 anni e si trovò a dover sostenere la cosiddetta guerra di successione austriaca contro altre potenze europee che non riconoscevano la validità della Prammatica Sanzione. Federico II di Prussia colse l’occasione per impadronirsi della Slesia, mentre anche l’Elettore di Baviera, la Spagna e la Francia avanzavano pretese.
Maria Teresa non si perse d’animo. Ma nell’autunno-inverno del 1741, scrive il prof. Verga, la situazione militare le appariva disastrosa, e sembravano poche le speranze di poter conservare il trono. Inoltre, non mancarono oltraggi alla sua persona: in Olanda e in Gran Bretagna apparvero vignette in cui Maria Teresa, con le vesti strappate, era oggetto di violenza e possesso maschile (p.39). Federico II, durante il Te Deum per le sue vittorie in Slesia, fece leggere la lettera di S. Paolo, in cui si esortava la donna a imparare in silenzio con sottomissione, ritenendo che non dovesse essere consentito a nessuna donna di insegnare né di dettare legge a un uomo (p.39).
Le sorti del conflitto cambiarono, e grazie alla mediazione dell’Inghilterra, Maria Teresa mantenne i suoi possedimenti, ad eccezione della Slesia. Con la pace si aprì la stagione delle riforme, chiamate appunto “teresiane”, che nel saggio sono trattate ampiamente. Alcuni anni dopo, Maria Teresa, che in quanto donna non poteva essere eletta alla dignità imperiale, riuscì a far nominare il marito, Francesco Stefano, fregiandosi così del titolo di imperatrice.
Le coalizioni però erano mutevoli. Nel 1756 si arrivò al “rovesciamento delle alleanze”, che ruppe il tradizionale equilibrio basato sul contrappeso tra Borbone e Asburgo. Tuttavia, le nuove alleanze erano deboli: la Francia era concentrata sulla contesa coloniale con la Gran Bretagna, mentre gli interessi dell’Austria erano sul continente. Ciò portò alle contraddizioni della Guerra dei Sette Anni.
Tra i molti temi trattati nel saggio, si parla anche di un monumento un po’ misterioso (p.69), nel quale Maria Teresa è circondata dai “suoi” ministri. “E Francesco Stefano?” si chiede, quindi, il prof. Verga.
E se Voltaire affermava che “ci sono pochi sovrani di cui si deve scrivere la storia”, leggendo questo saggio si comprende che tra questi vi è certamente Maria Teresa. Durante il suo lungo regno, dal 1740 al 1780, l’Austria, terra cattolica abitata da tedeschi, italiani, slavi e magiari, guadagnò una nuova collocazione sullo scacchiere europeo. L’imperatrice seppe mobilitare la famiglia come risorsa strategica per la Casa d’Asburgo: i matrimoni dei figli e delle figlie divennero strumenti di alleanze diplomatiche.
Molto interessante è anche il capitolo finale sui vari modi in cui è stato utilizzato il mito di Maria Teresa. Una vasta panoramica sulla pubblicistica e sul dibattito politico-culturale attorno a questa figura di statista. Nel XIX secolo, il riferimento a Maria Teresa servì a rafforzare il concetto di patria e a creare un legame tra le varie componenti etniche dell’Impero asburgico. Negli ultimi tempi dell’Impero austro-ungarico, servì a mantenere un sempre più difficile senso di appartenenza. Hofmannsthal la considerava “madre dell’Austria”. Dopo la prima guerra mondiale, divenne un simbolo della Mitteleuropa, un mito fondativo per paesi non germanofoni divenuti indipendenti, come il Belgio, la Lombardia, la Boemia e l’Ungheria, che la considerarono esempio di buon governo.
Durante il nazismo, quando si esaltava Federico II, Maria Teresa si opponeva simbolicamente alle pretese egemoniche tedesche e all’Anschluss. Anche durante la Guerra Fredda, quando la DDR di Honecker tornò a esaltare Federico II, l’imperatrice austriaca ne divenne nuovamente il contraltare.
Gabriele Parenti

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