Ricchezza, passione per il canto,sogni di successo, sicurezza nelle sue doti. Non manca niente a Marguerite , appassionata melomane che si esibisce per un pubblico ristretto di amici interessati alle sue elargizioni benefiche e non certo al suo canto che di bello non ha niente , infatti a Marguerite manca l’essenziale: la bella voce .
L’idea del film nasce nel regista Xavier Giannoli ascoltando alla radio un programma in cui arie di Mozart venivano cantate da una voce stonatissima. Incuriosito effettua ricerche e scopre così l’esistenza di una ricca signora americana, innamorata del bel canto, che amava esibirsi per gli amici, incideva dischi e debuttò, poco prima di morire, alla Cornergie Hall. Nessuno osava dirle ce era stonata e lei ignorava questo difetto, oppure l’amore per la musica era tale da farle rimuovere un’idea del genere.
Strano e interessante come anche Stephen Frears in America stia lavorando ad un biopic sulla vita di Florence Foster Jenkins, (quella che Giannoli ascoltava alla radio) con Meryl Streep quale interprete.
Anche la Marguerite Dumont del film è ricca, vive in una grande villa nei dintorni di Parigi, circondata da una servitù fedele e affezionata e accudita da un maggiordomo che l’asseconda nella sua illusione. Figura emblematica quella di Madelbos il maggiordomo/fotografo: venera Maruerite,la asseconda nel suo folle desiderio di esibirsi in pubblico,la protegge come può, la fotografa con i costumi delle opere che lei ama interpretare, ne fa la sua musa ma è lui il suo Pigmalione, la sprofonda sempre più nell’illusione e in un certo senso favorisce la sua morte, dignitosa,fra le braccia di quel marito che lei ha cercato inutilmente di conquistare con il suo canto.
Cantare per Marguerite è vivere e il suo canto, per quanto stonato, è un grido liberatorio,è il grido di una donna che cerca l’amore del marito, che l’ha sposata per i soldi,e che si accorge di amarla quando è ormai troppo tardi.
“Canta in modo divinamente stonato, sublimemente stonato, follemente stonato” dicono Kyril e Lucien, i due giovani giornalisti che illuderanno Marguerite ma resteranno alla fine commossi dalla sua disarmante onestà e dalla sua innocenza.
Una tragedia quindi ma anche una commedia, unite dall’ipocrisia dei falsi amici e la cinica crudeltà di giornalisti che manipolano le parole e le usano per proseguire nell’inganno illudendo Marguerite di avere qualità che invece non esistono nella sua voce.

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