Marcinkus, chi era costui? Prendendo a prestito lo spirito donabbondiesco nell’apprendere della dipartita di Paul Marcinkus non vogliamo certo mancare di rispetto. La morte, si sa, è una cosa seria. L’ironia deriva se mai dal fatto che la notizia della sua morte sia passata quasi sotto banco. Come se desse fastidio. Fastidio che probabilmente ha fatto si che sempre meno se ne parlasse negli ultimi anni, tanto che le nuove generazioni ignorano chi esso sia stato, a meno di interessi e approfondimenti personali.
Paul Marcinkus, monsignore, è stato con Giovanni Paolo II Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Dunque un personaggio di primo piano. Un alto prelato. In verità egli è ricordato per qualcosa di molto più importante: egli era definito il Banchiere di Dio.
Su un sito internet leggiamo:
“Un giorno, uno splendido esseno di nome Gesù disse: “…porgi l’altra guancia”. Loro un pò duri d’orecchi capirono: ” Porgili in banca”. Da allora è nato tutto, la Banca Vaticana (IOR), la banca dei Ministri di Dio…di quale dio però, non lo si è ancora capito”.
Egli è stato per anni Presidente dello IOR, la banca vaticana. Il suo nome è emerso alle cronache associato a fatti che hanno caratterizzato – in negativo – la storia del nostro paese: Calvi, Sindona, il Banco Ambrosiano, Licio Gelli e la P2. E proprio per fondi neri provenienti dallo IOR e per il suo coinvolgimento nel crack del Banco Ambrosiano egli fu condannato, anche se la Cassazione annullò ogni mandato di cattura. Egli godeva, come era ovvio che fosse, della protezione “politica” di Giovanni Paolo II. Anche perché, con la sua gestione, ha portato numerosi miliardi nelle casse vaticane. E proprio grazie alla protezione del Papa egli ha potuto condurre – sicuramente agiatamente – la propria esistenza fino ad oggi, nella sua America.
Dunque un protettore al suo fianco che ancora oggi è ingombrante; proprio per questo ci siamo voluti soffermare su questa notizia. Sul web nessuno sito, tanto quello dell’ANSA tanto quelli di Corriere della Sera e Repubblica, i maggiori media, hanno voluto calcare la mano più di tanto su questa vicenda; forse è giusto così, nel rispetto della memoria. Lo stesso rispetto che però dovrebbe essere mantenuto anche verso quegli uomini che, nel bene o nel male, hanno caratterizzato le cronache senza avere “sponsor” così di rilievo. La storia darà il suo giudizio finale. Noi dal canto nostro ci accontenteremmo di una maggiore trasparenza.
Claudio Tirinnanzi

Sulla P2 e sul caso del Banco Ambrosiano non si dice veramente più niente.
Il “povero” Gelli quando si è presentato a Pistoia dove ha donato un archivio che risulterà veramente utile ai posteri è stato “ferocemente” criticato da pseudo no global sinistreggianti… qui tutto tace! Mah