Si può condannare un uomo per il suo pensiero del quale, peraltro, si dichiara pentito?
A David Irving, storico britannico, per aver negato l’Olocausto, è successo questo, ad opera del tribunale di Vienna.
Occorre anche precisare che tale aberrante tesi venne espressa trenta anni fa e sconfessata in opere successive.
Dunque Irving si è pentito. E lo ha fatto anche davanti alla corte austriaca che lo processava proprio per quelle sue “giovanili” affermazioni.
Se tutto ciò fosse avvenuto nell’immediato dopo guerra, in pieno processo di Norimberga, forse anche noi non faticheremmo a condannare, non solo a parole ma anche in fase di processo.
Ma a distanza di sessanta anni una condanna di tre (3) anni come quella che è stata inflitta a Irving, ci provoca non pochi dubbi. E forse più che di dubbi si tratta di indignazione.
La condanna è stata inflitta sul pensiero. Sul libero pensiero di un individuo che può non essere condiviso, che deve essere criticato e anche – nonostante tutto – rispettato.
Una condanna del genere è una condanna al motore portante di PensaLibero: anche noi come tutti gli Irving di questo mondo facciamo le nostre affermazioni, giuste o sbagliate che siano, e le esterniamo attraverso il web a chiunque voglia leggerle, offrendo la possibilità a tutti di inviare commenti, critiche, pensieri. Mai un commento è stato censurato. Mai una nota contraria è stata cestinata. Siamo liberi pensatori, fautori della libertà di opinione. Questa è la nostra connotazione, questo è ciò che ci contraddistingue.
Per questo ci domandiamo: come mai nessuno leva una voce in difesa di questo storico inglese, reo di avere espresso un pensiero non condivisibile e per questo condannato alla reclusione? Oggi è toccato a lui. Domani magari potrebbe toccare ad uno di noi, e questa insicurezza persisterà fino a che non sarà affermato a gran voce e da tutti il diritto all’espressione del proprio pensiero.
Vogliamo lanciare una provocazione: uniamoci , formiamo comitati, sfruttiamo la rete per levare la nostra protesta.
Schieriamoci in difesa della libertà di espressione. Giovanni Paolo II si rivolse al mondo invitando a non temere di professare la propria fede con queste splendide parole, che dobbiamo fare nostre in questa battaglia: non abbiate paura!
La libertà d’espressione è sacra
La pena di tre (3) anni inflitta a Irwing è assurda perché inflitta in ragione del suo pensiero. Lanciamo una provocazione: sfruttiamo la rete per levare la nostra protesta. Schieriamoci per la libertà di espressione.

Che vergogna! Ciò che ha fatto quest’uomo può essere criticato ma non condannato. La libertà di espressione è sancita dalle più grandi costituzioni. La condanna a quest’uomo è vergognosa e va contro ogni principio morale!
…..“a David Irving, storico britannico, per aver negato l’Olocausto”…..Il problema è sapere ( dato che io non ho letto niente di costui ) cosa vuol dire negare l’Olocausto ….se nasconde i fatti che conosciamo tutti ,essendo “storico” ,dovrebbe aver scritto delle falsità ,negato delle evidenze , omesso delle puntualizzazioni : in altre parole ,avrebbe mentito clamorosamente .E se c’è una pena per raccontare il falso ,ingannando il pubblico (come storico) chiediamoci se passa grossa differenza tra uno che produce banconote ed uno che produce testi di studio . Il falso non mi sembra accettabile,in quanto falso. E non sempre il giudizio di ciascuno appare attrezzato per difendersi dal falso.
La libertà di espressione è un altro….paio di maniche .Qui il bene in discussione non è tanto l’affezione per una tesi od un’altra ,ma la libertà in sé,direttamente: e coartare la libertà di fare e pensare e di esprimersi , per far prevalere una parte (senza corrispettivi sociali )è solo violenza anche se giudiziale. E la calunnia è una cosa ,il falso altra cosa ……..mentre la bischerata è una bischerata .
Riconosciuto di aver errato – come del resto si riporta –, il senso di una condanna su giudizi precedentemente espressi – che non siano calunnia – resta tutto da definire . Certo che potrebbe essere violenza , il “diritto all’espressione del proprio pensiero “ non è certo rinunciabile (nei limiti della decenza ,magari.)..E va sostenuto senza “avere paura” ,facendo i debiti distinguo tra espressione di fede e di ragionamento. Se davvero si tratta di una condanna “ inflitta sul pensiero” va bollata per quello che è ,con tutti i mezzi possibili. Anche per non arrivare al tipo di condanne attualmente espresse da esponenti islamici su vignettisti ,giornalisti o altro , anche senza procedure processuali. Insomma : est modus in rebus !
I Tribunali devono valutare se esiste un reato e pronunciarsi in base alle Leggi.
Ma il mio pensiero, anche se aberrante e non condiviso, non può essere oggetto di censura, in quanto oscurerebbe, e limiterebbe, il principio della mia libertà di esprimere valutazioni e opinioni su fatti, avvenimenti ed argomenti, sia sotto il profilo storico, politico e religioso.
Giusta la presa di posizione promossa dal notiziario Pensa Libero .
Giuseppe Lax – Firenze
Non c’è opinione che non valga la pena di essere ascoltata e valutata, sempre che si tratti di opinione e che non violi le norme penali. C’è poi da dire che le affermazioni di Irwing sono talmente insostenibili che hanno il peso che meritano. Con questo processo e lo spazio che la stampa gli ha dato, invece, non si è fatto altro che suscitare la discussione su un problema ormai da decenni appurato, sviscerato, dibattuto e consegnato ai libri di storia. In altre parole si è perso tempo e denaro per infliggere una condanna, peraltro simbolica, a chi non aveva alcun obiettivo esplicito e reale, se non quello di esprimere una opinione, bizzarra, ma pur sempre un’opinione, che non è assolutamente un’apologia. Al contrario, opinioni come quella di Irwing è molto meglio che siano espresse pubblicamente, piuttosto che rimangano all’interno di ristretti circoli o ambienti, in modo da poterle sconfiggere con la forza delle idee.
Si può capire la particolare sensibilità ed i complessi di colpa che stanno alla base di questa sentenza. Ma se si comincia col processo alle opinioni….
Piuttosto, come far sentire la nostra protesta?
Non so se questa condanna sia più ridicola o vergognosa.
Omissis.. mi associo – comunque, al di là del messaggio precedente – al contenuto dell’articolo testè letto!
Tra l’altro.. ma che si può perdere tanto tempo dietro al primo che dice una bischerata così grande? Ovvia su, austriaci.. vu fate tanto i perbenini.. ma siate seri!