
Se qualcuno si fosse ingenuamente illuso che con le dimissioni di Berlusconi e l’insediamento del governo Monti fosse stata di colpo chiusa una pagina della nostra storia repubblicana, aperta a suo tempo dall’avvento del fasullo bipolarismo all’italiana ed imperniata sullo scontro tribale ed altamente improduttivo fra opposte fazioni, avrà presto motivo di ricredersi e di deporre definitivamente le proprie soverchie illusioni.
I segnali ci sono già tutti e non era difficile prevederli, come nelle scorse settimane abbiamo scritto, facendo uso di un minimo di disincanto e di una ragionevole analisi dei fatti.
La tregua apparente instauratasi in Parlamento, coagulata attorno ad un governo non politico – che non significa affatto a-politico – nato dall’intervento di Napolitano e non sottoposto al giudizio degli elettori, appare ogni giorno che passa più fragile e destinata a concludersi non appena le singole forze politiche si saranno riorganizzate internamente e fra di loro, approfittando dell’ombra calata sulle loro azioni e quanto mai favorevole alla tessitura di accordi sottobanco.
Intanto che le luci dei riflettori sono tutte puntate su Monti, i leaders politiici, sollevati da ogni responsabilità istituzionale e di governo, si organizzano per la prossima campagna elettorale che rischia di essere, per molti di loro, un vero bagno di sangue, se non riusciranno a far dimenticare in fretta il lungo elenco delle loro incapacità e delle loro manchevolezze, quelle che ci hanno portato ad un disastro economico senza precedenti e ad una tensione sociale che alimenta ogni giorno uno scontro di tutti contro tutti.
Dunque si trama, si tratta, ci si incontra di nascosto, riscoprendo improvvisamente il benefico valore della riservatezza dopo anni di sovraesposizione malata ed ossessiva; i personaggi – o, per meglio dire, le tristi macchiette – che hanno animato per quasi vent’anni la compagnia di giro del tubo catodico, passando da un talk show all’altro a colpi di urla, insulti e scontri avvilenti, si sono improvvisamente redenti, preferendo gli incontri nascosti al riparo delle telecamere e riscoprendo persino i riti carbonari delle riunioni nei sotterranei del Palazzo.
Il segnale dell’avvio delle manovrine e’ stato dato – e questo già dovrebbe dirla lunga – da Berlusconi, che dopo aver messo un secco veto a Monti sulla possibilità di lavorare anche ad una riforma elettorale, in capo a sole due settimane ha cambiato idea, annunciando che in questi tempi di apparente vacanza dalla politica attiva i partiti dovrebbero dedicarsi alla elaborazione di un progetto di riforma elettorale da approvarsi velocemente prima delle prossime elezioni.
Ed il primo a rispondere positivamente a questo appello e’ stato – guarda un po’ – il Pd, laddove Bersani e’ sempre più consapevole non solo della assoluta fragilità della propria leadership ma anche di un dato di fatto che ci era sempre parso evidente, ovvero che la ragione sociale del suo partito, mai nato ma in compenso costantemente in moto centrifugo dalla propria segreteria, risiede da sempre nell’antiberlusconismo e che, paradossalmente, senza Berlusconi rischia di dissolversi definitivamente, lasciando un vuoto a sinistra difficilissimo da colmare. In assenza di un progetto politico mai partorito dal Pd, vale dunque la regola del salvarsi a tutti i costi, restando aggrappati al salvagente berlusconiano.
Il progetto e’ chiaro, riformulare una legge elettorale ad uso e consumo dei due principali partiti, Pd e Pdl, tagliando fuorila Lega, indebolita dal suo stesso fatuo giochino di sdoppiamento fra lotta e governo che i suoi elettori non sembrano più disposti a bersi, ma anche Di Pietro, ormai spostatosi all’opposizione per quanto populista come sua natura, e Vendola che, più degli altri, accusa la marginalità della politica non avendo incarichi a Roma e dibattendosi fra le panie e le magagne sempre più difficili da occultare della sua plurindagata Giunta pugliese.
Naturalmente, giova in questo frangente tenere posizioni sfumate, morigerate, contenute, in una parola nascondersi ad oltranza, con il chiaro obbiettivo di aiutare gli italiani, popolo quanto mai incline alla smemoratezza, a dimenticare in fretta le scelleratezze compiute in questi anni, e dunque di riproporsi quasi vergini alla prossima campagna elettorale che, quando si aprirà, troverà un paese economicamente stremato, socialmente sfilacciato, e pronto ad individuare un colpevole da linciare pubblicamente, ovvero Monti, padre della manovra lacrime e sangue che ci ha imposto.
Crediamo dunque che mai come nei tempi a venire sara’ fondamentale il ruolo dell’informazione che, oltre a seguire con fin troppo zelo le mosse del governo, dovrebbe più che mai riscoprire il suo ruolo di cane da guardia e raccontare ai lettori le manovrine segrete che si apprestano ad ingannarli ancora una volta.
Abbiamo visto nei giorni scorsi il programma di Gianluigi Nuzzi che ha svelato senza ombra di dubbi i rivoltanti retroscena del voto di fiducia di un anno fa, con annessa compravendita di voti, scambi di favori, incarichi, prebende, garanzie di lucrosi vitalizi parlamentari e di rielezioni sicure grazie alla immonda legge elettorale che ci ritroviamo.
Oltre ad apprezzare un lavoro giornalistico degno di questo nome, lo consideriamo il primo
di quella che speriamo sara’ una lunga serie di pillole pronte a rinvigorire la debole memoria degli italiani, dotandola di un ampio corredo di santini che saranno poi molto utili, alle prossime elezioni, per rammentarci chi non dovremo votare ma, ancora prima, per insegnarci a capire in tempo le trappole nascoste in una legge elettorale.
Un’ultima considerazione: nello stesso giorno in cui e’ andato in onda il programma di Nuzzi, negli Stati Uniti l’ex governatore dell’Illinois, Rod Blagojevich, è stato condannato a 14 anni di prigione per corruzione in relazione a diversi episodi fra cui il tentativo di vendere il seggio in Senato lasciato vacante dal presidente Usa Barack Obama dopo la sua elezione.
Dal voto di fiducia del 14 dicembre 2010 e’ passato un anno, pressola Procuradi Roma giacciono da allora diversi esposti che denunciano la compravendita di voti, ma tutto tace.
Le conclusioni, traetele voi.

Se la manovra viene approvata entro la fine dell’anno e la Consulta a gennaio dovesse ritenere legittimo il referendum abrogativo della legge elettorale, temo che le elezioni anticipate saranno inevitabili.
Caro Gianfranco, neanche io ho mai sostenuto che la sola legge elettorale possa cambiare le cose, ma ho sempre pensato, e ripetutamente scritto, che senza strumenti democratici adeguati – primarie obbligatorie e legge elettorale nuova – non si può neanche cominciare a pensare ad una riforma profonda e radicale del sistema che, nonostante illusori cambi di nome, ci ha governati dal dopoguerra ad oggi portandoci al disastro che stiamo vivendo. Se ci leggi da tanti anni, e mi fa molto piacere, sai che questa e’ una delle tante battaglie di cui ci siamo fatti carico, pur sapendo di essere fortemente minoritari, perché tutti quelli che oggi invocano la riforma elettorale sono gli stessi che a suo tempo non solo hanno taciuto ma ci hanno dato di ignoranti ed incompetenti – ed uso degli eufemismi perché a differenza di loro io sono una personcina educata – accusandoci di non comprendere tutta la valenza salvifica dell’attuale legge elettorale, che doveva abbattere il potere delle lobbies rimettendo tutto in mano ai partiti. Questi capibastone di destra e sinistra sono attualmente pluriindagati proprio per quei reati che dicevano di voler combattere con questa bella legge, e poiché io sono anche garantista non gli do addosso come loro invece hanno fatto con noi, questione di dignità personale.
Riguardo alle responsabilità dei partiti ed al ruolo dell’attuale governo, tanto io che il Direttore ne abbiamo ampiamete e ripetutamente scritto, quindi non ci torno sopra, certa che tu abbia già letto cosa ne pensiamo. Concludo dicendoti – ed anche qui scusami se mi ripeto, avendolo già scritto più volte, questo e’ il motivo per cui a volte sembra che non risponda, temo di risultare ripetitiva – che sono convinta da gran tempo della necessita’ di apportare fattive modifiche alla nostra Costituzione, la cui presunta intangibilità e’ un totem di chi e’ buono solo a sventolarla come alibi contro ogni cambiamento. Tutte le grandi democrazie modificano le loro Carte, come e’fisiologico che sia, se non altro per i mutati temi e le mutate condizioni storiche e sociali, invece noi siamo avvitati alla conservazione in tutto, e questo e’ il vero male che ci danna.
e’stato condannato a 14 anni di galera. Vera e senza sconti. Come cittadina italiana, non ho purtroppo la stessa certezza, e temo che non l’avrò mai. Come vedi, il pragmatismo non mi difetta.
Gian Framco: proprio perché leggi Pensalibero, sai che ci battiamo da anni per il sistema elettorale che tu stesso indichi, e che siamo stati fra i pochissimi a batterci duramente ai tempi in cui fu imposta l’attuale legge elettorale che allora, diciamolo, andava bene a tutti, altrimenti non sarebbe mai stata approvata. Riguardo l’analisi del Foglio, devo dirti che e’ un po’ troppo “comoda”: non e’ una questione di debolezza dei partiti, quanto piuttosto, molto più realisticamente e prosaicamente, una mera lotta per il mantenimento di una rendita di posizione alla quale nessuno, a destra come a sinistra, e’ disposto a rinunciare.
Massimo : caro amico, qui non si e’ mai praticato l’antiberlusconismo – lo dico nel caso tu ci leggessi da poco – e lo si e’ sempre denunciato per quello che era, un alibi di comodo per coprire il vuoto totale di idee e contenuti che caratterizza la poltiica italiana da troppi, troppi anni. Detto questo, nessuno cade dal pero stamani scoprendo la corruzione parlamentare – semmai siamo grati a Nuzzi per averla documentata senza ombra di dubbi – ma ammetterai che denunciare questo stato di cose e’ più che mai doveroso ora che tutte le forze politiche, nascoste dietro la sagoma di Monti, si preparano ad una operazione di cancellazione della memoria in grande stile. Riguardo agli USA, ho citato il caso dell’ex governatore dell’Ilinois per un motivo molto semplice: non ho la minima idea di cosa sapesse o meno Obama, ma ho una certezza, ovvero che il concussore
Buongiorno Chiara
Dopo 19 anni di Russia ho imparato il valore di una parola: Pragmatismo.
So chi sono i (2) fratelli Berlusconi dagli anni 80 ed ho sempre faticato a separare il giudizio personale dai risultati nella loro vita.
Non dimentichiamoci che fino al 1994 il Cav veniva citato dai politici come esempio di genialità imprenditoriale Italiana e che la sua “scesa in campo” dimostrò che gl’Italiani sanno perfino pensare quando votano.
Gridare all’inefficienza della sua gestione della cosa pubblica, significa non avere un quadro completo (v. °Ridono di noi°)
Scandalizzarsi per il 14-12 (ovviamente e comunque riprovevole) mi sembra un po’ manieristico: fare gli occhi tondi e sbattere le palpebre va bene, ma allora vuotiamola tutta, “la monnezza”, o si ricade nel solito anti-B che, francamente, ha caso mai avuto più una funzione di foglia di fico per gli scarsi attributi programmatici dell’opposizione che non quella di “denuncia sociale”.
I miei 68 anni ed un’ottima riserva di neuroni mi permettono di ricordare ben altre manovre e compravendita di voti, posizioni e favori.
Il manuale Cencelli non l’ha inventato il Cav, anzi, caso mai l’aveva messo in archivio e, magari, Bersani lo sta rispolverando, pensando ad un successo elettorale.
Ovviamente lo sporco altrui non giustifica il proprio, ma allora facciamo come negli USA: identifichiamo l’autore e mettiamolo alla gogna, salvando la faccia (anzi le DUE :-) facce) del Capo.
Già, perché OVVIAMENTE Obama non sapeva, poverino, assolutamente niente di quanto tramava il cattivo Bagojevich, che si permette di essere cittadino Americano con un nome da ebreo russo, il che, in questi tempi di strategia della tensione Hillariana, “non fa molto in”.
Quello che dici Chiara é vero, purtroppo, ma non solo per quella categoria di persone, ma per molte altre, guarda a come é ridotta l’università in Italia, stessi metodi e sistemi, oppure come si svolgono (o meglio si svolgevano) i concorsi nelle orchestre italiane, si entrava se si aveva il prete rosso o nero che ti raccomandava, o se avevi santi in paradiso, sindacati già radicati nelle orchestre che proteggevano figli o persone della famiglia, oppure entravano piu facilmente donne che la davano a questo o quello nelle commissioni,
Insomma, ora la cultura é azzerata e i concorsi non li fanno neppure piu’, forse non é poi neppure cosi male!
Ma l’Europa é avviata verso un declino pesante e inesorabile, quelli della nostra generazione avranno una fine esistenza in un mondo che non sarà piu lo stesso, fatto di povertà estrema e senza piu’ alcuna speranza o certezza.
Gianfranco, se abbiamo una classe politica di infima levatura, a destra come a sinistra, lo dobbiamo anche ad una legge elettorale vergognosa che ha messo tutto in mano ai capibastone di partito ed ha tolto ai cittadini ogni possibilità di scelta, e dunque anche selezione, dei candidati.
Il programma di Nuzzi ha documentato con testimonianze dirette e facendo nomi e cognomi lo scandaloso commercio su cui poggia il nostro Parlamento.
Se non si fa pultio, ma pulito vero, cacciando fuori a pedate questi malfattori di ogni colore, e non si riparte dotandoci di strumenti democratici efficaci che ci permettano una selezione accurata di una nuova classe politica, qualunque progetto di riforma e’ destinato a rimanere lettera morta.
W l’America! SI’ al maggioritario VERO all’americana e già che ci siamo copiamo pure il sistema FISCALE, mi risulta infatti che sia praticamente impossibile evaderle!