Diciamola tutta: l’incremento, previsto dell’emendamento del governo alla manovra, della percentuale di utili sottoposti a tassazione non e’ di per se uno scandalo. Le reazioni del movimento cooperativo contro quella che sembra essere talvolta una campagna contro il concetto stesso di cooperazione hanno esse pure buone ragioni.
Il fatto e’, come tutti possiamo vedere ogni giorno, che ci sono cooperative e cooperative. Molte mantengono caratteristiche tali da giustificare un trattamento privilegiato da parte del fisco. Insomma, non si sono allontanate troppo dalla originaria concezione mutualistica e solidaristica.
Altre sono ormai societa’ di capitale e niente piu’. Difendere i privilegi fiscali affermando che gli utili vengono reinvestiti, non appare la migliore delle difese possibili.
Le Societa’ cooperative che gestiscono catene di ipermercati, banche, assicurazioni, giganti delle costruzioni, sono in tutto e per tutto societa’di capitali. Sono gli investimenti, i capitali che contano e determinano le scelte. E lavoratori dipendenti, non soci che le realizzano. Che abbiano un trattamento fiscale di riguardo non sempre e’ giusto e comprensibile. Anzi, sempre piu’spesso appare un anacronistico privilegio. Che diventa insopportabile se si aggiungono i “riguardi” da parte del potere politico di riferimento. Solo per fare un esempio: a Firenze, tra le tante polemiche che accompagnano la realizzazione della Tramvia, ce n’è una che riguarda il tracciato e la fermata davanti ad un ipercoop lasciando mentre un grande ospedale viene ignorato.
Sarebbe bene che di questi aspetti si discutesse con serenita’. Per non buttare via il bambino assieme all’acqua sporca.
MANOVRA: COOP DI NOME E COOP DI FATTO
Molte mantengono caratteristiche tali da giustificare un trattamento privilegiato da parte del fisco. Altre sono ormai societa’ di capitale e niente piu’.

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