Si è aperta una grande discussione sulle dichiarazioni di Marcello Dell’Utri, amico personale di Silvio Berlusconi e co-fondatore di Forza Italia, dopo che la Corte di Appello di Palermo lo ha condannato a 7 anni di reclusione per “concorso esterno in associazione di tipo mafioso”, secondo quanto previsto dall’art. 416-bis del codice penale.
L’uomo è tosto, di quelli che non le manda a dire. E, oltre che essere un duro ha cultura.
Nell’occasione, in una affollata conferenza stampa tenuta a Milano immediatamente dopo la lettura della sentenza, e, successivamente nel programma televisivo “In mezz’ora”, ha ribadito ancora una volta tutta la sua ammirazione per Vittorio Mangano, lo stalliere della villa di Arcore condannato, prima della sua morte, per reati di mafia.
Mangano – secondo Dell’Utri – si sarebbe comportato da eroe perché, detenuto e malato, non avrebbe accettato il “baratto” che gli avrebbero proposto alcuni magistrati: uscire dal carcere in cambio di accuse contro Dell’Utri e Berlusconi.
Ovvi e scontati gli strepiti dei professionisti dell’indignazione a senso unico. Mangano “era un mafioso” e chiamarlo eroe è scandaloso.
Su questa prima parte del ragionamento non abbiamo niente da ridire. E’ ciò che manca, piuttosto, che scandalizza noi.
Cioè: sul “baratto” accuse in cambio di porta aperta alla cella, nessuno ha qualcosa da dire?
Diteci, almeno, che non ci credete, che è impossibile, che non avviene mai. Ma non sorvolate come se niente fosse.
Pier Luigi Battista, qualche giorno fa sul Corriere della Sera, ha ben descritto ciò che è diventata l’Italia: un Paese nel quale, in barba ad ogni principio di civiltà giuridica, si è tornati ad abusare della custodia cautelare, diventata non più uno strumento di giusto processo, ma metodo per “piegare” l’indagato. “ Di questi tempi – scrive Battista – il Tribunale del riesame di Firenze, motivando il rigetto di scarcerazione per Balducci e altri esponenti in vista della «cricca», ha deplorato addirittura «uno stile di vita antigiuridico degli indagati » nonché, testuale, «l’atteggiamento di totale chiusura all’ipotesi accusatoria». Se non si capisce male, la non aderenza degli indagati agli argomenti dell’«ipotesi accusatoria» costituirebbe un’aggravante, passibile di ulteriore sanzione carceraria (preventiva) che non si sarebbe manifestata se invece gli stessi indagati si fossero conformati alle ipotesi formulate dagli accusatori.”
Ma davvero è possibile non scandalizzarsi di tutto ciò?
MANGANO, DELL’UTRI, STALLE E CAVALLI
Mangano “era un mafioso” e chiamarlo eroe è scandaloso. Su questa prima parte del ragionamento non abbiamo niente da ridire. E’ ciò che manca, piuttosto, che scandalizza noi. Cioè: sul “baratto” accuse in cambio di porta aperta alla cella, nessuno ha qualcosa da dire?

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