Morti sospette attorno al sito di rifiuti più grande di Europa. Deve chiudere, ma nessuno sa ancora quale sarà l’alternativa.
Entro il 31 dicembre la discarica di Malagrotta dovrebbe chiudere. Bene, ma poi cosa succederà? Un sito alternativo ancora non è stato trovato, forse si aggiungerà un gassificatore per smaltire almeno una parte dei rifiuti. Comunque si andrebbe a costruire una discarica a pochi chilometri dall’altra, ancora e sempre in altri siti della Valle Galeria, in terreni sempre di proprietà di Manlio Cerroni, l’ottavo Re di Roma, quello della ‘monnezza’.
La storia è complessa, intrigante, gli interessi in gioco, legittimi e non, sono tanti. L’emergenza è reale, ma per il momento l’unica misura attuata è l’avvio dal 19 novembre 2012 della raccolta differenziata. Con il “Patto per Roma”, infatti, sono stati stanziati 127 milioni di euro per finanziare la raccolta differenziata nel Lazio, per il triennio 2012-2014 di cui 52,8 milioni per quella a Roma. “Con questo progetto pilota – dichiara il presidente di AMA – l’azienda municipalizza della capitale che gestisce la raccolta dei rifiuti – , Piergiorgio Benvenuti, contiamo di raggiungere entro la fine dell’anno il 30% di differenziata. L’obiettivo strategico definito dal Patto per Roma è il raggiungimento di una percentuale del 50% a fine 2014, quando avremo coinvolto un milione di romani con il porta a porta”.

Le tre “R”, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare, completamente disattese. Tre “R” che equivalgono però anche a: Rispetto per la legge; Ripristino della salute dei cittadini; Redistribuzione delle risorse e riduzione dei costi. Invece il Ministro Clini annuncia di poter ricorrere a “misure straordinarie non negoziabili con la Regione e le istituzioni locali, in linea con le direttive europee e le leggi nazionali, per la gestione del ciclo integrale dei rifiuti di Roma”, che si traduce in portare 1200 tonnellate di spazzatura a Rotterdam in Olanda per un costo di circa 50 milioni l’anno. Circa 15 in più di quanto si spende ora per conferirli in discarica.
“Ipotesi – precisa il Ministero – che potrà essere considerata solo dopo aver definito il sistema integrato di misure che dovrà essere adottato per allineare Roma agli standard europei, e solo dopo avere accertato la possibilità di utilizzare temporaneamente altri impianti disponibili in Italia”.
Il problema è che il pretrattamento dei rifiuti copre ancora meno del 75% del totale, ed espone l’Italia a una sanzione molto onerosa perché l’UE ha aperto da tempo una procedura di infrazione contro l’Italia perché nella discarica ci finiscono rifiuti non trattati.
Seconda questione cruciale è che a Valle Galeria l’inquinamento continua ad aumentare. Qui c’è un tasso di mortalità sempre più alto a causa dell’esposizione alle polveri sottili: +82% per malattie dell’apparato respiratorio per gli uomini; +47% per tumore del pancreas e +92% per quello della laringe per le donne. L’atto d’accusa – ricorda Atlantide Di Tommaso, segretario romano del PSI – è contenuto nello studio del 13 giugno 2012 della Regione Lazio e dell’ARPA, l’Agenzia di Protezione Ambientale. Dai controlli sulla qualità delle falde acquifere situate sotto Malagrotta risultano superati in maniera sistematica i limiti di legge per ferro, manganese, arsenico, nickel e solfati. Valori elevati anche per mercurio, benzene, piombo e cromo. Ma i pericoli non arrivano solo dalla discarica. A Malagrotta, in un’area di pochi chilometri quadrati, ci sono anche depositi di carburanti, una raffineria, un impianto per lo smaltimento di rifiuti ospedalieri e farmaci scaduti, e alcune cave.
Non c’è da stupirsi dunque se il ‘Comitato Malagrotta’ ha lanciato l’allarme: “Il gassificatore va fermato. Va rivisto tutto l’assetto dell’organizzazione del trattamento dei rifiuti e va ripristinata sul territorio, inquinato da una miriade di attività, quella vivibilità che è stata finora impedita ai cittadini”. Tuttavia, è del 2006 l’annuncio dato dagli assessori Nieri e Bonelli di uno stanziamento di dodici milioni di euro in 3 anni per interventi di risanamento ambientale e per la riqualificazione di aree quali Massimina, Malagrotta, Pisana, Santa Cecilia, Piana del Sole, “tutte zone della città dove sono concentrate raffinerie, discariche e cave”. Ma, piuttosto, che fine fa il fiume di soldi che si genera attorno alla discarica di Malagrotta? Quanto ci costano i morti, i malati, gli avvelenati da acque e terreni inquinati? E soprattutto che succederà dopo Malagrotta?
Gerardo Ferrante, presidente del Comitato Pisana 64, ammazzato il 3 novembre 2008 da tumore poco prima di morire, partecipò all’incontro che aveva fortemente voluto con il prefetto di Roma Mosca. Il prefetto si era impegnato con lui a convocare un tavolo tecnico, con la partecipazione dei comitati e Ferrante lo definì “un prefetto eccezionale, unico”. Forse, come segno del destino, lo stesso giorno del suo decesso, il giudice dott. Francesco Patrone ha condannato a un anno di carcere, 15 mila euro di multa, risdarcimento dei danni e spese processuali, per “mala gestio” della discarica, l’amministratore unico, ing. Francesco Rando. L’avv. Francesca Romana Fragale, presidente dell’associazione “Futuro sostenibile” e portavoce dei parenti delle vittime, in quell’occasione dichiarò: “È stato il trionfo della legalità e una pietra miliare nella tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Dedico questa vittoria all’amico Gerardo Ferrante, deceduto questa mattina”.
Ma ci sono altre morti sospette. Almeno tre vittime di neoplasie fulminanti tra il 2008 e il 2010 sembrano legate alla discarica. Enrico Frustalupi, capocantiere presso il gassificatore di Malagrotta; Alberto Lilli, all’epoca presidente del Comitato dei cittadini Malagrotta, e Antonio D’Alessio, altri due abitanti di Valle Galeria. È stata aperta un’inchiesta, allargata anche alle persone ancora vive, ma malate di cancro, con disturbi disfunzionali alla tiroide, problemi cardiocircolatori e respiratori, tutte patologie sospettate di essere legate alla discarica.
Le indagini sono in corso e anche l’Europa ora vuole vederci chiaro.

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