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Breve storia dell’Apocalisse mancata

Se è davvero necessario citare i Maya e la fine del mondo, si sia almeno consapevoli di non essere né originali, né divertenti, né intelligenti.

di Massimo Pittarello | 23 Dicembre 2012

A quanto pare dalla Storia sono in pochi ad imparare. Se è davvero necessario citare i Maya e la fine del mondo, si sia almeno consapevoli di non essere né originali, né divertenti, né intelligenti. Ad inaugurare la litania dell’Armageddon fu la Genesi – quindi, secondo la dottrina, proprio Dio in persona– dicendo che il un’inondazione finale ci avrebbe travolti insieme ai nostri peccati. Stessa sorte fu prevista nell’ambientazione sumerica narrata nell’Epopea di Gilgamesh. Confucio, non senza un filo di presunzione, giurò che il mondo si sarebbe disgregato prima della sua morte.

Dal Medio Oriente si passò poi a profetizzare l’Apocalisse anche nella “Città Eterna” (touché), così apostrofata nonostante il suo fondatore, Romolo, proprio nell’anno della creazione di Roma (753 a.C.), sognò che la Città sarebbe andata distrutta nel 600 a.C. Altre profezie romane fissarono nel 634 e nel 389 a.C gli anni della distruzione del mondo. Poi il funzionario cristiano Sesto Giulio Africano nella sua Chronographie (221 d.C) scrisse che la fine del tempo sarebbe giunta nel 500, allo scoccare dei presunti 6000 anni dalla Creazione. Alla smentita dei fatti si ripiegò sull’800, attraverso un calcolo alternativo.

La natura non conta né in base 10, né in base 12; la natura c’era prima e ci sarà dopo il genere umano. Anzi, la natura se ne infischia proprio del genere umano, dei suoi calcoli e delle sue intellighenzie. “Ma ora che ei sono tutti spariti, la terra non sente che le manchi nulla, e i fiumi non sono stanchi di correre, e il mare, ancorché non abbia più da servire alla navigazione e al traffico, non si vede che si rasciughi”.

Saltando la metafisica stoica (per cui il mondo avrebbe attraversato cicli di distruzione e rinascita nel fuoco palingenetico) e quelle degli zoroastriani in Persia, prendiamo in considerazione solo le religioni e le culture più diffuse. Nei Vangeli apocrifi è scritto che dopo la notte di San Silvestro del 999 d.C non ci sarebbe stata l’alba, ma si sarebbe manifestata la seconda venuta di Cristo.

Senza citare le profezie di Ilario di Poitiers, Gregorio di Tours e del monaco Adsone di Montier-ed-Der e tutte le altre eresie medioevali (ché il Medioevo era oscuro e tetro….), si arriva alla Riforma, che riforma qualche sistema di potere, ma non l’apocalittica predizione teologica e astrale: per Martin Lutero il mondo non riformato sarebbe finito entro il 1600. Tommaso Campanella calcolò che nel 1603 Sole e Terra si sarebbero scontrati.

Ma il gusto della profezia apocalittica non appartiene solo a religioni e culture ultracentenarie. Anche le giovani fedi non sono da meno: nel 1830 Joseph Smith, fondatore della Chiesa Mormone (quella a cui aderisce Mitt Romney, ex sfidante di Obama), guida i suoi fedeli verso un logo dove sarebbe stato possibile salvare le anime, in attesa della fine del mondo, prevista per il 1891. Charles Taze Russell, fondatore della comunità che poi darà origine ai Testimoni di Geova disse che l’Armageddon ci sarebbe stato nel 1914. Una volta passato, fissò la data nel 1918, e poi nel 1925. Infine, magari avendo capito che le profezie a breve scadenza non sono proprio convenienti, i Testimoni di Geova ci riprovarono con il 1975. Il 2000 è l’anno del Millennium Bug, ossia una falla che se non prontamente sistemata avrebbe portato la tecnologia agli inizi del 1900…

Ecco, delle due l’una. O i Maya padroneggiavano l’assoluta, unica e fedele cultura depositaria della verità, oppure, in quanto cultura come tutte le altre, solo un’altra e ulteriore panzana sesquipedale a cui la nostra ignoranza si avvinghia, nell”illusione che l’uomo abbia anche solo in potenza la possibilità di comprendere veramente ciò che lo circonda. Buona fine del mondo e buona Immacolata Concezione.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, chiesa, giovani, mare, mitt romney, mondo, natura, obama, rinascita, roma

Info Massimo Pittarello

Giornalista, ostaggio di @ecisnetto, incursore ad @affariitaliani, cecchino di @publicpolicy  #gingerproblems [da Twitter]

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