Il “mal comune” europeo , cioè la recessione, non vale un il proverbiale “mezzo gaudio” ma un male peggiore: la recessione condivisa, che rischia di diventare cronica e globale.
“Mal comune mezzo gaudio” si eran detti a caldo gli improvvidi commentatori alle prime notizie della frenata economica di Germania e Francia.
In questo caso il “mal comune” europeo , cioè la recessione, non vale un il proverbiale “mezzo gaudio” ma un male peggiore: la recessione condivisa, che rischia di diventare cronica e globale.
La sorpresa d’agosto, che per gli analisti attenti, tanto sorpresa non era, sta nella decrescita tedesca a meno 0,2 che va a coincidere con il blocco della crescita francese. Germania, Francia e Italia fanno la fetta di gran lunga più grossa di tutta l’economia dell’Unione europea e più della metà del prodotto di eurozona. Insomma le locomotive d’Europa non possono permettersi il lusso di frenare senza coinvolgere tutta l’Europa.
Certo, come ha ricordato anche il presidente Renzi, i fondamentali dell’economia tedesca non sono paragonabili a quelli italiani per volume, massa e poi per la semplice ma determinante differenza che noi abbiamo un debito pubblico stratosferico (che si mangia il pil) e loro i tedeschi no. Ma il fatto che il cuore economico dell’Europa soffra insieme di recessione è una crisi nella crisi che può dare rischi ma anche opportunità. Come sempre una crisi mostra due strade: svoltare per il peggio, ma anche recuperare qualcosa per il meglio. Il peggio sarebbe pensare che è un rimbalzo o una fase contingente e che nel prossimo trimestre tutto cambierà col rischio di frenare importazioni e commerci, domanda interna e domanda estera oltre il punto di reazione. Non sfuggirà che un mercato frenato anche in Germania può avere contraccolpi anche sulle nostre esportazioni dalle macchine alle tecnologie, dal formaggio al vino. Il mercato franco-tedesco è troppo importante per l’intero traffico commerciale europeo per non immaginare che già da settembre o già da domani il vertice di Bruxelles deve fare qualcosa. E questo qualcosa viene già da Parigi.
Lo “zero” di crescita che ha spaventato i francesi potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso dalla politica tutto “rigore e conti stretti” alla politica della matematica elastica, del tre per cento da contestualizzare, del patto che deve essere stabile ma nella vita dell’economia non nella sua morte. In questa che è più di una fessura, con le paure francesi di entrare in un periodo di stagnazione calcolato anche il debito pubblico, in questa fessura, dicevamo, Renzi può avere buon agio nel consiglio europeo di fine agosto per rilanciare la linea centrale anche della politica europea di cui guida il semestre: cambiamo verso all’Europa perché come avete visto così vengon giù anche le locomotive. Anche perché mentre frenavano Germania e Francia, ecco che Spagna e Portogallo hanno riprendevano. Ricette da copiare e riforme da fare davvero. Prima di far deragliare tutto il treno sarà bene ricalcolare parametri e rapporti e capire, al di là del mito 3%,come davvero cambia l’economia del mondo. E guidarla, non soffrirla.

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