Tra ottobre e gennaio dal caos della lotteria elettorale disco verde ai nuovi enti voluti dalla Riforma 2.0 del sindaco-premier.
Sindaci metropolitani e presidenti delle “nuove” province e rispettivi consigli una lotteria di numeri sulla durata del mandato, dei sistemi di voto, di competenze, funzioni, risorse finanziarie e di personale. Un vero rebus la legge 56 dell’aprile 2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”. Nelle settimane scorse ci siamo occupati insistentemente sul caos generato dalla legge sulle province “minori” ovvero le vecchie amministrazioni provinciali di circa un centinaio di capoluoghi italiani che non sono saliti al rango di città metropolitane privilegio riservato dalla riforma che recepiva un vecchissimo articolo della legge 142/90 che definiva alcuni capoluoghi di regione come Milano, Torino, Venezia, Genova, Firenze, Bologna, Bari, Napoli e Reggio Calabria allo status di “Area metropolitana”. In tempi di crisi, recessione, stagnazione e ora anche di possibile deflazione e di necessità di moralizzazione della spesa pubblica e di cancellazione di spese d’oro per i generosi stipendi dei politici abbiamo visto negli scorsi numeri di Pensalibero le nefaste ricadute che la legge di riforma numero 56 produrrà sulle vecchie amministrazioni provinciali senza peraltro produrre alcun risparmio significativo sulle spese della politica e sulla necessaria cura dimagrante che da mesi su queste colonne auspichiamo per la burocrazia italiana. Ma per completezza di informazione dopo aver valutato “orizzontalmente” la riforma e suoi giochetti da “Prima Repubblica” sulla scelta dei nuovi presidenti (come esempio abbiamo portato a luglio il caso della Provincia di Lodi laddove l’attuale vicesegretario nazionale del PD Lorenzo Guerini è stato per 2 volte presidente della provincia e per quasi due mandati sindaco della città) ora si rende necessario scendere nel “verticale” e spiegare ai lettori le differenze di status e di sistemi elettivi della città metropolitana e della provincia. Ebbene cominciamo dalle grandi città che dal prossimo mese di gennaio con un tocco di anglo/francesismo non avranno più il presidente della provincia ma si troveranno il “super poterizzato Sindaco metropolitano” . E chi sarà questo nuovo super eroe? Ovviamente il sindaco del capoluogo che di diritto come contrapposizione al presidente della Regione oggi chiamato col termine molto più “cool” (siamo tutti un pochetto americani….) Governatore, reggerà le sorti del nuovo ente per cinque anni. Cinque anni senza che nessuno lo abbia eletto, se non i suoi cittadini entro le mura dell’urbe. Ad esempio a Milano gli abitanti di San Donato Milanese, Cologno Monzese, Sesto San Giovanni, Rozzano e Segrate si troveranno loro malgrado il sindaco del capoluogo Giuliano Pisapia a decidere per loro se le auto si debbano fermare perché sotto la Madonnina le polveri sottili hanno superato il livello di guardia con buona pace per gli abitanti di questi centri abitati da 40 mila abitanti l’uno urbanizzate con le giuste proporzioni tra costruito, aree verdi e campagne abbiano valori di inquinamento molto più bassi della città come verificato dalla centraline presenti nell’hinterland milanese. E non si venga a dire che chi lavora in città viene da fuori, la presenza delle realtà industriali nel milanese non sono certo all’interno della Darsena dei Navigli, in Brera o in piazza del Duomo…. Ma torniamo al sistema di voto. Oltre il sindaco metropolitano sono organi il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana. In pratica la riforma ha “cambiato tutto”. Prima avevamo presidente della Provincia, Giunta e poi il Consiglio provinciale, oggi invece sindaco metropolitano, consiglio metropolitano, conferenza metropolitana. Tocca all’attento lettore trovare la differenza… A parte la battuta sappiamo che con il sistema del voto ponderale i comuni grandi e piccoli eleggeranno rispettivamente i sindaci nel consiglio metropolitano e i consiglieri comunali i loro rappresentanti nella conferenza per un mandato quinquennale. Bontà della legge è previsto che il sindaco metropolitano, nomini un suo vicesindaco tra i consiglieri metropolitani che lo possa sostituire in caso di decesso, dimissioni o decadenza dalla carica di sindaco della città in cui è stato eletto. E per non cambiare nulla potrà anche assegnare delle deleghe agli altri consiglieri metropolitani che diventeranno così a tutti gli effetti i vecchi assessori provinciali. Ma per confondere di più le idee la legge ha dato possibilità agli statuti metropolitani di arrivare all’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano. Ma con questa “cuccagna elettorale” quale sarà la città metropolitana così “fessa” politicamente che ridarà questo potere in mano ai cittadini in cabina elettorale?. Buffissima se non paradossale invece la situazione nelle “sfigate” province ridimensionate dalla legge. Li si elegge solo il presidente e il consiglio provinciale. Il presidente sarà un sindaco che potrà rimanere in carica per 4 anni e sarà eleggibile se nel suo comune avrà a disposizione almeno ancora 18 mesi di mandato. Mentre i consiglieri provinciali saranno scelti tra i consiglieri comunali di tutti comuni del territorio e resteranno in carica per soli due anni. Anche qui la possibilità di nomina di un vicepresidente e di deleghe ai consiglieri. Ci siamo dimenticati di qualcuno? Assolutamente no, in questa prima tornata elettorale di settembre e ottobre, sono eleggibili anche gli ex presidenti, ex assessori ed ex consiglieri provinciali….Non si lascia indietro proprio nessuno!
Cesare Mannucci

Che dire caro Massimo e caro Presidente uscente del Consiglio provinciale di Lodi? Almeno gli ex Asessori ce li siamo risparmiati visto che nei comuni sopra i 15 mila abitanti e nelle amministrazioni provinciali erano incompatibili con il ruolo di consigliere comunale e provinciale. L’ottanta per cento di essi non si scomodava nemmeno per l’elezione alla carica di consigliere e aspettavano solo la “chiamata” del sindaco e del presidenti per l’agognata poltrona d’Assessore. Risultando loro gli “eletti” e non quegli sfigati e peones di consiglieri che si affannavano invece in campagna elettorale a cercar voti per se e per i candidati sindaci e presidenti e per un posticino al sole in consiglio. Per quasi vent’anni con quel sistema abbiamo avuto nelle giunte orde di “paracadutati” e schiere ristrette di “cerchi magici” dei potenti di turno che con uno schiocco di dita li facevano “sedere alla destra del Padre”. Grazie per la sottolineautura. Questa credo che sia una delle poche cose buone e giuste della Riforma.
Un abbraccio
Cesare
A dire il vero c’è un categoria di “sfigati” più “sfigati” degli altri: gli ex assessori provinciali, in quanto a suo tempo non eletti ma nominati, non potranno essere candidati per le elezioni provinciali.
Può sembrare una cosa banale, ma ci sono intere schiere di ex potenti (si fa per dire) che, in questo periodo di vacche (politiche) magre, sarebbero pronti ad uccidere la mamma (del collega) pur di avere uno straccio di posto nelle pur morenti province.
Tutto cambia e niente cambia.
Men che meno la classe politica.
Cordialmente.
Massimo Codari