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Majorino riscrive la storia

La sentenza che ha assolto dirigenti e funzionari coinvolti nel procedimento sull’urbanistica milanese ha certamente un valore giuridico rilevante. Stabilisce che non vi furono condotte penalmente rilevanti e riconosce la buona fede di chi ha operato all’interno dell’amministrazione comunale. Ma trasformare una sentenza in una assoluzione politica di un intero modello di governo della città è un’operazione che rischia di riscrivere la storia recente di Milano. È quanto sembra fare Pierfrancesco Majorino, che nelle sue dichiarazioni successive al pronunciamento del Tribunale sposta completamente il dibattito dalle responsabilità politiche del centrosinistra verso una generica critica ai fondi immobiliari e agli investitori. Una narrazione che, però, dimentica un elemento fondamentale: le scelte urbanistiche che hanno caratterizzato Milano negli ultimi quindici anni sono state elaborate, approvate e difese proprio dalle amministrazioni di centrosinistra di cui Majorino è stato protagonista.

di Luca Rampazzo | 18 Giugno 2026

La sentenza che ha assolto dirigenti e funzionari coinvolti nel procedimento sull’urbanistica milanese ha certamente un valore giuridico rilevante. Stabilisce che non vi furono condotte penalmente rilevanti e riconosce la buona fede di chi ha operato all’interno dell’amministrazione comunale. Ma trasformare una sentenza in una assoluzione politica di un intero modello di governo della città è un’operazione che rischia di riscrivere la storia recente di Milano.

È quanto sembra fare Pierfrancesco Majorino, che nelle sue dichiarazioni successive al pronunciamento del Tribunale sposta completamente il dibattito dalle responsabilità politiche del centrosinistra verso una generica critica ai fondi immobiliari e agli investitori. Una narrazione che, però, dimentica un elemento fondamentale: le scelte urbanistiche che hanno caratterizzato Milano negli ultimi quindici anni sono state elaborate, approvate e difese proprio dalle amministrazioni di centrosinistra di cui Majorino è stato protagonista.

Sostenere oggi che il vero problema siano esclusivamente gli operatori immobiliari significa ignorare che il quadro regolatorio, le procedure amministrative e le politiche urbanistiche sono state definite dalla politica. Se Milano è diventata una città sempre più inaccessibile per il ceto medio, ciò non è avvenuto per una misteriosa forza autonoma del mercato, ma anche per decisioni pubbliche che hanno prodotto effetti concreti sul costo delle abitazioni e sull’offerta disponibile.

Particolarmente sorprendente è il tentativo di separare completamente la sentenza dal dibattito sul modello di sviluppo urbano. Per anni, infatti, il centrosinistra ha sostenuto regole e interpretazioni che hanno contribuito a creare un clima di incertezza normativa culminato nella paralisi urbanistica degli ultimi mesi. Una paralisi che ha avuto conseguenze immediate sul mercato: cantieri bloccati, investimenti congelati, riduzione dell’offerta di nuovi alloggi e ulteriore pressione sui prezzi già elevatissimi del settore residenziale.

È difficile sostenere che l’esplosione dei costi della casa a Milano sia scollegata da questo contesto. Quando l’offerta si riduce mentre la domanda rimane elevata, i prezzi inevitabilmente aumentano. È una dinamica economica elementare che nessuna retorica contro gli “immobiliaristi” può cancellare.

Majorino afferma che il problema di Milano non sono le inchieste ma il costo della casa. Su questo ha ragione. Tuttavia omette di ricordare che proprio le amministrazioni di cui lui stesso ha fatto parte hanno contribuito a creare le condizioni che hanno reso Milano una delle città più costose d’Europa per acquistare o affittare un’abitazione. Non basta denunciare oggi le disuguaglianze abitative senza fare un bilancio critico delle politiche adottate negli anni passati.

Anche il riferimento all’aumento degli oneri di urbanizzazione appare contraddittorio. Maggiori oneri significano maggiori costi per chi costruisce. E maggiori costi di costruzione finiscono inevitabilmente per riflettersi sul prezzo finale degli immobili. Se l’obiettivo dichiarato è rendere Milano più accessibile, occorre spiegare come un ulteriore aggravio burocratico ed economico per gli interventi edilizi possa contribuire a ridurre il costo delle abitazioni.

La sentenza non cancella le responsabilità politiche. Stabilisce semplicemente che non vi sono responsabilità penali. Sono due piani distinti che non dovrebbero essere confusi. Il fatto che funzionari e amministratori abbiano agito in buona fede non significa automaticamente che le scelte politiche compiute siano state efficaci o che abbiano prodotto risultati positivi per la città.

Per questo sorprende il tentativo di utilizzare il pronunciamento del Tribunale come punto di partenza per una sorta di amnistia politica collettiva del centrosinistra milanese. La vera discussione che Milano dovrà affrontare da qui alle elezioni del 2027 riguarda infatti una domanda molto semplice: le politiche urbanistiche degli ultimi anni hanno reso la città più accessibile, più inclusiva e più sostenibile oppure hanno contribuito ad alimentare una crisi abitativa senza precedenti?

Prima di accusare il mercato, i fondi o gli investitori, chi ha governato Milano per oltre un decennio dovrebbe forse rispondere a questa domanda. Perché una sentenza può assolvere dalle accuse penali, ma non può cancellare gli effetti delle scelte politiche. E nemmeno riscrivere la storia.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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