Maidan a differenza di Tienanmen, ha sviluppi strategici e politici di livello internazionale. A Pechino non seguì tutto questo. Al massacro, ha fatto seguito il silenzio.

Ancor oggi la Cina resta un paese non democratico: una tirannia comunista con un motore imprenditoriale capitalista, chiuso ancor più di un tempo. Misteriosa protetta dalla grande muraglia dell’omertà simboleggiata da quella materiale che costeggia tutto il confine nord occidentale e divide dal resto del mondo.
Poco meno di venticinque anni più tardi in Ucraina avviene una nuova protesta di piazza per chiedere, né più né meno le medesime cose.
Maidan cresce al ritmo del gelo, attraverso tutto l’inverno ucraino. La protesta vede ancora in piazza migliaia di donne ed uomini di tutte le età, stanziare e vivere per ottenere quelle condizioni necessarie alla loro dignità.
Esistono molte affinità, dunque, tra le due proteste di piazza. Ci sono, però, differenze enormi sul successo di questi due eventi.
Il primo non ha scosso che qualche pacifista a senso unico, lasciando la Cina, un paese dispotico di regime. Per la tragedia di Piazza Tienanmen, il mondo ha potuto far poco.
Diverso è il discorso per Maidan. L’Ucraina ha cacciato il suo presidente. Con sacrifici e sangue Maidan ha respinto i cecchini russi e quelli di Yanukovich, che freddavano ragazzi e ragazze, sparando dai tetti, o dietro gli angoli, nascosti mirando ad ucciderli.
Maidan ha provocato la democrazia e nuove libere elezioni, ma anche l’occupazione subdola della Russia in Crimea. Un’invasione, dunque, esterna sull’autodeterminazione del popolo ucraino.
Non solo: Maidan a differenza di Tienanmen, ha sviluppi strategici e politici di livello internazionale. L’Europa e gli USA hanno dato il loro pieno e giusto sostegno al sacrificio e alla determinata volontà degli ucraini, che in milioni hanno difeso la libertà, scendendo nella piazza di Kiev.
A Pechino non seguì tutto questo. Al massacro, ha fatto seguito il silenzio. La Cina ha chinato il capo al giogo della dittatura, senza che il popolo si ribellasse ad oltranza.
Maidan è un evento immenso che improvviso è esploso incontrollato e sottovalutato. Ha invece, una portata morale e politica universale, che ha coinvolto il mondo e forse costruito un nuovo fronte chiarendo bene al quale opporsi.

Sì, erano stati gli angeli dal cielo per punire i manifestati. Si chiamano Berkut e Tituski. Lei ha, per così dire, una visione romantica della Russia. Nostalgico di Stalin? Putin, rappresenta l’implosione di quel mondo, affato libero e democratico, con alle spalle orrori mai visti. l’invasore è la Russia e non l’Ucraina, che vuole essere libera e democratica come ha dimostrato il voto delle ultime elezioni. O forse lei cela nel suo commento il desiderio di dittatura? Lei si confonde mi creda.
Senza cordialità
Quando ho letto il suo articolo, ho pensato che fosse del febbraio o del marzo del 2014. Leggendo che è del 22 giugno sono trasecolato.
Si informi signor Martelloni:
le intercettazioni telefoniche tra il capo della diplomazia estone Urmas Paet e l’alto inviato dell’Unione Europea per gli Affari Esteri Catherine Ashton già a marzo e poi le indagini balistiche hanno dimostrato che a sparare NON erano né i “cecchini russi” né la polizia ucraina.
Ciò che è successo e sta succedendo in ucraina è una pulizia etnica mediante il massacro di popolazioni russofone che devono sloggiare da terre che sono state affittate per lo sfruttamento del gas di scisto a multinazionali americane.
La cosa curiosa è che la firma risale all’epoca di Yanukovic e che la Russia, non va oltre che alimentare con un rigagnolo di rifornimenti la milizia del Donbas.
Sembra quasi che sia una manfrina organizzata apposta per sgomberare delle popolazioni da una zona dove sono d’impaccio allo sfruttamento energetico.
Perché è chiaro che se gli USA si arrogarono il diritto di imporre una no fly zone sul Curdistan e Inglesi e Francesi sulla Libia, la Russia avrebbe tutti i diritti per fare la stessa cosa sul sud est della Ucraina a tutela dei milioni di connazionali che ci vivono e che sono un pericolo. Come è chiaro che se si impegnasse veramente in duo ore l’Armata sarebbe a Kiev e la vacanza delle squadracce dei fascisti di pravi sector e degli oligarchi che li pagano, sarebbe finita in quattro e quattro otto tra ali festanti di popolo liberato, finalmente, dal terrore che dilaga in Ucraina dove, tra l’altro, le condizioni economiche stanno peggiorando con la velocità della luce.
In conclusione, in gioco non c’è chissà quale battaglia di civiltà. In gioco c’è molto meno o molto di più: c’è denaro e potere. Il resto è una malinconica retorica sentimentale di un mondo che non esiste più se mai è esistito.
Cordialità,
Ugo Lenzi