Di nuovo un governo tecnico? Nel marasma permanente della politica italiana si riaffaccia lo stratagemma utile ogni volta che si vogliono truccare le carte della partita.
Ovviamente i governi tecnici non esistono. I governi affrontano i problemi del Paese: perciò governano: punto e basta.
Questa volta la truffa è abbastanza scoperta: nessuno, infatti, è capace di indicare i partiti che dovrebbero sostenere il governo tecnico. I principali puntelli, in attesa di sapere se l’ipotesi è concretizzabile, si punzecchiano nell’eterno, vuoto e inutile chicchiericcio della politica nostrana: Casini contro Di Pietro, Di Pietro contro Fini e, nel PD, una metà contro l’altra.
E’ segno che le grandi manovre sono in corso. Ci stanno lavorando D’Alema scopertamente e molti altri in segreto: i soliti beneficiari di ogni cambio di stagione ( dai grandi faccendieri della finanza e dell’industria, ai piccoli politici in attesa di trovare o rinverdire la loro stagione).
Ancora più evidente l’imbroglio è perché risulta chiaro che la molla che fa scattare il desiderio di un siffatto governo tecnico non è la voglia di mettere ordine nei conti dello Stato ma quella di regolare i conti interni ai partiti.
Il governo “tecnico” è nei desideri di Fini perché lo aiuterebbe nel duello mortale con Berlusconi. E tenta una parte del PD. Quella impegnata a resistere agli attacchi di chi si è stufato di un gruppo dirigente sempre uguale, salvo lo scambio delle parti in commedia, e vorrebbe addirittura “rottamare” i vertici del partito. Riportare il PD al governo, sia pure “tecnico” sarebbe, per la dirigenza del PD, il modo di trovare una sorta di elisir dell’eterna giovinezza.
L’imbroglio è palese. Ma evidenti sono anche le difficoltà di una situazione insostenibile.
Per uscirne non basta una nuova legge elettorale. Occorrono anche protagonisti nuovi e diversi da coloro che menano la danza da quasi venti anni.
n. c.

Lascia un commento