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Mafia Appalti: una storia italiana

Di Giovanni Falcone si ricorda spesso l’espressione “follow the money” , e a tal  proposito resta il rammarico che una parte di questa sua intuizione investigativa si sia arenata. Molti risultati sono stati ottenuti in merito al riciclaggio dei profitti illeciti della mafia per il  traffico di armi, droga, estorsioni e altri gravissimi reati. 

di Marco Mayer | 13 Novembre 2023

Una recentissima operazione di polizia coordinata tra Palermo e New York

https://www.justice.gov/usao-edny/pr/ten-members-and-associates-gambino-crime-family-arrested-coordinated-us-italian

ha riportato alla memoria la grande inchiesta sulla Pizza Connection condotta da Giovanni Falcone, la cui rilevanza é stata ricordata nel 2022 dall’ex Capo del FBI Louis Freeh 

Io, Falcone e la mafia. Parla l’ex capo dell’Fbi Louis Freeh – Formiche.net

Riflettere attentamente sull’esperienze del passato offre  spunti preziosi per elaborare – innanzitutto sul piano politico – una strategia di medio e lungo periodo.  

Di Giovanni Falcone si ricorda spesso l’espressione “follow the money”  

https://www.fbi.gov/news/stories/remembering-giovanni-falcone

, e a tal  proposito resta il rammarico che una parte di questa sua intuizione investigativa si sia arenata. 

Molti risultati sono stati ottenuti in merito al riciclaggio dei profitti illeciti della mafia per il  traffico di armi, droga, estorsioni e altri gravissimi reati. 

Per una serie di circostanze concomitanti non é stato possibile raggiungere risultati investigativi altrettanto efficaci  nel perseguire il metodo Falcone  “follow  the  money” quando  si trattava di finanziamenti pubblici,   soprattutto in materia di appalti e pubbliche forniture.  

Alla  domanda “how did  the mafia manage to benefiting from public expenditure?” (come la criminalità organizzata siciliana ha lucrato (e lucra)  sui finanziamenti pubblici) si é risposto raggiungendo alcuni risultati investigativi importanti, ma solo parziali. 

Sono passati ben 35 anni dalla prima inchiesta su mafia/appalti nel comune di Baucina in provincia di Palermo. 

Per inquadrare adeguatamente il contesto ambientale di 

quella indagine è  sufficiente citare le parole di Pierluigi Vigna  – all’  epoca Procuratore Nazionale DNA –  in una celebre audizione alla Commissione Bicamerale Antimafia “tra il 1985 e il 1993 Cosa Nostra aveva il pieno controllo degli appalti pubblici in Sicilia”. 

Due notizie di questi giorni creano le condizioni per innescare un salto di qualità nella conoscenza storica del fenomeno mafioso in materia di appalti. 

E’ possibile, inoltre,  che i nuovi  approfondimenti offrano spunti per ottimizzare le azioni di prevenzione e contrasto rispetto ai grandi investimenti europei del PNRR nel territorio siciliano.

https://www.regione.sicilia.it/sites/default/files/2022-02/Protocollo%20di%20Intesa%20Regione%20%20Guardia%20di%20Finanza.pdf

La prima notizia è che la Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della conferma della assoluzione definitiva degli ufficiali del ROS https://www.carabinieri.it/chi-siamo/oggi/organizzazione/mobile-e-speciale/raggruppamento-operativo-speciale

coinvolti da più di dieci anni nel  procedimento giudiziario noto come “trattativa Stato-Mafia”  

La seconda notizia è che oggi esce in libreria il volume “la verità su Mafia e Appalti” https://www.mondadoristore.it/verita-sul-dossier-Giuseppe-De-Donno-Mario-Mori/eai978885669311/ scritto da due degli ufficiali dei carabinieri assolti in via definitiva, il Prefetto Mario Mori e il Colonnello Giuseppe De Donno. 

Il libro edito dal gruppo Mondadori sarà presentato  a Roma dal Professor Giuliano Amato, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, il prossimo 24 novembre alla presenza degli autori. 

Mario Mori e Giuseppe De Donno – Presentazione

Sulla “trattativa Stato/Mafia”  si è scritto di tutto e di più ……

Moltissimi organi di stampa, televisioni, social media e persino Wikipedia –  dando  per scontata la “trattativa Stato/Mafia” –  hanno avallato le gravissime accuse rivolte agli alti ufficiali del ROS che ho appena citato. 

Nell’ aprile di quest’anno la Cassazione ha sancito definitivamente che le cose erano andate in modo radicalmente diverso rispetto alla narrazione dominante e venerdì scorso sono state depositate le motivazioni (95 pagine)  della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di assoluzione.  https://www.giurisprudenzapenale.com/2023/11/10/trattativa-stato-mafia-depositate-le-motivazioni-della-sentenza-della-cassazione/

Le implicazioni giuridiche e investigative di questo lungo e sconcertante caso giudiziario sono di grande rilevanza e – a mio avviso –  dovrebbero essere materia di ricerca e didattica innanzitutto nelle scuole e nei dipartimenti di Giurisprudenza. 

Per quanto riguarda attiene, invece, all’ opinione pubblica sarebbe a mio avviso importante chiarire  due punti. 

Il primo è che  i tentativi di  interlocuzione della polizia giudiziaria con appartenenti ad organizzazioni criminali (nel caso in esame i contatti con l’ ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino) possono essere utili o inutili alle indagini, ma sono fisiologici.

 Il secondo è che gli  ufficiali di polizia giudiziaria dispongono di una loro specifica autonomia (penso in particolare alla gestione di fonti confidenziali ai sensi dall’ articolo 203 del codice di procedura penale).  https://formiche.net/2023/05/inchiesta-mori-trattativa-mayer/

La coincidenza temporale tra le motivazioni della  assoluzione definitiva di  Mori e di De Donno e la pubblicazione del loro libro crea l’opportunità di connettere la verità giudiziaria  e quanto emerge e soprattutto potrà emergere dalla  ricerca storica.  

L’ augurio è che l’interessante testimonianza  di Mori e De Donno non resti un fatto isolato, ma anche altri seguano il loro esempio al fine di ricostruire la storia degli appalti e delle forniture pubbliche in Sicilia e più in generale nel nostro paese. 

Dal libro la prima cosa che mi ha colpito é la disinvoltura con cui le imprese del nord si muovono in Sicilia. Da quanto emerge per  Cosa Nostra è relativamente facile negoziare accordi di spartizione con alcuni dei gruppi industriali nazionali oltre che con esponenti politici del territorio. 

Un filone di ricerca che suggerisco di esplorare sono  gli archivi storici delle aziende che non possono certo far mancare il loro prezioso apporto alle ricerche degli storici. 

Nel volume, inoltre, si conferma con una varietà di esempi  quanto Giovanni Falcone ha sosteneva relativamente al  condizionamento sistematico  – ex ante ed ex post – di Cosa Nostra negli  appalti pubblici siciliani. 

Concludo citando altre pagine del libro che mi hanno particolarmente colpito e che non conoscevo. 

Mi riferisco in particolare alle complesse relazioni tra le inchieste milanesi e quelle palermitane. Non c’é qui per approfondire alcuni eccessi di Tangentopoli (uso improprio della custodia cautelare), ma quello che non sapevo é che numerosi imprenditori erano disponibili a collaborare senza problemi con gli investigatori milanesi, ma quasi nessuno di questi era disposto (per il timore di perdere la vita) a fare lo stesso con gli ufficiali di polizia giudiziaria e con i magistrati operanti a Palermo e in Sicilia.   

Su questo aspetto il libro riprende alcune interessanti testimonianze di Antonio Di Pietro sui tentativi di ricomporre questa macroscopica discrepanza. 

L’indisponibilità degli imprenditori del nord a testimoniare le vicende correlate ai loro interessi in Sicilia non é la sola difficoltà per gli investigatori che si occupano di mafia appalti. I lettori del libro  potranno conoscere dalla  voce diretta degli autori i numerosi ostacoli che hanno incontrato sul loro cammino. 

Il volume, infine, solleva alcuni interrogativi a cui gli autori nella loro pur ampia ricognizione non sono stati in grado  di rispondere. Tra questi una merita, a mio avviso, una particolare attenzione da parte degli storici. 

Perché per non si é mai parlato  della testimonianze sulle difficoltà incontrate da Paolo Borsellino a Palermo e delle  relative audizioni al CSM-  organo di rilevanza costituzionale?   

Marco Mayer 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, autori, borsellino, commissione, commissione bicamerale, corte costituzionale, di pietro, espressione, giuliano amato, giurisprudenza, merito, notizia, opinione pubblica, organizzazioni, palermo, polizia, riciclaggio, roma, sicilia, storia italiana

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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